Relazione
Camminare, pensare, correre
I più grandi filosofi dell’antichità hanno
forgiato i loro pensieri, che ancora oggi hanno un
peso nella storia, camminando, pensando e discutendo,
chi nel portico dell’accademia, chi nella stoà,
chi nel giardino di Epicuro. Più recentemente
anche Kant usava pensare e andare a piedi al lavoro,
e si dice fosse talmente puntuale che qualcuno soleva
registrare l’orologio al suo passaggio, e, per
rimanere più vicino a noi, la passeggiata durante
la quale Rosmini elaborò alcune sue teorie è ancor
oggi ricordata da una lapide posta in una via di Rovereto.
Dubito che quel prete filosofo riuscirebbe a fare altrettanto
oggi, con lo sgradevole sottofondo dei rumori di automobili
e motorini.
Correre poi non è altrettanto favorevole al
pensiero, si tratta di un’attività che
ha già in sé una certa dose di aggressività;
anzi, la velocità distoglie dai pensieri e costringe
a concentrarsi su di essa. Molto probabilmente è sintomatico
che l’inventore del jogging sia stato un Americano
che è poi precocemente morto d’infarto.
L’unico effetto della corsa è un certo
aumento delle endorfine, molecole prodotte dal cervello
e in grado di dare un lieve senso di benessere. Forse
dovrebbe far riflettere, se non proprio preoccupare,
la constatazione che tanta gente preferisca dedicarsi
alle corsette smettendo così di pensare e ricavandoci
una modesta e fugace euforia.
Meno ancora concilia il pensiero il fatto di correre
trasportati passivamente su un qualsiasi veicolo meccanico;
l’attenzione eccessivamente sollecitata, la tensione,
la previsione dei rischi potenziali potrebbero smontare
anche la testa più fine. Insomma, è una
facile contatazione che la combinazione di stress psichico
e immobilità fisica può risultare assai
negativa.
Perché esordire con questo che potrebbe sembrare
un inutile chiacchiericcio?
Per la ragione assai semplice che il camminare e,
soprattutto il camminare bene, in condizioni di quiete
e rilassamento, non solo favorisce una sana igiene
psichica ma, per chiunque si occupi di malattie e prevenzione,
si rivela ogni volta di più un metodo terapeutico
assai utile se non proprio indispensabile. Sono infinite
le patologie che si giovano del camminare, basti citare
il diabete, le cardiopatie, l’obesità,
ma anche la lombosciatalgia, le patologie arteriose
in genere o quelle venose degli arti inferiori.
Ebbene nella zona collinare, apparentemente così ricca
di verde, non si può dire che esista una passeggiata
degna di tal nome. Un requisito fondamentale è che
si tratti di un percorso pianeggiante; infatti, se
volessi peggiorare il mal di schiena o la sintomatologia
anginosa di un paziente potrei consigliargli le infinite
salite e discese delle quali ogni monte e collina sono
costellati.
Purtroppo in zona l’unico tratto relativamente
pianeggiante e dotato di un marciapiede appena sufficiente è rappresentato
dalla strada di collegamento Martignano-Zell di Cognola.
E’ comunque una gioia vedere delle persone che,
nella bella stagione, vi passeggiano discretamente
numerose, sono magari mamme con i loro bimbi, coppie
di anziani, nonni e nipoti.
Ma subito si deve constatare quanto solitaria e insufficiente
sia quella possibilità: il traffico veicolare
su quella strada è ormai sostenuto e il pulviscolo
delle emissioni potrebbe, da solo, rendere ad esempio
quella passeggiata assai più dannosa che utile
a un asmatico.
E ancora, forse per motivi di sicurezza stradale,
la splendida tradizione ottocentesca delle strade alberate
sembra ormai scomparsa e così nella stagione
calda il sole dardeggia sull’asfalto rendendolo
bollente e sconsigliano a chiunque di camminarvi in
simili condizioni, pena il rischio di un collasso.
Al confronto con possibilità tanto ridotte
parrebbe assai desiderabile la pace e la verzura della
quale non solo il manzoniano don Abbondio ma anche
molti dei nostri nonni potevano ancora godere passeggiando.
Sembra dunque troppo chiedere che una via venga dedicata
unicamente al povero e bistrattato pedone? Si dovrebbe
trattare di un tracciato comodo, tra campi e alberi,
dove il silenzio fosse rotto solo dai dialoghi degli
uccelli, e dal quale si escludessero rigorosamente
sia pericolose mountain bike che altri anomali attrezzi
pseudosportivo-salutistici.
Certo sarebbe troppo chiedere che si potesse andare
al lavoro o a fare le compere camminando placidamente,
ma non sembra un obbiettivo impossibile o utopico individuare
almeno un’oasi di pochi chilometri dove correttamente
ritemprare la salute, pensare e discorrere.
Anche per la collettività le ricadute sarebbero
evidenti, già sulla strada citata in qualche
modo le chiacchiere, i saluti e la socializzazione
si svolgono comunque; è facile credere che ciò migliorerebbe
di molto in una realtà, pur piccola, forse anche
solo di un paio di chilometri, che ad esempio collegasse
Martignano e Cognola, magari sfruttando i sentieri
interpoderali, e che fosse progettata per essere rispettosa
dell’uomo e delle sue esigenze. Le potenzialità per
la salute e il benessere sociale potrebbero allora
esprimersi in maniera ottimale e i vantaggi sia per
i singoli che per la comunità sarebbero indubbiamente
notevoli. Sono infatti solo inutili chiacchiere le
campagne pro movimento promosse dalle ASL se i medici
poi non sanno dove concretamente i loro clienti potrebbero
fare quattro passi quotidiani in tranquillità,
semplicemente e naturalmente nei dintorni di casa propria.
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