Relazione
Dieci righe e oltre
Sono ormai venti anni che vivo a Vigo Meano – sempre
fedele alla collina est, perché sono nato e
vissuto a Martignano – ed ancora mi imbatto in
qualche persona che mi dice “ma lù den
do élo? Nol cognoso…”; ed io rispondo
con la stessa frase. Ne ottengo uno stupore ed una
reciprocità che ci pone sullo stesso piano.
Sempre di più le nostre comunità si
trovano a mescolarsi con gruppi di altri cittadini
con i quali si convive nello stesso territorio, nelle
stesse case, con le stesse istituzioni, servizi pubblici
e non ci si conosce.
Ma il primo concetto che voglio condividere riguarda
proprio il passato, le incrostazioni più retrive
di alcune nostre comunità. E mi riferisco purtroppo
ad episodi che si vorrebbe aver già letto nel
passato, ma che non hanno più dignità in
una convivenza civile; eppure è per episodi
di bracconaggio o di taglio di viti che il mio paese,
Vigo Meano, finisce sui giornali. E purtroppo l’omertà su
questi fatti li rende simili ad episodi mafiosi. Si
resta allibiti, si pensa al ripetersi di vecchi sgarbi
avvenuti sicuramente in tempi in cui non eravamo presenti
nella comunità in cui viviamo. Ma quanto pesano
questi veti mai apertamente proclamati, questi rancori
mai sopiti? E questo in particolar modo nella prospettiva
di una matura convivenza e non ghettizzazione di chi
viene ad abitare nel nostro quartiere, vicino a noi,
magari nelle nostre case con i nostri genitori.
E quando tagliano le viti al vicino non penso debba
essere un fatto che riguarda solo lui…quel che
può aver combinato…ma un fato che disvalora
la nostra comunità e che richiede una puntuale
denuncia morale, ma anche penale da parte di chi sa.
Altrimenti non si cresce.
E arrivo al secondo punto di questi pensieri
in libertà!
Faccio parte di una Associazione che si rivolge soprattutto
agli adulti, al loro tempo libero, a qualche loro problema
di soprappeso; si cerca di star bene insieme creando
ai circa duecento soci che partecipano alle nostre
attività dei momenti di socialità e reciproca
conoscenza. Puntiamo al fatto che niente viene dato
gratis e che il superfluo bisogna pagarselo e se avanza
qualcosa si cerca di indirizzarlo a chi ne ha bisogno.
Un funzionario del Comune un giorno ci ha convocato
per conoscere più a fondo chi siamo, chi sono
i nostri referenti, quali sono le nostre attività,
i nostri bisogni. La risposta a quali siano i bisogni
della nostra associazione, che qui viene ribadita, è:
metterci ed avere un aiuto ad essere messi in rete
con le altre associazioni, mettere in comune le esperienze,
le forze e farci dialogare al di fuori dell’obiettivo
sul quale ogni gruppo di cittadini si è ritrovato.
Ora io vedo che l’associazionismo è figlio
dei nostri e degli altrui bisogni, della nostra cultura
che si deve aprire alle altre culture, di esigenze
generazionali – giovani, adulti, anziani – ma è figlio
anche di idee che magari nascono, si sviluppano, ma
poi tendono a seccare se non trovano la linfa al loro
interno o qualche giardiniere che le annaffia. Un ruolo
in tutto ciò lo può e lo deve svolgere
la buona Amministrazione della città non tanto,
lo ribadisco, in termini di aiuto economico, ma in
termini di continuo ascolto, di aggregazione, di stimolo,
di mettere in contatto le esperienze ed i risultati
delle varie associazioni.
E arrivo al terzo punto: il nostro futuro.
In questa
argomentazione comunico più a titolo personale
e per l’attaccamento che ho a questa collina
est al di qua e al di là del Calisio.
Vedo crescere un alto camino, proprio di fronte alla
collina est di Trento, nella città di Trento,
oltre ai progetti di Busquets e di Piano. Lo chiamano
termovalorizzatore, ma quando sarà in funzione
il fumo passerà davanti alle nostre finestre.
Ha fatto tutto quello che poteva l’Amministrazione
Comunale e Provinciale per tutelare noi e il nostro
futuro?
Io penso che al di là del referendum – sacrosanta
ma non definitiva forma di democrazia, soprattutto
quando più della metà degli aventi diritto
non si è espressa – e al di fuori di recenti
sondaggi telefonici, un po’ faziosi da quel che
si è sentito dire, si debba fare di tutto e
di più perché non si ipotechi in negativo
il futuro nostro e dei nostri figli.
I dubbi più pesanti sono tre:
Quanto il termovalorizzatore inquinerà l’aria,
l’acqua, la terra della Valdadige e oltre,
Quanto è azzeccata o dissennata la localizzazione
del termovalorizzatore sul fiume Adige,
Quanta fame di rifiuti avrà il termovalorizzatore,
simbolo e realtà della nostra società di
consumi e sprechi, e quanto invece sarà utile,
necessario e doveroso ora ed i futuro il nostro quotidiano
differenziare le immondizie, risparmiare le risorse.
Faccia l’Amministrazione provinciale e comunale
un patto ed indichi dei parametri di riferimento su
questi aspetti (inquinamento, stato del fiume, quantità di
rifiuti riciclati ecc.) monitorati e verificati da
un’Autorità indipendente e così anche
domani si saprà se i nostri amministratori li
potremo ricordare con favore o se amaramente ed in
ritardo ci dovremo pentire.
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