Relazione
E’ in occasione
degli incontri che svolgo, in quanto promotore sociale
volontario delle A.C.L.I. su Povo, Cognola e Martignano,
che da più persone mi viene manifestata la difficoltà nel
giungere a fine mese; credo che non occorra essere
dei grandi economisti per capire che con certi redditi
tali manifestazioni sono più che veritiere.
Peraltro il dato, che indica che siamo in presenza
di una notevole perdita delle capacità di acquisto
dei redditi medio-bassi, è confermato da tutti
gli istituti di indagine.
Questa situazione di fatto è oggi sempre più aggravata
dalle scelte di politica sociale effettuate ai vari
livelli , che tendono a lasciare nelle tasche dei cittadini
qualche euro in più. (vedi eventuale riforma
fiscale, a scapito di una qualità dei servizi,
vedi necessità di ricorrere alla sanità privata).
All’interno di questo quadro vi è una
categoria di persone che più di altre soffre
di questa situazione: le persone sole.
In sostanza si può dire che la solitudine aumenta
il disagio ed il disagio aumenta la solitudine. Sto
parlando di diversi tipi di solitudine: fisiologica,
psicologica, economica.
Qualcuno potrà dire che queste situazioni vi
sono sempre state. Questo è vero, ma oggi sono
notevolmente accentuate dal fatto che le nostre comunità stanno
perdendo la caratteristica di paese, per assumere sempre
più quella di cintura urbana della città;
una cintura con le fibbie d’oro se vogliamo,
ma pur sempre una cintura più anonima -la piazza
non esiste più, se non per parcheggiare la macchina;
l’oratorio non è più ritenuto rispondente
alle nostre esigenze cioè un posto in cui si
faceva un po’ di tutto, dal giocare al cantare.
Oggi i nostri figli devono diventare o atleti o cantanti
ed allora subito alla ricerca dei corsi di nuoto o
judo, di chitarra o pianoforte.
Certamente oggi nelle nostre comunità vi è stata
una crescita dell’associazionismo, da quello
giovanile a quello degli anziani,da quello sportivo
a quello culturale riuscendo ad aggregare attorno a
sè migliaia di persone. Al contrario, però,
vi è stato un calo per non dire una perdita
di quelle relazioni personali che tendevano ad aiutare
le situazioni di solitudine con momenti di vera solidarietà.
Oggi si corre il rischio di far parte di una , due
o tre associazioni, e di non conoscere, però,
una situazione di disagio in cui versa la persona della
casa accanto.
Purtroppo queste situazioni in tante occasioni non
sono conosciute nemmeno dalle Istituzioni, a volte
perché gli interessati non chiedono nulla ,
rinchiudendosi sempre più in se stessi, a volte
perché esse lavorano a compartimenti stagni.
Ricordo il caso di una novantenne , priva di qualsiasi
pensione, a cui nessuno aveva detto che dal 65mo anno
avrebbe avuto diritto alla pensione sociale eppure,
da dieci anni le venivano forniti pasti a domicilio
e quindi annualmente compilava i moduli presso l’ufficio
assistenza del comune di Trento dichiarando che era
priva di pensione.
Po ci fu anche il caso di una quarantenne, a cui in
breve tempo erano deceduti i genitori rimanendo quindi
sola e in stato depressivo, con conseguente abbandono
del posto di lavoro. Per questi motivi le è stata
riconosciuto il diritto all’assegno di invalidità civile,
ma nessuno le aveva consigliato che avrebbe avuto titolo
di ottenere la pensione d’invalidità all’INPS,
il cui importo sarebbe stato doppio. Eppure per ottenere
l’assegno di invalidità era dovuta passare
dagli uffici della PAT, dal Medico Provinciale e dal
medico curante.
Risolvere il problema della solitudine non è semplice
nel contesto attuale.
Certamente un lavoro di rete fra Istituzioni, Associazione
e volontariato potrebbe, attraverso una stretta collaborazione,
intercettare situazioni di disagio e solitudine, esaminarne
la consistenza e proporre quindi delle soluzioni personalizzate.
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