Relazione
Una proposta per l’incontro della collina Est
con il sindaco della città.
Il problema dei rifiuti investe ormai in modo indilazionabile
la nostra società dai grandi centri urbani fino
ai più sperduti paesi di montagna. Il passaggio
infatti da un’economia di sussistenza a un’economia
di mercato ha portato la società occidentale
opulenta, di cui siamo anche noi ormai parte organica,
a eliminare quel circolo virtuoso che permetteva, almeno
da noi in Trentino fino a pochi decenni orsono, un’equilibrata
produzione di rifiuti funzionale alle concrete capacità di
riuso, di riciclaggio e di smaltimento. Le dimensioni
qualitative e quantitative del problema impongono oggi
di affrontarlo in maniera originale e creativa. Le
soluzioni finora adottate infatti si rivelano ormai
inadeguate e insufficienti. Anche la soluzione tecnica
sbrigativa di un inceneritore, che la politica di vertice
sembra aver individuato, appare ormai a tanti così carica
di contraddizioni e di controindicazioni da auspicarne
l’accantonamento.
Come affrontare e risolvere allora questo problema?
Potrebbe essere questa una grande occasione politica
e sociale dai profondi connotati etici e culturali
oltreché organizzativi per coinvolgere tutti
i cittadini dai bambini agli anziani a farsi carico
del problema in funzione del bene comune e per contribuire
anche in questo modo a costruire comunità in
ogni singolo sobborgo, allargando la responsabilità di
appartenenza all’intera cittadinanza del comune.
Non ritengo infatti nè onesto né intelligente,
per noi che viviamo sulla collina est, limitarci a
contemplare dall’alto la cappa di smog che grava
sulla valle e sul centro cittadino e magari compiacerci
per esserne fuori e sopra, lasciando che altri respirino
le polveri sottili e quant’altro l’inversione
termica regala loro per molti giorni all’anno.
Senza contare poi che la stragrande maggioranza di
noi si cala per molte ore al giorno per lavoro o per
altre incombenze tra questi malefici fumi della valle.
Considero poi addirittura criminale aggiungerci sopra
anche i fumi per quanto filtrati di un inceneritore,
come se già non fossero intollerabili quelli
già ora esistenti.
Ecco allora la necessità di elaborare tutti
insieme e con urgenza un piano culturale e organizzativo
con ricadute pratiche di applicazione per educarci
anzitutto sia a una drastica riduzione della produzione
dei rifiuti sia alla relativa raccolta differenziata
sia all’autoriciclaggio di quanto inevitabilmente
produciamo.
- Un piano culturale anzitutto che si rifaccia alla
memoria senza nostalgie del ciclo virtuoso del passato
per ricuperarne i valori e adattarli al presente con
fantasia creativa, sì da educarci insieme a
superare il ciclo perverso e sprecone dell’usa
e getta oggi imperante. Ma anche per ricordare quanto
esso sia dannoso per noi e offensivo nei riguardi di
tutti coloro che con i nostri rifiuti riuscirebbero
perfino a riscaldarsi, a vestirsi e a sfamarsi.
Faremo così uscire il problema concreto e indilazionabile
dei rifiuti, dalla produzione ai conseguenti costi
e servizi per il loro smaltimento, dalle angustie di
una disputa “inceneritore sì inceneritore
no”, e dalla irresponsabile indifferenza tutt’altro
che comunitaria di tutti coloro che ritengono di non
essere coinvolti dalle (e nelle) conseguenze poco piacevoli
di questa soluzione decisa da altri e dall’alto
di interessi che non sono quelli della maggioranza
dei cittadini e della salvaguardia del nostro territorio
con le sue peculiarità.
- Un piano organizzativo che incentivi le varie categorie
interessate a ridurre la quantità di materiali
destinate ai rifiuti a partire dalle inutili ed eccessive
confezioni per impacchettare e trasportare la merce
fino all’impegno per far ridiventare rimunerativo
per tutti l’uso abituale della vecchia “sportola” per
la spesa quotidiana rispetto all’attuale spreco
di plastica indistruttibile. Un piano poi che metta
a disposizione di ogni famiglia le informazioni e i
mezzi necessari per ridurre la produzione dei rifiuti,
per riciclarne in proprio il più possibile e
per una raccolta differenziata di quanto prodotto in
eccesso.
Provo a elencare alcune proposte praticabili che in
questa sede vogliono soltanto essere indicative di
piste percorribili come invito affinché altri
aggiungano del loro, in modo che si formi una volontà politica
programmatica dal basso:
Mettere a contatto attraverso la scuola, l’università della
terza età, le organizzazioni del volontariato,
le categorie interessate e competenti, la generazione
ancora in grado di raccontare e di “far memoria” di
come si riciclavano i rifiuti nel nostro Trentino premoderno
a economia di sussistenza con le nuove generazioni,
in modo da rendere tutti consapevoli e partecipi di
quei “valori” di sobrietà, di solidarietà e
di sussidiarietà che oggi vanno ricuperati e
riciclati in termini moderni, adatti cioè alla
nuova situazione in cui viviamo per cercare, trovare
e far decollare un nuovo circuito virtuoso più partecipato
e comunitario.
Pubblicare e far conoscere fascicoli informativi sull’autoriciclaggio
familiare, sulla raccolta differenziata e sulle tecniche
per far diminuire la produzione casalinga dei rifiuti,
ma anche esperienze significative di soggetti singoli
e di soggetti collettivi in grado di coinvolgere altri
a seguirne l’esempio. (Le mense scolastiche – per
fare solo un cenno tra i tanti – potrebbero diventare
una palestra in cui ci si allena a ridurre lo spreco
e a trovare soluzioni intelligenti di smaltimento).
Rendere note e divulgare tramite le numeroso ong e
associazioni laiche e confessionali che lavorano a
contatto con il Terzo e il Quarto mondo le contraddizioni
tra la nostra “civiltà” dello spreco
e le situazioni spesso drammatiche di tanta parte dell’umanità vittima
dei nostri sprechi.
Coinvolgere il mondo dello spettacolo e della produzione
artistica perché pongano a soggetto il problema.
Urgere perché la volontà politica spinga
i governanti anziché a suddividere e spezzettare
le competenze di settore quali la cultura, l’istruzione,
la salute e l’ambiente, ad accorparle a renderle
comunicanti e coordinate perché diventino efficaci
in funzione del bene comune anziché dell’accaparramento
del consenso.
Il tutto per far crescere la volontà politica
dei governanti e dei governati a fare del problema
dei rifiuti un’occasione culturale, etica, ecologica,
economica in grado di offrirci spunti programmatici
per farci sentire e diventare più responsabilmente
comunità.
Vorrei infine proporre un indovinello a premi: “Da
chi e quando sono state dette le seguenti parole programmatiche: < L’austerità può diventare
fattore decisivo di liberazione dell’uomo e di
tutte le sue energie. Noi poniamo l’obiettivo
del superamento di modelli di consumo e di comportamento
ispirati ad un esasperato individualismo; poniamo l’obiettivo
di andare oltre l’appagamento di esigenze materiali
artificiosamente indotte. Come spesso nelle società decadenti
vanno insieme e imperano le ingiustizie e lo scialo,
così nelle società in ascesa vanno insieme
la giustizia e la parsimonia.
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