Relazione
Un potere costruttivo in politica e’ possibile
?
Il ragionamento che vado a fare dal versante di chi
ha delle responsabilità di gestione di una organizzazione
senza scopo di lucro (Villa S. Ignazio, alle Laste)
in favore di chi è più debole nella nostra
società e nella formazione professionale, psicologica,
sociale e spirituale di giovani e adulti, toccherà il
tema della gestione del potere:
1) il potere personale come necessità di ogni
individuo;
2) il potere nella gestione di organizzazioni (anche
di servizi pubblici e amministrazioni)
3) il potere come servizio agli altri (al bene comune);
4) proposta di un corso di formazione per una leadership
efficace in campo politico.
Il nostro patrimonio storico e culturale ci ha tramandato
l’idea che il potere è capacità di
comando risoluto, forza persuasiva, lotta muscolare,
trasformazione radicale, forza indomabile.[10] Dunque
il potere finisce per essere rappresentato nel nostro
immaginario solo da grandi capi (sempre maschi) o eroi
leggendari.
Il potere personale come necessità di
ogni individuo
La psicologia tuttavia ci ha insegnato che ogni persona
ha necessità, quasi vitali, di gestire una parte
di potere nella propria vita personale e professionale.
Anche al bambino che tiene in ordine la sua cameretta
dei giochi è riconosciuto un certo potere sulla “fine” che
potranno fare questi giochi. E anche lui ha bisogno
di sperimentarsi nell’esercizio di un certo potere
sulle sue cose o sulla sorellina o sui genitori, in
quanto così si prova in capacità, piccole
responsabilità ed affermazione di sé.
Necessità anche dei bambini dunque, ma da non
confondere con quelle forme da “piccoli tiranni” (sempre
più diffuse) che invece derivano spesso da una
mancanza di presenza di figure adulte forti. Dobbiamo
dunque riconoscere al “potere” una sua
forza attrattiva altrimenti cominciamo questo discorso
dicendoci delle bugie. Ma la sua forza attrattiva nasce
come positiva “tendenza attualizzante” direbbe
lo psicologo statunitense Carl Rogers. Esiste cioè in
ogni organismo un flusso costante teso alla realizzazione
costruttiva delle sue possibilità intrinseche,
ovvero una tendenza naturale alla crescita. All’autorealizzazione
più completa, piena e particolare, unica e straordinaria.
Quando la persona viene in contatto con questa forza
costruttiva, cioè la conosce, la possiede e
l’accetta, allora nuovi e più elettrizzanti
modi di vita emergono[11]. Così ognuno di noi
quando si trova a dover fare delle scelte e trova il
coraggio di decidere responsabilmente, allora comincia
a cambiare il proprio mondo. Ecco il potere personale
dell’adulto. Prima di tutto cambiare (migliorare)
se stesso. Ma per questa autocomprensione e capacità ci
vuole l’autenticità e la capacità di
essere se stessi senza maschere. In quanto il contatto
con il proprio mondo reale è più importante
delle opinioni e dei giudizi altrui.
Il potere nella gestione di organizzazioni
Sappiamo però che spesso il potere viene mal
gestito all’interno di organizzazioni lavorative,
amministrazioni pubbliche, private, uffici, scuole,
in famiglia e nella coppia. Tutti voi qui convenuti
avete presente i disservizi in politica causati dall’incapacità di
stare dentro a processi decisionali ad elevata complessità.
Ma io conosco un mondo organizzato di persone (volontari
e professionisti) che vive situazioni di grande stress
organizzativo per insufficienze economiche e per le
emergenze sociali che incontra, ma che sa accettare
incondizionatamente l’altro così come
egli è (barbone, disabile, immigrato, malato
di mente, alcolista, prostituta…); che sa svestirsi
dei propri pregiudizi; che sa creare insomma un clima
relazionale che faciliti quel “potere personale” diffuso
di cui parlavamo prima e che faciliti una presa di
decisioni basata sul senso di responsabilità,
tenendo anche conto dei vincoli amministrativi e rispettando
le procedure interne.
Il potere come servizio agli altri
Qualcuno potrebbe pensare – secondo me erroneamente – che
in fondo è più facile, nel mondo carico
di oblatività com’è nel volontariato, è più facile
essere disponibili a concedere il potere all’altro
e che in politica esiste quella giusta concorrenza
tra schieramenti e partiti che nel volontariato non
c’è. Questa visione idilliaca del volontariato
e del mondo del privato sociale è poco reale.
Anche nel nostro mondo c’è chi ha imparato
e chi non ha imparato a gestire, partecipare e costruire
potere decisionale, in quanto servizio gratuito al
prossimo e alla collettività. Solo chi ad un
certo punto si è messo in seria discussione,
allora ha capito che prima di pretendere di cambiare
il mondo era necessario cambiare se stessi (togliendosi
quei pregiudizi e quelle paure che sono barriere alla
relazione e ai processi decisionali).
Insomma è possibile agire bene anche a tutela
dei più deboli, all’interno di organizzazioni
complesse, quando si è imparato che ciascuno
(anche il più povero e sofferente) ha il potere
di controllare e influenzare l’altro, agendo
proprio sulle cose che l’altro ritiene importanti.
Si stabilisce dunque una reciproca interdipendenza
all’interno di ogni organizzazione.[12]
Bisogna però mettersi in gioco, accettare il
bisogno di imparare che ogni adulto continua ad avere.
La fase adulta è una fase di straordinarie possibilità di
cambiamento e miglioramento di sé. Va solo accettata.
Tanto più da chi svolge o intende impegnarsi
in politica. La politica è il luogo nel quale
il servizio al bene comune può essere realizzato
nella maniera più elevata e sapiente. Ma da
quel luogo sappiamo essere anche possibili le più grandi
nefandezze a causa delle quali vi è il potere
anche di distruggere in poco tempo quanto costruito
lentamente dai nostri padri. Spesso infatti il ruolo
politico ed istituzionale viene mal gestito. In questo
momento storico le incapacità di esercitare
leadership, sono proporzionali alle incapacità ad
esprimere il proprio ruolo di adulto. Dunque abbiamo
tutti molta strada da fare, perché il ruolo
di adulto è oggi il più messo in crisi
di tutti. Recenti ricerche ci confermano che sono più gli
adulti ad avere paura del futuro che i giovani stessi.
Noi operatori sociali e volontari chiediamo ai politici
di coltivare il desiderio di mettere in gioco radicalmente
se stessi, prima di tutto in quanto adulti e poi in
quanto operatori politici. Ci sentiamo autorizzati
a chiederlo in quanto è ciò chiediamo
anche a noi stessi. Ma come “mettersi in gioco” ?
Proposta di un corso di formazione per una leadership
efficace in campo politico
Ogni tipo di organizzazione, al giorno d’oggi, è obbligata
a stare al passo con i rapidi cambiamenti imposti dal
mondo globalizzato, per questo ha bisogno di far fronte
alle situazioni di stress, rafforzando al suo interno
i legami interpersonali e migliorando il clima relazionale
attraverso la risoluzione di problematiche relative
alla comunicazione interna.
Sinteticamente gli obiettivi di un corso di questo
tipo possono essere rivolti allo sviluppo delle potenzialità di
ruolo dei leader politici e amministrativi, attraverso:
la conoscenza delle condizioni necessarie e sufficienti
del leader politico nella relazione con gli altri;
la consapevolezza delle risorse e dei limiti propri
e dei collaboratori;
la promozione di una cultura organizzativa e di un’etica
politica che dia spazio alle risorse creative e alle
competenze differenziate dei singoli;
la capacità di gestire le dinamiche relazionali
e decisioni anche in situazioni di conflitto;
l’ascolto degli altri come modo di procedere
per favorire la risoluzione dei problemi.
la capacità di gestire i processi decisionali
influenzando il gruppo di lavoro, affinché ognuno
riesca ad esprimere le proprie idee con maggior precisione
e chiarezza.
Il raggiungimento di questi obiettivi fa si che, anche
chi ricopre ruoli di leadership politica, possa vivere
una vita morale retta e più coerente con i bisogni
profondi di questo nostro mondo. Per il proprio bene
e per il bene degli altri.
[1] J. Hillman, Forme del potere, Garzanti 1996
[2] C. R. Rogers, Potere personale, Astrolabio 1978
[3] M. Brunod, Autorità e potere costruttivo,
in “Animazione Sociale” n.11/1996
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