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Relazione
Chi ha occasione di risiedere, anche per brevi periodi,
in altre realtà urbane italiane, non può non
apprezzare l’elevato grado di vivibilità offerto
dalla città di Trento. In termini di ritmi,
vicinanza ai servizi, dimensioni umane, ambiente naturale.
Ciò comporta una maggiore responsabilità da
parte dell’amministrazione per mantenere questo
livello ed intervenire in quelli che possono definirsi “dettagli”,
ma che contribuiscono notevolmente a determinare la
qualità della vita quotidiana dei cittadini.
I residenti nella zona collinare risentono meno dei
problemi derivanti dal traffico e dall’inevitabile
inquinamento che, in verità, si cerca di limitare
con una politica tesa a scoraggiare l’uso dell’auto
privata. Andrebbe contemporaneamente, però,
incoraggiato il trasporto pubblico intervenendo in
modo più coerente su frequenze e tariffe. Altrimenti
si corre il rischio, invece di diminuire il traffico,
di renderlo solo più caotico. A tal proposito,
per inciso, vorrei chiedere se, nel festival delle “rudatorie” ne è prevista
una all’uscita di Madonna Bianca su Viale Verona
e se è allo studio qualche progetto per superare
la barriera ferroviaria della Valsugana all’altezza
della stazione di Villazzano.
Ma l’argomento che vorrei qui affrontare è particolarmente
legato alla salvaguardia ambientale del territorio
collinare dove ancora convivono, accanto ad importanti
insediamenti urbani, zone a verde agricolo, coltivate
a frutteto e vigna. Non volendo entrare nel merito
dell’uso dei pesticidi in agricoltura, desidero
però segnalare la necessità di una regolamentazione
precisa e vincolante che eviti assolutamente l’esposizione
dei residenti alle nuvole velenose degli atomizzatori.
Non è possibile vedere ragazzini alla fermata
del bus investiti da spruzzate di elementi evidentemente
poco salutari a giudicare dalle bardature indossate,
giustamente, da chi li manipola. Pur comprendendo le
esigenze dei coltivatori, penso che l’indicazione
di orari precisi (prevalentemente le ore notturne)
e di attrezzature più puntuali (le lance invece
degli atomizzatori), potrebbero limitare gli innegabili
disagi alla salute pubblica. Mi pare comunque evidente,
purtroppo, che non è più possibile lasciare
la questione ad un generico buon senso che è sempre
più raro “trovare in natura”! C’è bisogno
di una precisa normativa.
L’altra questione che vorrei introdurre è quella
relativa alla raccolta differenziata dei rifiuti verso
la quale sta certamente crescendo la sensibilità della
popolazione, ma che potrebbe essere organizzata in
modi più efficaci e con un impatto ambientale
meno pesante. Nei nostri piccoli centri storici in
gran parte graziosi ed ordinati, che conoscono una
particolare attenzione al recupero di architetture
tradizionali e ad un armonico inserimento del nuovo,
stonano, per quanto mascherate, quelle campane colorate
spesso seppellite da scatoloni e immondizie maleodoranti.
Vorrei suggerire una politica che preveda lo sviluppo
dei CRZ e CRM con la presenza di personale specializzato
capace di incrementare le conoscenze e, quindi, la
consapevolezza ecologica degli utenti. Al fine di incentivare
l’uso di questi centri, si potrebbe ricorrere
anche ad una sorta di sconto sulle tasse per la raccolta
dei rsu in relazione a quanto conferito dai singoli
cittadini al CRZ di competenza. Questa soluzione, oltre
a liberare il territorio da quegli antiestetici punti-campana,
razionalizzerebbe la raccolta differenziata ed il recupero
di materiale riciclabile e promuoverebbe ancora di
più, nei confronti della cittadinanza, quella
coscienza ecologica e di rispetto del territorio che
nasce da una continua e puntuale informazione.
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