Relazione
Ringrazio per l’opportunità datami nel
contribuire a questo progetto per la collina est di
Trento. Mi scuso per questo intervento parziale. Saluto
cordialmente il Sindaco Alberto Pacher, il giornalista
Paolo Grezzi e tutti gli intervenuti.
VALORIZZAZIONE DEL BACINO IDROGRAFICO DEL
RIO SALE’
Premessa:
Il cittadino comune deve rare i conti quotidianamente
con stress causato da traffico, rumore, smog e automenta
in lui il desiderio di una migliore qualità della
vita. La collina di Povo ha scontato in questi ultimi
anni un forte sviluppo residenziale che ha portato
di conseguenza più traffico. La strada provinciale
che collega i sobborghi di Povo e di Villazzano è diventata
di fatto una tangenziale est sulla quale transitano
giornalmente centinaia di automobili.
Povo con il suo dolce paesaggio che degrada verso
la città e rappresenta una sorta di balcone
privilegiato, è da sempre mèta di passeggiate
ed escursioni.
Sulla strada per Gabbiolo e Villazzano si incontrano
moltissime persone che passeggiano, fanno jogging o
bicicletta. La piacevole passeggiata è offuscata
dall’incessante via vai di macchine, da rumore
e smog. Se per motivi pratici possiamo dire che è alquanto
utopistico pensare ad una vita senza traffico è perseguibile
la ricerca di alternative valide per praticare jogging,
bicicletta e altre attività del tempo libero
in sicurezza e in un ambiente più sano.
Proposta:
Tre le tante possibili alternative per Povo mi attira
molto l’idea della valorizzazione del bacino
idrografico del rio Salè, placido torrente che
scorre dal Passo Cimirlo fino al rione della Clarina
a Trento. A dire il vero di parco fluviale del Salè se
ne parla da anni ma mi sembra che finora non abbia
trovato sbocchi. Il percorso del rio si snoda per una
lunghezza di circa 15 km: attraversa radure, vallette,
insediamenti abitativi; lambisce luoghi ameni intrisi
di storia (ville nobiliari per es.); crea suggestioni
con cascatelle e insenature. Perché quindi non
approfittare di queste doti naturali per poter essere
valorizzato e messo a disposizione della collettività creando
un percorso parallelo al torrente utilizzabile per
pedoni e bikers che dalla città salgono verso
i sobborghi? Dal parco di Gocciadoro, già attrezzato
per attività del tempo libero, il rio ci accompagna
verso la collina a stretto contatto con un paesaggio
ancora campestre e fortunatamente ancora poco residenziale.
La “vecchia” ferrovia della Valsugana che
taglia la collina conferisce all’insieme una
nota quasi folcloristica. La rupe di Castel di Pietrapiana
già residenza dei Belenzani, come muta sentinella
sorveglia il rivo che gli scorre ai piedi. E poi su
verso Povo toccando edifici, ex molini, che in un’epoca
non molto lontana sfruttavano le allora più generose
acque del Salè per far “girare” la
magra economia dell’epoca.
Penso a conclusione di questo breve intervento che
l’area del Salè, opportunamente attrezzato
con steccati, piazzole per sosta, segnaletica informativa
sia sulla flora che sulla storia, ecc, possa rappresentare
una valida alternativa per il tempo libero.
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