Relazione
dal Trattato che introduce la Costituzione europea
…Ogni cittadino ha il diritto di partecipare
alla vita democratica dell'Unione, le decisioni sono
prese nella maniera il più possibile aperta
e vicina al cittadino… (I - 46).
…Le istituzioni danno ai cittadini e alle associazioni
rappresentative, attraverso gli opportuni canali, la
possibilità di far conoscere e di scambiare
pubblicamente le loro opinioni in tutti i settori di
azione dell'Unione…le istituzioni mantengono
un dialogo aperto, trasparente e regolare con le associazioni
rappresentative e la società civile... (I -
51).
dalla Costituzione italiana
…Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo
le proprie possibilità e la propria scelta,
un’attività o una funzione che concorre
al progresso materiale o spirituale della società (art.
4).
…Stato, Regioni, Città metropolitane,
Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa
dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento
di attività di interesse generale, sulla base
del principio di sussidiarietà (art. 118)
I) PREMESSA
La riflessione che voglio sottoporre alla Vs. attenzione
riguarda il rapporto tra cittadinanza e sfera politica,
nella convinzione, talvolta scontata, che sia importante
mantenere vivo e vitale un collegamento più stretto
fra società civile e soggetti politici ‘tradizionali’/istituzioni.
Questa convinzione prende spunto, in primo luogo,
dall’attenzione che, per la mia professione,
rivolgo alle dinamiche in atto a livello europeo laddove
emerge forte la richiesta da parte della società di
nuove forme di governance. E’ una tendenza generale,
che si riflette nell’evoluzione istituzionale
in atto a livello nazionale ([1]) e locale ([2]), e
che si traduce in importanti processi di responsabilizzazione
delle autonomie territoriali (in primis i Comuni).
Per effetto di questi cambiamenti si pone, con urgenza
crescente, l’avvio di processi di ridefinizione
del ruolo delle autonomie istituzionali nella gestione
delle funzioni pubbliche ed il ripensamento delle dinamiche
concertative e di cooperazione tra pubblica amministrazione
e cittadini.
Tre importanti documenti riassumono la strategia europea
in tema di governance istituzionale e semplificazione
legislativa (Semplificare e migliorare l’ambiente
normativo, Promuovere una cultura di dialogo e di partecipazione,
Sistematizzare la valutazione d’impatto da parte
della Commissione) ([3]) e condividono la consapevolezza
che la promozione di nuove forme di governance e di
una corretta attività legislativa non sia compito
solo delle istituzioni comunitarie, ma sia una responsabilità condivisa
con i poteri pubblici di qualsivoglia livello, con
le imprese private, e l’insieme della società civile
organizzata. I principi della buona governace, ossia
apertura, partecipazione, responsabilità, efficacia
e coerenza corrispondono ad un esigenza oramai diffusa
e costituiscono il fondamento della democrazia e del
principio di legalità per qualsiasi livello
di governo: globale, europeo, nazionale, regionale
e locale ([4]). Di conseguenza la loro attuazione dovrebbe
trovare ampio seguito negli ordinamenti nazionali e
locali ([5]).
Fra i temi trattati in questi documenti assumono rilevanza,
in primo luogo, l’impegno comunitario per rafforzare
la cultura del dialogo e della consultazione, nell’intento
di favorire il coinvolgimento delle istituzioni del
territorio, delle organizzazioni della società civile,
delle imprese e associazioni di categoria, dei singoli
cittadini, del mondo universitario ecc… nella
fase di formazione tanto delle scelte legislative,
quanto di quelle programmatiche ([6]).
Tale azione partecipativa, sia ben chiaro, deve permettere
alle parti interessate di esprimere un’opinione
e giammai un voto, facoltà che, sappiamo bene,
spetta ai soli rappresentanti eletti. Di talchè non
vi sia conflitto alcuno tra le procedure di consultazione
e il concetto di democrazia rappresentativa ([7]).
In secondo luogo, l’obiettivo di semplificare
e migliorare la regolamentazione. A questo riguardo
le linee d’azione prospettate mirano soprattutto
a favorire :
- il rafforzamento delle motivazioni che corredano
le proposte decisionali, che almeno nei casi più importanti
dovrebbero basarsi : i) sulle consultazioni effettuate
ed i risultati ottenuti; ii) sulle analisi di impatto
effettuate; iii) sulla giustificazione del modello
proposto; iv) sulle implicazioni finanziarie;
- l’analisi preliminare dell’impatto delle
iniziative proposte.
Va da sé che le analisi non costituiscono e
non sostituiscono mail il giudizio politico che può dunque
discostarsene.
In secondo luogo, è rafforzata dal pensiero
che una maggiore partecipazione alla vita politica,
sin dalla fase di assunzione delle scelte strategiche,
può avere riflessi positivi sulla qualità della
vita, della convivenza e del territorio ecc…
- Perché? - Perchè attraverso le procedure
di consultazione / partecipazione si riescono a formulare
proposte che sono tecnicamente valide, concretamente
praticabili e impostate su uno schema tutt’altro
che verticistico.
In altre parole, una buona partecipazione risponde
a una doppia finalità: aiuta a migliorare la
qualità delle politiche e, al tempo stesso,
accresce il coinvolgimento delle parti interessate
e del pubblico in senso lato.
Vien da sé che, per queste ragioni, considero
importante un’iniziativa quale Prove di comunicazione
tra politica e società.
Il confronto fra le esperienze in atto negli ordinamenti
europei mostra che la previsione di procedure di concertazione
/ partecipazione fra i diversi livelli di governo ed
i principali interlocutori sociali è spesso
presente soprattutto nelle democrazie del Nord Europa.
In questi ordinamenti l’elemento partecipativo è presente
sia nella fase della programmazione, sia nella fase
della realizzazione. Sotto il primo profilo ciò determina
il passaggio verso un approccio programmatorio di tipo
aperto, in grado di coniugare, da un lato, forme di
partecipazione dal basso e, dall’altro, l’esigenza
di un coordinamento unitario espresso dalla leadership
politica. Sotto il secondo profilo ciò comporta
una più diffusa responsabilizzazione nell’assunzione
delle scelte e una più concreta attuazione del
principio di sussidiarietà orizzontale (oggi
espresso nella Costituzione italiana). Senza dilungarmi
oltre rilevo che questi orientamenti potranno trovare
prossima applicazione a livello locale in attuazione
alla recente proposta di riforma istituzionale ([8]).
Quanto fin qui accennato conduce anche nella direzione
di una maggiore responsabilizzazione dell’amministrazione
e di coerenza del suo operato, circostanza che va posta
come esigenza etica.
Mi riferisco, in modo più preciso, alla consolidata
presenza, nei documenti che definiscono le linee strategiche
per lo sviluppo del nostro territorio, dei principi
della sostenibilità (in senso ambientale, economico
e sociale), proporzionalità e adeguatezza quali
timonieri dell’azione pubblica. Principi, però,
che (quasi) sistematicamente si scontrano con la realtà dei
fatti e delle scelte attuate. Forse anche questa discrepanza
contribuisce a quella disaffezione tra cittadini e
sfera politica che si vorrebbe contrastare.
A tacer d’altro si (im)pongono alcuni obiettivi:
- arginare l’indifferenza crescente fra istituzioni
politiche e cittadini, specialmente i giovani.
Quanti cittadini si interessano alle politiche della
propria amministrazione?
- invitare l’amministrazione ad aprire ‘finestre’ di
comunicazione per rendere partecipe la società civile
Rovesciando la domanda precedente, quante amministrazioni
coinvolgono i propri cittadini nella definizione delle
proprie politiche?
- rafforzare la responsabilità dell’amministrazione
nell’esercizio dei propri poteri e adottare sistemi
di controllo sulla coerenza e l’adeguatezza del
suo operare
Quante amministrazioni si preoccupano, al di fuori
di logiche clientelari, di ‘tastare il polso’ del
proprio operato sul territorio?
- educare i cittadini all’importanza del partecipare
e del come partecipare alla vita politica
Per essere interlocutori efficaci è indispensabile
dotarsi di un insieme di conoscenze, diversamente si
corre il rischio di instaurare un dialogo fra sordi.
In modo molto divertente Josè Saramago nel
suo Saggio sulla lucidità racconta di cittadini
che, in occasione delle elezioni amministrative, si
recano in massa a votare scheda bianca… con conseguente
crisi dei poteri istituzionali. Nella narrazione Saramago
esaspera il distacco tra società civile e potere
politico e le conseguenze che ne possono derivare.
II) Possibili spunti operativi
Di seguito elenco una serie di parole chiave che potrebbero
motivare futuri interventi ed azioni nel perseguimento
degli obiettivi sopra enunciati.
MAGGIOR APERTURA,
dunque promuovere una cultura del dialogo e della
partecipazione sin dalle fasi di costruzione delle
strategie politiche, attraverso un’azione che
sappia raccogliere spunti ‘dal basso’,
ferme restando le esigenze di coordinamento e unitarietà poste
dalla leadership politica.
I requisiti adottati in sede comunitaria per le consultazioni
delle parti interessate possono costituire validi esempi
di riferimento.
Essi riguardano: i) la chiarezza sull’oggetto
delle consultazioni; ii) una comunicazione efficace,
tale da permettere a tutte le categorie considerate
l’accesso alla consultazione ([9]); iii) la previsione
di una durata temporale che garantisca un equilibrio
ragionevole per l’elaborazione di contributi
sufficientemente completi e quella di decidere in tempi
brevi; iv) la possibilità di prevedere la pubblicazione
dei contributi delle consultazioni.
Possibili misure da perseguire:
- chiarire il concetto di apertura che si vuole perseguire.
Deve essere chiaro che essa è finalizzata a
responsabilizzare e apportare forza e vitalità nelle
scelte delle istituzioni e non intacca il principio
della democrazia rappresentativa;
- sperimentare accordi di partenariato con determinati
soggetti / settori della società civile organizzata
per dialogare sulle strategie e sulle azioni da perseguire,
anche congiuntamente. L’attuazione di questa
misura può rivelarsi doppiamente vantaggiosa:
da un lato, infatti, permette di attivare consultazioni
più ampie; dall’altro, induce le organizzazioni
a rendere più rigorose le loro strutture interne
e a fornire garanzie di apertura e di rappresentatività (semprechè tali
presupposti siano richiesti ai fini della stipula degli
accordi.
Per completezza vanno indicate anche le criticità di
questa misura. E’ possibile, infatti, che se
non opportunamente gestita faciliti l’instaurazione
de facto di un regime di associazioni, o comunque di
interlocutori, privilegiati.
MAGGIOR COMUNICAZIONE,
dunque facilitare una maggior comunicazione dell’amministrazione
verso la società e viceversa. Si consideri che
per comunicazione fattiva non va inteso il mero accesso
ai documenti, ma un’azione di coinvolgimento
perseguita in modo più ‘energico’ (rectius:
proattivo) di talchè sia la cittadinanza a comunicare
con l’amministrazione.
Sul punto svolgo due rapide considerazioni.
Con la prima faccio riferimento alle misure di comunicazione
già esistenti (sportelli, riviste, giornali
delle circoscrizioni, siti internet…). L’amministrazione
comunale in questi anni ha fatto sicuramente molto
sul versante della comunicazione (es. recentissimo
lo sportello sull’urbanistica) ma spesso questi
strumenti agiscono settorialmente, senza logiche collaborative
e/o di coordinamento (con conseguenti disinformazioni
e, sic!, diseconomie).
Una seconda considerazione riguarda un aspetto importantissimo
ovverosia la sensibilizzazione dei cittadini. L’apertura
e la comunicazione, nel senso sopra detto, comportano
maggior responsabilizzazione e coinvolgimento e richiedono
non solo disponibilità, ma anche capacità per
affrontare discussioni sui temi di comune interesse.
Va altresì detto che lo scambio di opinioni,
per essere efficace, deve vedere quali interlocutori
i rappresentanti delle istituzioni.
Un esempio di comunicazione proattiva è costituito
dai tavoli attivati nell’ambito della consultazione
sull’attuazione delle riforme istituzionali e
delle attività culturali della Provincia autonoma
di Trento. Non sempre però queste possibilità sono
sfruttate in modo vantaggioso. Talvolta la stessa possibilità di
partecipare ad una discussione anche semplicemente
inviando spunti e riflessioni non è considerata
dalla società civile. Un esempio recente è quello
del forum informatico per i contributi alla riforma
delle attività culturali (cfr. http://www.trentinocultura.net/orizzonti/forum_cogo/hp_cogo.asp)
i cui risultati sono stati modesti quanto al numero
degli interventi, ma pur sempre rilevanti quanto al
contenuto.
Possibili misure da perseguire:
- coordinare l’azione degli strumenti comunicativi
già esistenti, secondo logiche di efficienza,
efficacia ed economicità
- attivare tavoli di ascolto prima di adottare decisioni/scelte,
anche a fronte di un leggero slittamento dei tempi.
La partecipazione dei decisori politici a questi tavoli è un
elemento importante.
- prevedere strumenti per misurare il feedback della
cittadinanza sull’operato dell’amministrazione
(mediante distribuzione di formulari, telefonate ecc… è quello
che le aziende già fanno per misurare la cd.
custmer satisfaction. In città un’esperienza
similare è quella effettuata dall’associazione
la mia città per misurare il livello di felicità/benessere
dei cittadini).
- prevedere interventi di sensibilizzazione sui temi
oggetto di future decisioni.
MAGGIOR TRASPARENZA,
dunque garantire nei processi di apertura e comunicazione
regole uguali per tutti.
Questo obiettivo rileva come corollario all’attuazione
di possibili misure sopra previste (vd. ad esempio
la sperimentazione di accordi di partenariato.
MAGGIORE RESPONSABILITÀ E COERENZA,
dunque dimostrare mediante specifici indicatori la
compatibilità e la coerenza delle scelte attuate,
soprattutto in relazione ai contenuti della programmazione
generale.
Possibili misure da perseguire:
- adottare, condividendone il significato, procedure
virtuose (es. certificazione di qualità, bilancio
sociale ecc…) e darne comunicazione
- pubblicare periodicamente un reportage sullo stato
di attuazione della programmazione indicando quel che
l’amministrazione ha fatto e sta facendo (utilizzando
sia gli strumenti tradizionali sia quelli informatici)
[1] I passaggi normativi più significativi
di questo processo sono rappresentati: dalla legge
15 marzo 1997 n. 59 (cd. Legge Bassanini) di delega
al Governo per il conferimento di funzioni e compiti
alle regioni ed enti locali, per la riforma della Pubblica
amministrazione e per la semplificazione amministrativa,
dal d.lgs. 31 marzo 1998 n 112 sul Conferimento di
funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle
regioni e agli enti locali, dal d.lgs. 18 agosto 2000
n. 267 recante il Testo unico delle leggi sull’ordinamento
degli enti locali, dalla legge cost. 18 ottobre 2001
n. 3 recante Modifiche al Titolo V della parte seconda
della Costituzione, dalla legge 5 giugno 2003 n. 131
(Legge La Loggia) recante Disposizioni per l'adeguamento
dell'ordinamento della Repubblica alla L.Cost. 18 ottobre
2001, n. 3. Infine il disegno di legge costituzionale
per la Modificazione di articoli della parte II della
costituzione, Atto parlamentare S. 2544, tuttora in
discussione.
[2] Cfr. da ultimo il Documento preliminare per il
progetto di riforma istituzionale nella Provincia Autonoma
di Trento del 27 febbraio 2004, quello recante l’Attuazione
delle linee guida per il progetto di riforma istituzionale
del 19 luglio 2004 ed infine la bozza di legge concernente
Il Governo dell'Autonomia del Trentino: norme in materia
di esercizio della potestà legislativa nonché di
attribuzione e di esercizio delle funzioni amministrative
dei Comuni, delle Comunità e della Provincia
autonoma di Trento in attuazione dei principi di sussidiarietà,
differenziazione ed adeguatezza presentata alla Giunta
il 12 novembre 2004.
[3] Per chi fosse interessato si rinvia alla lettura
dei seguenti documenti della Commissione europea: Rapporto
sulla Governace europea 2003-2004 (SEC(2004) 1153),
la Comunicazione Semplificare e migliorare la regolamentazione,
(COM(2001) 726 – C5-0108/2002), la comunicazione
Governance europea: Legiferare meglio (COM(2002) 275),
la comunicazione in materia di valutazione d'impatto,
quale strumento volto a migliorare la qualità e
la coerenza del processo di sviluppo delle strategie
(COM(2002) 276), la comunicazione Verso una cultura
di maggiore consultazione e dialogo – Proposta
di principi generali e requisiti minimi per la consultazione
delle parti interessate ad opera della Commissione" (COM(2002)
277), la comunicazione Piano d'azione: semplificare
e migliorare la regolamentazione (COM(2002) 278), la
relazione al Consiglio europeo di Stoccolma Migliorare
e semplificare l'ambiente regolamentare del 7 marzo
2001 (COM(2001) 130), il Libro bianco La governance
europea (COM(2001) 428), la risoluzione (1997) sulle
relazioni della Commissione al Consiglio europeo dal
titolo Legiferare meglio, relative all'applicazione
dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità,
alla semplificazione e alla codificazione, per gli
anni 1994-1996, e le sue risoluzioni del 18 dicembre
1998 e del 20 ottobre 2000 sulle relazioni elaborate
con questo stesso titolo per gli anni 1997-1999
[4] Cfr. Relazione della Commissione sulla governance
europea, 2003, Lussemburgo.
[5] La recente Costituzione europea prevede ampie
forme di consultazione che tengano conto della dimensione
regionale e locale. Nell’ordinamento italiano,
la recente riforma del Titolo V della Costituzione,
ha stabilito che gli enti territoriali, nelle materie
di propria competenza, partecipano alle decisioni dirette
alla formazione degli atti normativi comunitari e provvedono
all’attuazione e all’esecuzione degli atti
dell’Unione Europea.
[6] COM(2002) 277 def, 5 giugno 2002, Commissione
europea.
[7] A questo riguardo il Libro Bianco sulla governance
precisa inequivocabilmente che “la consultazione
degli ambienti interessati può sempre costituire
solo un complemento e non può sostituire le
procedure e le decisioni di organi legislativi democraticamente
legittimati. La Commissione dichiara che attraverso
le procedure di consultazione si riescono a formulare
proposte che siano tecnicamente valide, concretamente
praticabili e impostate su uno schema tutt’altro
che verticistico. In altre parole, una buona consultazione
risponde a una doppia finalità: aiuta a migliorare
la qualità delle politiche, e al tempo stesso
accresce il coinvolgimento delle parti interessate
e del pubblico in senso lato.
[8] Cfr. documenti supra in nota 2.
[9] La Commissione rileva come, senza escludere altri
strumenti di comunicazione, gli esiti delle consultazioni
dovrebbero sempre essere presentati su Internet.
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