Di seguito alcune riflessioni di
fine percorso sulle seguenti tracce:
Cosa mi lascia il percorso formativo seguito
Come immagino l’esperienza del viaggio dentro il mio
percorso di vita
* * * * Desidero congratularmi per questo corso rivolto agli adulti.
Mi sembra molto positiva l’intuizione di coinvolgere
persone anche della cosiddetta “terza età”;
persone che nonostante l’età ma forse proprio
per questo, possono essere disponibili, attive, entusiaste,
sagge. I quesiti proposti mi hanno indotta a molte riflessioni:
ne espongo alcune in sintesi. Il corso mi ha confermato nella concezione del viaggiare
come ricerca, conoscenza, incontro comunicazione. Viaggiare
in libertà: confondersi tra la gente, sentirla, viverla.
Ciò può essere sviluppato al meglio quando
il viaggio si svolge con viaggiatori responsabili e consapevoli
dell’influsso sia positivo che negativo che il turismo
ha sulle persone e sull’ambiente.
Il percorso deve essere
quello della (ri) scoperta di un viaggiare più a misura d’uomo, nel rispetto
di se stessi e degli altri, con la curiosità e il
desiderio di incontrare e comunicare con le persone nel loro
ambiente globale, in un clima di reciprocità.
Importante
diventa l’opera continuativa della cooperazione
solidale sul territorio, per una crescita consapevole responsabile
delle persone che viaggiano e che accolgono, per uno sviluppo
di percorsi di maturazione e di crescita progettuale. Sono una viaggiatrice da molto tempo. Ho sempre avuto un
forte desiderio di conoscere e scoprire nuove realtà.
Mi vengono in mente le prime gitea Venezia: come mi beavo
stare in mezzo a tutta quella gente dalla provenienza più diversa;
guardarla con curiosità; ascoltare quegli idiomi incomprensibili;
fantasticare sul mondo.
Le esperienze dei viaggi, sia quelle
gioiose ed esaltanti, sia quelle di povertà e sofferenza,
fanno parte del mio percorso di vita e credo che mi abbiano
influenzata positivamente
in vario modo.
Il Brasile è sempre stato nel mio immaginario e nei
miei progetti di viaggio, finora rimasti tali. Come spesso
succede con ciò che ti emoziona particolarmente, ho
continuato a rinviare, con motivazioni abbastanza banali,
l’incontro con questo antico “continente”,
crogiuolo di elementi vitali, di aspetti armonici e contrastanti,
di ricchezza e povertà, di miseria ed allegria, polmone
di questo mondo. Ora ho maturato il tempo per poter andare a conoscerlo,
con calma e con amore.
* * * * E’ stata un’ulteriore occasione di approfondimento
rispetto alle tematiche legate ad uno sviluppo sostenibile
nell’era della globalizzazione.
E’ stato un momento “forte” di riflessione
ed una opportunità per cominciare a porsi in modo
più critico rispetto alle logiche dell’economia
occidentale.
Mi è spiaciuto non aver partecipato all’ultimo
incontro, costretta a letto per una forma influenzale.
La “Carta d’identità per viaggi sostenibili” mi
ha fatto aprire gli occhi su quanto il turismo possa recare
ricchezza ma anche “povertà”.
Un’altra opportunità offerta dal corso è stata
quella di aver conosciuto tante persone, dai partecipanti,
ai docenti, agli organizzatori, con la possibilità di
tessere una rete di rapporti e relazioni per il futuro. Il mio desiderio è quello di poter contribuire concretamente
ad organizzare viaggi sostenibili, iniziando a partecipare
come “allieva” e successivamente, se acquisisco
delle competenze, a potermi inserire in qualche realtà e
contribuire concretamente alla diffusione di una cultura
turistica diversa, più attenta e responsabile. Il
tutto però spostato a fine 2005.
* * * *
Desidero iniziare queste riflessioni sul corso al quale
ho partecipato, esprimendovi il mio ringraziamento per avermi
dato l’opportunità di approfondire la mia conoscenza
su alcuni temi di grande importanza. In particolare, durante
l’incontro sulla “diversità tra
culture”, riguardo all’argomento dell’immigrazione,
ho trovato molto interessante ascoltare la descrizione delle
esperienze personali dei relatori. L’incontro sulla “cooperazione
internazionale” ha rafforzato in me la convinzione
dell’assoluta necessità di tener presente e
valorizzare le particolarità, le risorse umane e materiali
locali. Mi sento inoltre di condividere pienamente tutto
ciò che è emerso nel corso dell’incontro
sul “turismo responsabile”. Sono stati affrontati
anche temi a me finora quasi sconosciuti, come quello trattato
nell’incontro su “globalizzazione e stili di
vita”, che per me è stato forse il più difficile.
Un
giorno, leggendo il quotidiano “L’Adige”,
mi ha colpito molto l’articolo intitolato “Si,
viaggiare: per gli altri e fuori età”. Si è trattato
per me della prima occasione di conoscere l’Associazione
Tremembè, e dell’intenzione di organizzare un
corso sulla “Mondialità e Cooperazione Internazionale” e,
soprattutto, di dare ai partecipanti l’opportunità di
vivere un’esperienza nei Balcani o in Brasile. “VIVERE
UN’ESPERIENZA”….ecco come poche parole
possono descrivere bene cosa significhi per me “viaggiare”!
Le
esperienze più significative della mia vita riguardo
ai temi trattati nei vari incontri sono state spesso legate
ad una “viaggio”:
Viaggio in Bielorussia (2001),
per andare a toccare con mano la situazione e le condizioni
di vita dei bambini che,
da 8 anni, ospito nella mia famiglia per un mese all’anno.
Viaggio
in Mozambico (2002), dove ho vissuto per un mese un’esperienza
indimenticabile in un centro di accoglienza per bambini.
Viaggio
in Spagna (Camino de Santiago, 2003), come aiutante nel servizio
ristoro-cucina che ha accompagnato il pellegrinaggio
di 150 ragazzi trentini. In queste ed altre occasioni ho maturato la mia particolare
idea sul significato di “viaggiare”. Ho lavorato per oltre 20 anni come infermiera in un reparto
psichiatrico, da sette anni sono in pensione, ma da cinque
ho deciso di riprendere a lavorare part-time in un centro
riabilitativo, sempre nell’ambito della salute mentale.
Sono sposata e ho tre figli, di 26, 21 e 17 anni, ed ora,
considerandoli ormai “grandi”, penso finalmente
di poter soddisfare il mio forte e innato desiderio di conoscere
e scoprire me stessa attraverso gli altri.
Credo molto nel “gruppo”, infatti mi ritrovo
da sempre a far parte di associazioni di volontariato e comitati
vari a livello locale. Anche questo corso, seppur breve,
mi ha dato la sensazione positiva di far parte di un gruppo,
e ora sento che l’esperienza di viaggio che andrò ad
affrontare potrà farmi sentire ancora una volta protagonista
in un percorso di vita. Già da tempo mi attira l’idea
di conoscere il Brasile, e in questa occasione vorrei poter
vivere un’esperienza di condivisione sia con il gruppo
che partirà con me che con chi troverò sul
posto, possibilmente mettendomi a disposizione degli altri
(magari nell’ambito di una vacanza-lavoro).
* * * * a) Ho deciso di partecipare a questo corso “Mondialità e
Cooperazione Internazionale” innanzi tutto per cercare
di capire e di approfondire un argomento a me molto caro,
la natura, la solidarietà sotto tutti gli aspetti.
Nel poco tempo che riservo a me stessa, solitamente seguo
molto l’informazione su questi temi, sia televisiva
- che purtroppo è minima - sia giornalistica. Il mio
motto è sapere per poi saper dare quel poco nel nostro
piccolo. Alla presentazione del corso il mio primo pensiero non è stato
il viaggio, anche perché mi sembrava impossibile partecipare,
ma l’approfondimento della materia che ho seguìto
con molto interesse, pur vivendo rispettando per quanto è possibile
la natura, il genere umano che mi circonda, con i loro usi,
costumi e religioni, ma che si può dare sostenibilità,
parola a me nuova, modo diverso di solidarietà a popoli,
nel Paese in cui vivono. Se devo dare un giudizio sul corso
devo dire che per me è stato molto interessante, con
ottima preparazione degli oratori e dell’organizzazione
del corso. b) Devo dire che ho viaggiato pochissimo nella mia vita,
ho sempre rinunciato per gli altri, il mio desiderio era
viaggiare ma per conoscere, il modo di vivere, le culture
dei vari Paesi: mi sento veramente una cittadina del mondo!
La mia cultura è sempre stata quella dell’accoglienza,
della multiculturalità. L’esperienza di questo
viaggio rafforzerà sicuramente questa mia cultura,
mi darà modo di intraprendere delle nuove conoscenze,
di poter dare quello che sono in grado di offrire a queste,
di mia esperienza. Nella vita di tutti i giorni poi potrò trasmettere
a quelle persone che mi circondano l’esperienza fatta,
in modo che le stesse abbiano desiderio anch’esse di
fare la mia stessa scelta. Lavoro con i bambini ed ho trasmesso
loro la cultura del rispetto per la natura e per gli altri,
anche i genitori sono indirizzati a questo e vedo quanto
sono interessati a quanto comunico loro. Mi sono chiesta
durante il corso “non potrebbe essere materia di studio
nelle scuole?”. I genitori sono molto influenzati dai
bambini, oggi più che mai su ciò che viene
insegnato loro a scuola.
* * * * a) Mi
sono piaciuti molto gli interventi di Maddalena Di Tolla
e soprattutto di Michele Nardelli che mi hanno lasciato
parecchi spunti su cui andare avanti a capire ed indagare.Gli
incontri con Mario Stolf e Chiara Ghetta hanno toccato
argomenti per me già in parte percorsi.
Per la relazione
economica non sono sufficientemente preparato per apprezzarla. b) Per la mia abitudine ad una curiosità di cercare
di capire l’esterno, credo ci sia in tutto (rapporti
con le persone, lavoro, viaggi) la mia necessità di
comprendere cosa mi trovo di fronte. I miei lavori in giro per il mondo per provare a capire
realtà diverse, i miei viaggi in Africa per provare
a capire mentalità diverse.Finora il mio individualismo
mi ha sempre portato ad una forte responsabilizzazione di
scelta di percorsi. Temo il delegare come alibi per deresponsabilizzarsi dal
nostro dovere di provare a capire, ma mi ostino a cercare
un associazionismo che non caschi in questo errore: il mio
impegno nel volontariato in ambito handicap sia fisico che
psichico tramite shiatzu ne è la dimostrazione.
* *
* * Ho seguìto con interesse e curiosità il corso
formativo sopra citato, svoltosi dal 26.11.2004 al 27.01.2005
a Trento, organizzato dalle associazioni Prijedor e Tremembè Onlus. Le tematiche trattate nei vari incontri sono state utili
come chiave di lettura di fenomeni di grande attualità emergenti
nell’ambito del contesto mondiale. I mass media parlano sempre più spesso di sviluppo
sostenibile, ma il concetto in molti casi non è spiegato
bene, e di conseguenza non è recepito in maniera chiara. La relatrice che ha trattato questo argomento ha dato informazioni
semplici, ma con esempi molto esaustivi, su come deve essere
inteso e perseguito questo progetto. Ogni cittadino può diventare parte attiva nel sostenere
questo specifico sviluppo che tende a realizzare i bisogni
dell’uomo nel rispetto delle risorse disponibili e
delle specie viventi. Un altro tema svolto molto bene nel corso è stato
quello inerente la cooperazione internazionale e le varie
problematiche ad essa connesse. Anche questo è stato un argomento da cui sono emerse
considerazioni nuove ed interessanti sul concetto di paesi
poveri e paesi ricchi, su come vengono gestiti i progetti
diretti verso i paesi meno sviluppati, su come queste gestioni
potrebbero essere migliorate. Le argomentazioni del relatore hanno trasmesso, penso in
più d’una persona, il desiderio di collaborare
con le associazioni che nel territorio della nostra provincia
operano nell’ambito di queste iniziative. Il programma del corso ha previsto anche una relazione sul
tema del turismo responsabile, argomento che sta introducendosi
da qualche anno nella nostra società del benessere. Condivido l’idea che il turismo di massa, in molti
casi facile da intraprendere dai vacanzieri nella formula “mordi
e fuggi” non porti ricchezza ai paesi del terzo mondo
e non porti conoscenza ai fruitori. Si avverte da parte di
più persone la necessità di trovare una forma
di turismo che porti beneficio alle popolazioni locali ed
arricchisca le nostre esperienze personali con il contatto
tra culture diverse. Da qualche anno ho sviluppato una certa sensibilità circa
l’idea di un turismo diverso da quello offerto dalle
agenzie di viaggio. Ho seguìto recentemente una relazione
dell’antropologo Duccio Canestrini dal titolo “Partire è un
po’ capire”, dove il viaggio è inteso
come momento di conoscenza. L’esperienza di un soggiorno in un paese definito “povero”,
in una struttura gestita da persone locali, è per
me una novità. Il mio interesse è rivolto alla
conoscenza dell’organizzazione sociale di quella micro
società con cui si entrerà in contatto, dei
bisogni che emergeranno e di quello che si potrà fare
per essere utili a questa gente. Mi sembra anche che sia importante l’aspetto dell’arricchimento
culturale che nascerà da un interscambio di conoscenze
tra la cultura di noi italiani-trentini e la popolazione
di quel paese. Penso che l’esperienza di un viaggio fuori dal turismo
di massa comporti un cambiamento nella concezione di fare
viaggi ed apra nuove possibilità di cooperazione tra
persone che vivono in paesi molto diversi.
* * * * I T A C A Se
per Itaca volgi il tuo viaggio,
fa voti che ti sia lunga
la via,
e colma di vicende e conoscenze.
Non temere i Lestrigoni
e i Ciclopi
o Posidone incollerito: mai
troverai tali mostri sulla via,
se resta il tuo pensiero
alto, e squisita è l’emozione
che ti tocca il cuore
e il corpo. Né Lestrigoni o
Ciclopi
né Posidone asprigno incontrerai,
se non li rechi
dentro, nel tuo cuore,
se non li rizza il cuore innanzi
a te. Fa
voti che ti sia lunga la via:
e siano tanti i mattini
d’estate
che ti vedano entrare (e con che gioia
allegra!) in porti
sconosciuti prima.
Fa scalo negli empori dei Fenici
per acquistare bella
mercanzia,
madrepore e coralli, ebani e ambre,
voluttuosi aromi d’ogni
sorta,
quanti più puoi voluttuosi aromi.
Recati in molte
città dell’Egitto,
ad imparare imparare dai
sapienti. Itaca
tieni sempre in mente.
La tua sorte ti segna a quell’approdo.
Ma non
precipitare il tuo viaggio.
Meglio che duri anni, che vecchio
Tu finalmente
attracchi all’isoletta,
ricco di quanto guadagnasti
in via,
senza aspettare che ti dia ricchezze. Itaca t’ha
donato un bel viaggio.
Senza di lei non ti mettevi in via.
Nulla ha da darti in
più. E se la trovi povera, Itaca non ti ha illuso. Reduce così saggio, così esperto,
avrai capito che vuol dire un’ Itaca. Certo la metafora del viaggio è così ben definita
da questa poesia di Costantino Kavafis (TA ITOIHMATA 1919-1933
IKAPOE EKAOTIKH ETAI PIA) che si potrebbe usare come emblema
del turismo responsabile, di là da tutti i libri che
sull’argomento si sono scritti negli ultimi anni. Indubbiamente essi danno un grosso contributo all’evoluzione
dei ragionamenti intorno all’economia, alle differenze
tra Paesi ricchi e poveri, al come muoversi nel mondo globalizzato
(in una sola direzione), senza “disturbare” il
luogo visitato. Tutto concorre a creare una mentalità da viaggiatore
e a dismettere la veste di “turista” che in certe
parti del mondo assume, addirittura, una connotazione di
perversione. La verità è che quando si affrontano i temi
della mondialità e cooperazione ci si accorge improvvisamente
di quanti errori si siano commessi nel viaggiare, nelle scelte
delle mete, nella convinzione di avere cercato un’opzione
giusta, alternativa. In un recente viaggio, in alcune isole spagnole, ci siamo
trovati in un albergo dove ci capivano meglio se si esprimeva
in tedesco e nei negozi vicini, gestiti spesso da stranieri
e non da gente del posto, le insegne recitavano “Apoteke,
Kaufhof”: allibiti credevamo di essere a Monaco di
Baviera e di aver sbagliato volo. Ci siamo ripresi, cercando altrove, in altre località,
qualcosa di più autentico, ma la scelta, operata in
fretta, ormai era fatta. Un piccolo e banale esempio, ma nel presente, saremo in
grado di realizzare scelte più accurate, preparando
il viaggio e agendolo in modo da riportare a casa non solo
qualche bella foto, ma qualcosa di più autentico,
come il fatto d’essere stati utili alle popolazioni
locali, avendo lasciato loro un poco del nostro denaro, del
nostro tempo e soprattutto di noi stessi? Le obiezioni più comuni saranno “ma io voglio
riposare….se si deve lavorare….come sarà la
sistemazione….potrò lavarmi….e se poi
non mi piace….”. Il viaggio è fatica, è scoperta e quindi abbandonare
la comoda via delle indicazioni date dal tour operator, per
seguire quella di viaggiare con compagni cui ti accomunano
le idee e che scelgono il turismo responsabile, fa parte
della scelta in sé, del motivo del viaggio e del viaggio
stesso. Solo avvicinando la gente, parlando, anche a gesti, si possono
capire le “cose”, vedere le differenze, farle
proprie, aprirsi e portare via sorrisi, strette di mano e
promesse di ben presto rivederci, in altre situazioni ci
sarebbero soltanto i saluti convenzionali del personale della
reception e del responsabile in loco dell’agenzia viaggi. Dopo quest’esperienza mi aspetto, data la maggior
consapevolezza acquisita, di affrontare in modo più maturo
tutte le esperienze di viaggio e in particolare di scegliere
quelle più convenienti alla mia maturazione personale. Si abbandona quindi il sentiero delle noiose certezze, per
una strada dove sarà, forse, più facile incespicare,
ma avverrà qualcosa di magico e coinvolgente la cui
simbolica fatica si mostrerà indubbiamente appagante
da tutti i punti di vista. Il percorso con l’associazione Tremembè, di
cui ho visto gli albori e poi la nascita, senza poi, colpevolmente
praticarne le vie, è tutto da scoprire, è un’avventura
nell’avventura, un viaggio nel viaggio; adesso mi affascina
e mi stimola e solo strada facendo saprò delinearne
i contorni e darne un giudizio. Da qui in avanti spero di esser più consapevole nelle
mie scelte di viaggio, di porre ancor maggior attenzione
alle culture, alle persone, ai luoghi, nella speranza di
portare la piccola goccia d’acqua del colibrì a
spegnere l’incendio. Ancora una considerazione: perché parlare del viaggio
e non dello sviluppo sostenibile, della cooperazione comunitaria,
dell’ecologia? In ultima analisi, note le considerazioni e le teorie, tutto
conduce, per noi non addetti ai lavori, al muoversi, all’esperienza
di Tremembè o di Prijedor, al viaggiare consapevoli
di viaggiare, per conoscere, per sentire e perché no,
per amare.
* * * * Confesso che quando mi sono iscritta al corso non avevo
grandi aspettative: l’ho fatto per incontrare gente
nuova con cui confrontarmi su idee e problematiche che coltivo
da una vita e perché mi si offriva l’occasione
di imparare un po’ di bosniaco che mi permetterebbe
di comunicare in modo diretto con una proroga della guerra
serbo-bosniaca, da me adottata tramite la Casa per la Pace. Sui contenuti del corso non avevo molte curiosità perché ritenevo,
forse con un po’ di presunzione, di avere già un
buon bagaglio di conoscenze ed esperienze. A conclusione degli incontri devo ammettere che tutte le
relazioni sono state uno stimolo e un arricchimento, vuoi
perché le questioni trattate e i dati forniti erano
ben aggiornati, vuoi per l’entusiasmo e la capacità di
motivare che i relatori hanno saputo trasmettere a noi corsisti. Le aspettative sulla socializzazione, invece, sono rimaste
insoddisfatte, in gran parte per motivi non imputabili all’organizzazione,
ma a vincoli personali. Agli organizzatori mi permetto comunque
di far presente che un’interruzione/ intervallo durante
le relazioni avrebbe aiutato ad approfondire la conoscenza
tra i partecipanti. Cooperazione internazionale e globalizzazione e stili di
vita sono state le relazioni che più mi hanno lasciato
idee “nuove”. Sulla cooperazione internazionale avevo già sentito
delle voci di dissenso. In particolare avevo sentito ad un
convegno un medico nigeriano lamentare il fatto che gli aiuti
delle ong sono invasivi, che non ci si preoccupa della sostenibilità dei
progetti, che spesso i destinatari degli interventi vengono
aiutati a svilupparsi, ma non a liberarsi. D’altro
canto, sempre nella stessa circostanza, avevo sentito una
donna equadoregna sostenere che nel regime autoritario duro
e assolutamente non rispettoso dei diritti umani quale è quello
dell’Equador i rappresentanti delle ong, con la loro
presenza nel paese arginavano un po’ il dilagare della
prepotenza di matrice governativa. Sono i pro e i contro
della questione, una realtà sfaccettata che forse
non è da scartare in blocco. E tuttavia la lucida analisi di Michele Nardelli è stata
molto convincente nel mostrare come sia ormai maturo il tempo
di rivedere l’idea di cooperazione come trasferimento
di risorse, sostituendola con quella di cooperazione basata
sul rapporto tra comunità, che aiuti ad elaborare
i conflitti. Del tutto nuova, per me, l’idea che sia da fare cooperazione
con gli USA per liberarli dalla loro ossessione di voler
dominare il mondo. Interessante pure l’accenno ai motivi del crollo della
ex-Jugoslavia e dello scoppio delle guerre cosiddette “etniche”,
oltre al concetto che la globalizzazione ha scardinato l’idea
della divisione tra Nord e Sud del mondo e la va sostituendo
con la divisione tra ricchezza e povertà. Anche la relazione sulla globalizzazione e sili di vita,
molto ben articolata, è stata, secondo m, di grande
interesse. Mi è piaciuta l’impostazione “tecnica” dell’intervento,
l’attenzione al ragionamento non influenzato a priori
da giudizi morali o dal bisogno di sostenere una tesi precostituita. Dal discorso è comunque emerso con chiarezza quanto
iniqui siano, per esempio, gli effetti della globalizzazione
commerciale nei paesi del Sud per l’uso, da parte dei
paesi del Nord, di strumenti come i dazi e i sussidi, volti
a vanificare la concorrenzialità dei prodotti del
Sud. Per non parlare della globalizzazione finanziaria, totalmente
priva di vincoli in quanto per il trasferimento di denaro
non ci sono ostacoli, - basta una rapida operazione a computer – e
che crea perciò una sperequazione ancora maggiore
tra i paesi ricchi e poveri. Allora, poiché il credito è fattore fondamentale
di sviluppo e poiché i paesi poveri non hanno accesso
al credito, per opporsi alla globalizzazione e ai suoi effetti
devastanti si è creata, tra le altre cose, la microfinanza,
un sistema di prestiti messo a punto per incentivare una
microimprenditorialità tra persone di paesi poveri,
che altrimenti non avrebbero modo di procurarsi i soldi per
avviare un’attività, viste le regole delle banche
tradizionali. Si tratta di una realtà in espansione:
nelle società locali che fanno microfinanza si vanno
inserendo, con investimenti tramite fondi d’investimento,
anche soggetti bancari USA ed europei (recentemente si è inserito
un colosso finanziario amburghese, la DEXIA?). Un altro punto interrogativo mi è rimasto riguardo
all’argomento diversità tra culture. Fino a quando sarà vero, ammesso che lo sia ancora,
che c’è più domanda che offerta di persone
che lavorano nell’industria e quindi gli immigrati
non “portano via” il lavoro agli italiani? Con
la delocalizzazione che avanza di giorno in giorno arriverà presto
il momento in cui i lavoratori italiani vedranno nei lavoratori
stranieri dei concorrenti. Secondo me è una questione
che va affrontata con onestà e competenza dalle forse
aperte della società, facendosi carico delle paure
dei nostri lavoratori. Forse siamo davvero al punto di dover
assumere un cambiamento di prospettiva nel considerare certi
problemi sociali non più determinati dalla divisione
tra Nord e Sud del mondo, ma tra ricchezza e povertà,
come un tempo che credevamo ormai definitivamente trascorso. Resterà certamente anche la paura dello straniero
legata al fatto che è un diverso da noi e su questo
la relazione di Stolf è stata un utile strumento di
analisi e riflessione, come pure è stato utile sentire
dalla viva voce di un immigrato macedone il racconto delle
sue vicende di migrante e delle sue difficoltà di
inserimento nella società trentina. Lo sviluppo sostenibile e il turismo responsabile sono gli
argomenti sui quali avevo meno aspettative di apprendere
cose nuove, ma è stata comunque interessante la riflessione
collettiva, corredata da cifre e dati, soprattutto sulla
vastità e sul peso del fenomeno turistico. Altrettanto interessante dev’essere stata, per chi
non lo conosceva già, la presentazione di Tremembè come
esempio concreto di turismo responsabile. In conclusione la mia valutazione sul corso è positiva,
pur con qualche riserva sul versante socializzazione. Viaggiare ha sempre significato per me andare alla ricerca
di un “altrove”, per entrare in contatto con
luoghi, popoli, tradizioni diverse dalla mia. Il viaggio in Bosnia lo immagino più facile di altri
viaggi perché dovrebbe portarmi in una realtà in
cui non esiste la difficoltà del primo approccio,
essendovi già stati molti contatti tra gli organizzatori
e noi viaggiatori alla prima esperienza. Dovrebbe essere,
a quanto ho capito, un’esperienza in una situazione “protetta”. Per quanto mi riguarda, non avrò il timore dell’ignoto,
ma neanche il fascino della scoperta, che è per me
una componente molto importante del viaggiare, perché attraverso
quelle terre sono passata parecchie volte quando si chiamavano
ancora Jugoslavia. In compenso mi aspetto di riuscire a instaurare relazioni
umane solidali e durevoli, in una realtà già a
questo predisposta. Un incontro tra persone e comunità,
con il solo scopo di conoscersi, consapevoli che ognuna ha
qualcosa da dare e da ricevere. Certo, non mi illudo che subito, al primo incontro, la comunità ospitante
ci accoglierà a braccia aperte. Ci vorrà tempo
e pazienza per superare diffidenze e indifferenza, ma io,
come pensionata, ho la fortuna di poter disporre di quella
grande ricchezza che è il tempo libero e sono quindi
vivamente interessata a fare quest’esperienza.
* * * * Il corso di formazione appena concluso ha richiamato la
mia attenzione sui già noti problemi legati alle dinamiche
della globalizzazione, al fenomeno migratorio ed alle diversità tra
culture. Molta amarezza per i tragici dati che confermano il poco
interesse rivolto dai Paesi industrializzati alla Cooperazione
Internazionale ed i conseguenti scarsi fondi destinati alle
numerose persone prive di mezzi di sussistenza ed obbligate
a passare negli stenti la loro vita terrena, gente che – come
direbbe Oscar Wilde – “esiste e nulla più”. Pur cosciente che le singole persone poco possono pesare
sui destini del mondo, il proposito personale è di
continuare, nel tempo residuo di vita terrena che verrà concesso,
a svolgere – con il pensiero, con la parola, con l’azione
anche nel volontariato – nei confronti dei terzi (parenti,
amici, conoscenti anche occasionali) opera di esternazione
e valorizzazione dei reali problemi umanitari in argomento,
al fine di portare un aiuto seppur indiretto a queste popolazioni. E’ per me importante che nel nostro mondo edonistico
le persone apprendano, ripetano e mettano in pratica un messaggio
di fratellanza, di rispetto e di condivisione delle risorse
mondiali, nella convinzione che si potrà pervenire
in un futuro ad una vera Pace tra i popoli. Premetto che in merito ai viaggi, offerti come possibilità per
i corsisti di entrare in una cultura diversa, pur apprezzando
le motivazioni e lo sforzo organizzativo, devo segnalare
la mia rinuncia per motivi sia personali che familiari. In passato tanti miei viaggi sono stati effettuati con un’ottica
ed attenzione molto vicina ai princìpi che ispirano
il “Turismo Responsabile” e credo quindi nella
validità di queste iniziative. Ritengo che – se affrontati con spirito di sacrificio,
con attenzione agli altri partecipanti ed alle persone che
si andranno ad incontrare – diventano un’esperienza
molto positiva ed opportuna al fine di “ricaricare
le batterie” per continuare il personale viaggio terreno
nella propria realtà locale con un costante, intimo
pensiero e riferimento alla fratellanza mondiale.
* * * * Ho iniziato questo corso con curiosità e anche un
po’ di timore, il titolo “Mondialità e
Cooperazione Internazionale” mi incutevano soggezione. Al momento dell’iscrizione, ci venne chiesto il motivo
della scelta di questo corso, e ripensando alla risposta
che diedi, mi sembra di poter riconfermare le stesse cose
e dire che è sempre importante cogliere le opportunità che
vengono offerte per riflettere sui problemi del giorno d’oggi,
anche quando non si sa o non si capisce bene dove ti conducano.
E’ un’occasione che ti viene offerta per fermarti,
riflettere e leggere assieme a persone competenti la realtà che
ci circonda, o che spesso pare più lontana di quello
che pensiamo, e tentare di aggiungere un tassello a quel
puzzle che ci si costruisce tenendo presente che le situazioni
cambiano velocemente (es. la tragedia di questi giorni in
Asia, impensabile solo un mese fa). Le tematiche trattate erano tutte piuttosto difficiline,
vuoi per la complessità dell’argomento, vuoi
per la terminologia che si usa, dando per scontato che si
conosce il significato o perché sono ormai termini
che nelle conversazioni si usano abitualmente. Sicuramente mi ha resa ancora più consapevole della
complessità dello scenario mondiale, del fatto che
nessuno ha risposte pronte o soluzioni prefabbricate ma che
queste vanno cercate di volta in volta, lavorando ed elaborando
le esperienze precedenti. Sicuramente questo mi sprona a cercare di capire sempre
più la realtà che mi circonda, a non accontentarmi
di una lettura superficiale degli avvenimenti, pur rendendomi
conto che gli strumenti di informazione non sempre sono i
più adatti o esaustivi. Provo a rispondere alla seconda domanda. Quando all’inizio del corso si ipotizzava la possibilità di
poter fare un viaggio in Brasile o nei Balcani, subito mi
sarebbe venuto di scegliere il Brasile, pensando al mare
splendido, alla gente aperta e tante altre cose, mi sembrava
un viaggio più “facile”. A causa degli
impegni familiari che non mi consentono di assentarmi un
mese, ho chiesto così l’opportunità di
poter visitare i Balcani dove sicuramente da sola o con la
mia famiglia non sarei andata. In questi anni ho avuto la fortuna di girare e conoscere
paesi nuovi, ma mi rendo conto che questo “viaggio” lo
vivo diversamente. Sono ancora molto vive in me le immagini
della guerra, le violenze che questo popolo ha subìto
e fatto, e non riesco a concepire il soggiorno in questi
luoghi come una classica vacanza. E’ per me una fortuna poterlo conoscere accompagnata
da persone che già hanno frequentato questi posti; è un’occasione
per addentrarmi in questo territorio sconosciuto.
* * * * Voglio ringraziare tantissimo chi ha organizzato questo
corso, che mi ha dato la possibilità di approfondire
argomenti che già da un po’ di tempo stimolavano
il mio interesse, senza trovare l’iniziativa giusta
per fare il primo approccio. Penso di vivere rispettando l’ambiente, nel senso
che evito sprechi ed eccessi, mi tengo abbastanza informata
leggendo quotidiani, riviste e pubblicazioni varie, ma ho
scoperto che l’informazione che arriva alla maggioranza
della gente riguardo a queste tematiche è piuttosto
scarsa se non fuorviante. Ho appreso con un certo senso di impotenza che le risorse
e le energie del nostro pianeta sono in mano a 7 multinazionali
che le gestiscono solo in funzione del loro profitto, distruggendo
l’equilibrio fra natura e uomo, unica possibilità di
sopravvivenza dell’umanità e di come noi occidentali
industrializzati e cosiddetti civili consideriamo rozze e
sottosviluppate quelle piccole comunità tribali e
tradizionali che adorano il sole, fonte di energia vitale
e vivono in armonia con la natura rispettandola e temendola
dimostrandosi così molto più lungimiranti di
noi. La sconvolgente tragedia del Sud-est asiatico ci pone
l’angosciante dubbio che se le grandi multinazionali
non avessero contribuito a distruggere il territorio naturale
e originale, creando modelli di sviluppo che hanno prodotto
rotture di equilibri e nuove povertà solo per proprio
tornaconto, non curandosi assolutamente del progresso e dell’interesse
delle popolazioni locali, il tragico evento avrebbe avuto
un impatto meno catastrofico e meno doloroso. Ho capito che la nostra diffidenza verso gli immigrati si
chiama paura e che la nostra ostilità è solo
frutto di insicurezza e di schemi mentali irrigiditi. Pensiamo
di dover mettere in discussione le nostre fragili certezze
accogliendo chi è diverso per cultura o colore della
pelle, inibendoci così la possibilità di stabilire
relazioni che porterebbero ad un arricchimento reciproco
e a d una veduta più ampia del mondo. Dimenticandoci
fra il resto troppo velocemente il percorso di sofferenza
e miseria che solo qualche decennio fa ha visto protagonisti
moltissimi nostri connazionali, e non tutti onesti lavoratori. Alcuni esempi delle loro gesta ci fanno ancora vergognare
di appartenere alla loro stessa nazione. Mi ha entusiasmato l’intervento di Michele Nardelli.
La sua idea di “Cooperazione Comunitaria” è coinvolgente
e stimolante. L’esposizione dettagliata delle cause
della crisi della cooperazione internazionale, cioè il
taglio del finanziamento da parte dei governi, la militarizzazione
degli interventi, il trasferimento delle risorse, la cosiddetta
globalizzazione (che ha scardinato quello che era il sistema
di fare cooperazione), ci fa riflettere sul perché c’è bisogno
di ripensare al concetto di Cooperazione Internazionale. Per avvicinarsi alla sofferenza di popolazioni meno fortunate
e essere di aiuto, è necessario avere più attenzione
e rispetto delle culture locali, creare le possibilità per
la ricostruzione degli equilibri e della riappropriazione
dei territori, stimolando lo sviluppo locale autosostenibile
e la capacità di autogoverno. E’ confortante
sapere che la nuova legge provinciale della provincia di
Trento, dà un segnale importante in questo senso. Anche il microcredito rappresenta un fattore fondamentale
per aiutare lo sviluppo economico di questi territori perché dà la
possibilità di accedere a crediti anche alle persone
che non hanno le garanzie richieste dai normali istituti
di credito. E’ molto interessante venire a conoscenza
che le principali destinatarie dei programmi di microcredito
sono le donne, che utilizzano il denaro guadagnato per l’educazione
e l’istruzione di figli. Su questo pianeta, 53 Stati con 1 miliardo di abitanti che
hanno un reddito pro capite annuo di 27.000 dollari, hanno
accesso al 93% delle risorse finanziarie, agli altri 5 miliardi
con un reddito che va da 430 a 1.750 dollari rimane solo
il 7%. E’ utopia pensare che ci possa essere un futuro in
cui le risorse siano equamente condivise e che ogni essere
umano che nasce abbia le stesse opportunità di salute,
dignità e felicità. Ma anche sognare e sperare
fa parte dell’essere umano. Ho trovato infine molto interessante ed esauriente l’intervento
di Chiara Ghetta sul turismo responsabile. Seguo questo tema
da qualche anno, leggo le pubblicazioni di Duccio Canestrini
e ho partecipato ad alcune sue serate informative. Molti turisti pensano di essere dei grandi viaggiatori solo
perché si spostano da un villaggio turistico all’altro
della terra. Credono di aiutare lo sviluppo locale perché vedono
che alcuni lavoratori dei villaggi sono abitanti del posto.
Sono convinti che la vacanza sia sinonimo di “assoluto
far niente” possibilmente con tutte le comodità. I mass media non informano sufficientemente e non sensibilizzano
abbastanza la gente per incentivare una forma di turismo
più responsabile, ma ovviamente c’è il
sospetto che i grossi tour operators internazionali si adoperino
affinchè questo non avvenga. Queste sono sinteticamente alcune cose che ho imparato ed
alcune riflessioni che ho maturato frequentando il corso. Io non ho viaggiato molto perché gli impegni di famiglia,
di lavoro e forse anche la mancanza della compagnia giusta
non me lo hanno permesso. Mi auguro di avere maggiori possibilità in
futuro. Per me un viaggio dovrebbe essere intrapreso con entusiasmo,
curiosità e voglia di conoscere, essere vissuto con
rispetto, generosità, reciprocità e umiltà stimolando
e suscitando meraviglia, gratitudine e crescita. Non potrò partecipare al viaggio in Brasile, perché gli
impegni non mi permettono di assentarmi per un periodo così lungo. Sarei invece più interessata verso i Balcani, perché penso
che il periodo e la lunghezza del soggiorno siano più alla
mia portata. Comunico inoltre che il giorno 27 gennaio non sarò presente,
in quanto sarò in Inghilterra per uno stage. Auguro
pertanto una buona conclusione del corso e saluto cordialmente.
* * * * La proposta formativa, articolata nei cinque incontri del
corso di Mondialità e cooperazione dell’Associazione
Tremembè dal novembre 2004 al gennaio 2005 ha ribadito,
offrendomi un’occasione di approfondimento, l’esigenza
etica di un modo nuovo di viaggiare rispetto a quello tradizionale
di massa. Ho detto ribadito, perché mi sono ritrovato
nei concetti espressi dai vari relatori nelle cinque serate,
in quanto dopo una pluriennale esperienza di viaggiatore
ed in seguito ad una lunga riflessione, ho sentito il bisogno
di fare turismo in un modo diverso. E’ stato infatti
dopo una serie di viaggi, effettuati quasi esclusivamente
in autonomia (escluso Cina - Birmania ed Egitto) in cui l’obiettivo
prevalente era la ricerca dello svago, la vista delle bellezze
naturali, architettoniche, dei siti archeologici o magari
semplicemente quello di staccare la spina, di fuggire dalla
routine giornaliera per caricare le batterie dopo lunghi
periodi di lavoro, che ho sentito il desiderio di migliorare
la mia vacanza ricercando una visione alternativa attraverso
il contatto con la gente dei luoghi visitati in modo da instaurare
rapporti interpersonali e sentirsi così coinvolti
nella conoscenza delle loro culture. Nei vari moduli in cui è stato
suddiviso l’itinerario del corso ho avuto la conferma
che fare del turismo socialmente sostenibile deve essere
una occasione di sviluppo per la comunità visitata,
in modo da sottrarla alla volubilità, alla economia
senza scrupoli degli imprenditori turistici stranieri, sostituendola
con una condivisione solidale delle loro necessità.
Non dobbiamo limitarci, per le nostre vacanze, ad impadronirci
del loro habitat ecologico magari sfruttandolo sottraendo
acqua ed energia, ma aiutare le comunità locali a
migliorarsi senza peraltro trasferire il nostro esempio di
comportamento ma favorire invece il loro modello di sviluppo,
perché è nel nostro interesse investire sulle
persone affinchè si sentano protagoniste dirette del
loro futuro. Certamente, come abbiamo sentito, saranno necessari
tempi lunghi per raggiungere questo scopo, per le scarse
disponibilità finanziarie di cui dispongono le varie
ONG, e ciò anche perché nel mondo occidentale
non è stata mai veramente attivata quella tassa a
favore dei paesi poveri, che era stata proposta e porta il
suo nome, da James Tobin, premio Nobel per l’economia
del 1981, il quale aveva affermato che le nazioni oltre che
preoccuparsi costantemente del proprio PIL avrebbero dovuto
affiancare anche un interesse per BNS (benessere sociale
netto). In un recente convegno intitolato “L’informazione
negata” il direttore di MISNA, padre Giulio Albanese,
presentando il suo libro “Il mondo capovolto” ha
sollecitato l’impegno dei paesi donatori del mondo
occidentale, dopo secoli di turismo aggressivo, di conquista,
di colonialismo, a guardare all’Africa come ad un grande
continente con grandi potenzialità (in particolare
diceva di guardare l’Africa attraverso la carta di
Peters e non come siamo abituati attraverso le proiezioni
di Mercatore (nome latinizzato del geografo fiammingo Gerhard
Kremer) dove l’Europa appare più grande geograficamente
di quello che è nella realtà. Se volgiamo poi
lo sguardo al Sud America mi viene subito alla mente la terribile
frase di Frei Betto, teologo della Liberazione, citata da
Gianni Minà nella prefazione del suo libro “Un
continente Desaparecido”: NEI NOSTRI PAESI SI NASCE
PER MORIRE. I flussi migratori infine, indispensabili ormai
per la nostra economia, devono essere vissuti non come un
pericolo per le nostre tradizioni e radici ma invece attraverso
la loro diversa cultura, come un arricchimento di nuove conoscenze,
una conviviabilità delle differenze. Per fare questo
si deve naturalmente facilitare questo loro inserimento anche
con piccoli, ma concreti, aiuti che contribuiscano al raggiungimento
di pochi ma chiari micro obiettivi. Il sindaco di Roma Walter
Veltroni, in una recente intervista televisiva, ha detto
che si sta meglio se ci si occupa degli altri oltre che di
se stessi. In proposito, per mia personale esperienza, posso
dire che già da quasi 10 anni il mio medico di base è originario
di Amman (Giordania) con il quale si è sviluppata
anche una cordiale amicizia. Quasi tutti i giorni poi incontro
i componenti di una famiglia maghrebina che abitano nello
stesso condominio con i quali si è stabilita una sincera
e solidale amicizia. Con entrambi (medico e famiglia) ci
scambiamo vicendevolmente gli auguri: a Natale e Pasqua da
parte loro e da parte mia in occasione delle principali ricorrenze
Musulmane (ramadam e festa del sacrificio – Id-el-kebir). Con queste premesse la prossima esperienza di viaggio mi
auguro possa essere come quelle degli ultimi anni. Un’altra
occasione per conoscere nuovi luoghi, ma soprattutto instaurare
nuovo e possibilmente durature relazioni interpersonali come
ho avuto la felice opportunità di stabilire in Tunisia
che frequento abitualmente ormai da oltre 15 anni e dove
ho conosciuto delle persone che più che amici posso
considerarli dei fratelli, come una seconda famiglia. Concludo citando un pensiero di Maupassant: Il viaggio è una
specie di porta per la quale si esce dalla “realtà”,
come penetrare in una realtà inesplorata che sembra
un sogno.
* * * * Gli incontri di questo percorso mi hanno fatto individuare
concezioni di fondo e su esse ho così potuto riflettere: sono inutili i programmi di sviluppo per popoli di culture
diverse dalla nostra, basati sulla nostra concezione di vita,
perché quello che pensiamo buono per noi non lo sarà per
un altro popolo in un altro territorio. La cultura di un altro popolo deve essere oggetto di arricchimento
interiore per noi più che di compassione. L’Altro è percepito quasi mai come individuo
nelle sue componenti di identità, ma è continuamente
rinviato alla sua comunità di appartenenza; così i
pregiudizi ci portano a far coincidere il mondo che si sta
conoscendo con le prefigurazioni che già possediamo. Prendere atto che la maggior parte dei problemi hanno dimensioni
che oltrepassano i confini di uno stato, significa contrastare
provincialismi, etnocentrismi in vista dell’affermazione
di valori che possono essere condivisi. Per gli altri popoli possiamo solo: costringere i nostri governi a ratificare convenzioni internazionali
che riconoscano i diritti delle popolazioni del luogo. B) accompagnare le popolazioni nel processo di attivarsi
nella gestione del proprio territorio, nel rafforzamento
della propria cultura e nella creazione di piccole imprese. Questo percorso formativo si concluderà con un viaggio
reale; cosa può rappresentare per me? Andare lontano da casa/ viaggiare sarà uno stimolo
importante per guardare la vita con occhi nuovi. Sarà l’occasione per prendermi tempo. Un’occasione di…..sospensione dalla vita di
tutti i giorni. Sono certa che sarà un vero viaggio, non un fare
turismo. Uscendo dal sistema, diventerò consapevole della
mia appartenenza culturale, con maggior chiarezza, “costretta” ad
un confronto con altre culture e situazioni. Metto in conto il timore per il nuovo che può favorire
il perpetuarsi di barriere psicologiche, di incomprensioni
che impediscono la vera comunicazione e i rapporti proficui. Immagino l’esperienza del viaggio come una scuola
dove le “lezioni” fatte dalla gente del luogo
che io posso apprendere mi aiuteranno a ri-dare interezza
alla mia concezione di vita e a ritrovare una via di evoluzione
più rispettosa degli altri e del mondo in cui vivo. Certo, emergeranno, immagino tutte le contraddizioni di
popoli che nella loro terra non possono vivere secondo le
loro tradizioni perché sono stati alterati i loro
equilibri sociali, politici, economici e quindi ambientali;
come dire vivono in una condizione sospesa tra quello che
erano e non saranno più e quello che il resto del
mondo è ormai diventato. Sarà basilare riconoscere i confini della mia identità culturale
per sapere riconoscere l’identità dell’altro
senza mimetizzazioni forzate, che spesso scattano nello sforzo
di avvicinarsi all’altro. Mi auguro che le esperienze riuscirò ad accompagnarle
man mano a opportune riflessioni e dopo il viaggio, sento
che sarà d’obbligo mettere in chiaro cosa vorranno
dire per me i termini: progresso e benessere.
* * * * Alla fine dei cinque incontri, uno dei quali disertato per
malattia, la prima cosa che mi viene da dire è questa:
sono pochi, oppure che peccato che siano già finiti!
La curiosità di saperne di più sull’argomento “mondialità”,
che mi aveva indotto a partecipare, è stata in parte
soddisfatta, anche per l’estrema chiarezza, professionalità e
disponibilità dimostrata dai relatori, che non hanno
mai fatto cadere dall’alto le loro vaste conoscenze,
ma molto concretamente mi è parso volessero spartirle
con noi “alunni”. Dico in parte perché la
cosa più interessante che mi lascia questo corso è quella
di indurmi a voler aprire molte altre “finestre” sul
tema, attraverso siti in internet, letture precise e mirate,
discussioni portate avanti con colleghi di lavoro e in famiglia.
Una conoscenza-approccio che mi ha permesso di approfondire
sempre più, partendo dalla voce – viaggio – un
allargarsi e concatenarsi d’altre tematiche ad esso
relative. Ha innestato in una già nota volontà di
sapere quella più profonda del capire, che andrà ad
evolversi nel suo naturale “AGIRE”. Grazie. M’immagino come abitante da tempo nel condominio “ITALIA” che
avrà forse l’opportunità di incontrare
i vicini di pianerottolo dei quali conosco solo il nome sulla
porta: “BALCANI”, e poco altro passatomi da mirati
messaggi televisivi e pettegolezzi turistici. L’idea
di potermi trovare davanti a delle persone che sanno sicuramente
delle cose che io non so non mi umilia, ma bensì mi
incoraggia ad imparare ogni giorno qualcosa di nuovo. Poter
confrontare il mio futuro con il loro, stare ad ascoltare
con il cuore le loro storie cercando attinenze con le mie,
cogliere gli aspetti più veritieri e reali del loro
vissuto, mi renderà sicuramente più ricca.
Sapere che la distanza non solo fisica ma anche chilometrica
non è enorme mi può aiutare ad imbastire la
trama di qualsivoglia scambio socio-culturale. In effetti,
il desiderio e la fantasia rimangono pur sempre le armi migliori
per affrontare sia la realtà, sia l’imprevisto.
Termino con una massima (non mia!): “Al di là delle
idee di giusto e ingiusto, vi è un prato. Ci incontreremo
là”.
* * * * Il Corso “Mondialità e Cooperazione internazionale” al
quale ho potuto assistere assieme ad una trentina di interessati
mi ha regalato soddisfazioni a diversi livelli. Prima di
tutto è stato bello vivere questa esperienza con un
gruppo più o meno omogeneo per maturità ed
interessi, discutere assieme spesso vivacemente sui vari
temi trattati, ma trovarsi comunque sempre uniti su una base
comune di consapevolezza e di idee, nella ricerca di rimedi
e vie d’uscita ad un mondo che ci circonda troppo spesso
superficiale e consumista. Mi auguro che questo pur breve
percorso comune possa continuare in qualche modo, che il
nostro gruppo possa mantenere i contatti e trovarsi ancora
insieme, magari per qualche progetto concreto. Cinque sono stati i temi che abbiamo potuto approfondire
grazie al validissimo. Spesso eccellente, apporto di studiosi
ed esperti della materia. Grazie a loro abbiamo scoperto
i significati e tutto quello che c’è dietro
ai concetti che leggiamo e incontriamo quotidianamente sui
giornali e nella televisione. Maddalena di Tolla ha illustrato con molta vivacità ed
in modo brillante e coinvolgente i concetti di sviluppo e
sostenibilità aprendoci gli occhi sul futuro del nostro
pianeta, sulla necessità di riflettere ogni giorno
su ciò che facciamo anche in vista delle future generazioni
e di tutti gli esseri viventi, piante ed animali inclusi. Il tema dell’immigrazione e le sue problematiche legali
e sociali è stato trattato nella lezione sulla diversità tra
culture svolto da Mario Stolf, operatore dell’ATAS,
che ci ha fatto conoscere da vicino non soltanto i problemi
quotidiani che l’immigrante deve affrontare, ma ci
ha anche informato sui grandi flussi migratori fornendo delle
statistiche sulla popolazione straniera in Italia. Grazie
alla testimonianza diretta di un anziano signore, membro
della comunità macedone e residente ormai da molti
anni nel Trentino abbiamo potuto comprendere meglio le motivazioni
che spingono molte persone a lasciare i loro paesi e la loro
necessità di occasioni d’incontro con la popolazione
locale. Nuovi orizzonti sulla cooperazione internazionale ci sono
stati aperti da Michele Nardelli, soprattutto per quanto
riguarda il nostro modo di guardare la regione balcanica
nei confronti della quale spesso nutriamo concetti stereotipati
senza conoscere a fondo i veri motivi dello sgretolamento
della vecchia Jugoslavia (non causato dalla morte di Tito
bensì da una specie di Tangentopoli, una grande operazione
di potere che accomunava tutti, serbi e croati). Ci ha anche illustrato la crisi odierna della cooperazione
internazionale dovuta sia al forte taglio della cooperazione
governativa a livello locale che ai vari difetti, come l’invasività di
certi progetti, la loro insostenibilità e l’errore
di voler imporre il modello della nostra società. Mameli Biasin, professore di economia aziendale, ci ha illustrato
gli aspetti economici della globalizzazione e il mondo della
macroeconomia e microeconomia. Ho imparato molte cose che
non sapevo in quanto questo settore è stato per me
finora abbastanza sconosciuto. Sono rimasta esterrefatta
nell’apprendere che il 95% dei crediti erogati per
lo sviluppo dei paesi poveri vengono usati per operazioni
speculative. Per fortuna c’è anche il settore
della “finanza etica” e dei microcrediti (ci
sono 500.000.000 di micro-imprese al mondo alle quali si
danno prestiti anche minimi). Sarebbe sicuramente una cosa
giusta investire in questo settore tramite il credito cooperativo. L’ultima lezione si è svolta sul tema del Turismo
responsabile, che è stata per me, viaggiatrice appassionata,
di particolare interesse. Chiara Ghetta ci ha fornito una
bella panoramica dello sviluppo incredibile del turismo internazionale
negli ultimi 30 anni, nonché delle varie forme di
turismo e soprattutto delle sue conseguenze positive e negative.
Ci ha anche spiegato i princìpi del turismo responsabile
e sostenibile che io condivido totalmente, anzi posso dire
che personalmente ho sempre praticato questo modo di viaggiare
in modo semplice, pernottando nelle case della gente del
posto, parlando con loro per conoscere il loro modo di vivere. Ed è per questa ragione che mi sono incuriosita quando
ho saputo del Progetto Tremembè e che vorrei conoscere
meglio: una forma di turismo semplice, un soggiorno in un
posto di bellezza naturale con un’ospitalità essenziale
e cordiale, senza lussi superflui e a contatto con la popolazione
locale. Una forma di turismo che rispetta e valorizza le
risorse locali e l’ambiente, senza sfruttare la gente
del posto come semplice manovalanza a basso prezzo, riservando
i guadagni grossi alle grandi catene di alberghi e tour operator,
come succede quasi ovunque. Spero di aver prima o poi l’occasione
di conoscere da vicino questo progetto senz’altro unico
nel suo genere.
* * * * a) Ho partecipato al corso per avere una preparazione più approfondita
sul tema Mondialità e Cooperazione Internazionale.
La solidarietà al giorno d’oggi è sulla
bocca di tutti, ma sotto forma di dare qualche cosa di concreto,
per aiutare a sopravvivere degnamente, mentre la preparazione
che ho avuto durante il periodo del corso mi ha fatto capire,
approfondendo alcuni argomenti come la natura e la cultura
delle varie popolazioni del mondo ti possono portare ad un’altra
forma di solidarietà o per meglio dire sostenibilità cioè il
poter aiutare senza per questo cambiare il loro modo di vivere,
comunicando e portando loro nostre esperienze facendo in
modo che loro riescano ad aiutarsi con quello che possiedono
di loro. Il corso è stato molto interessante ed ottima
la preparazione dei relatori, anche l’organizzazione è stata
molto buona. b) Sicuramente vedo in questo viaggio una esperienza che
mi arricchirà di conoscenze, sia personali con altre
popolazioni del mondo, sia culturali. Penso che queste popolazioni
abbiano molto da trasmettermi, il loro modo di vivere, le
loro tradizioni, ed anch’io trasmetterò loro
la mia esperienza di vita, di lavoro, rispettando la natura,
la quale è una priorità, nel modo di vivere
ed ho educato così anche i miei figli. Non amo molto
la vacanza al mare, ma se questa ha il fine di poter dare
qualche cosa di mio sarà una esperienza che trasmetterò sicuramente
a tutti quelli che la pensano come me.
* * * * Le cinque tappe del corso di Mondialità e Cooperazione
internazionale, programmate e ben sviluppate in maniera necessariamente
sintetica, sono state significativamente un efficace percorso
di formazione per adulti. Si è, secondo il mio giudizio,
ben centrato l’obiettivo di rendere consapevoli i partecipanti
di quanto, a livello personale, il modo di pensare e soprattutto
di ignorare certe realtà e concetti, più o
meno consapevolmente ci rende responsabili e coinvolti in
maniera diretta dei meccanismi e strutture di ingiustizia
(e “peccato” come dice la chiesa nella enciclica “Sollecitudo
rei sociali”) che degradano l’ambiente naturale
ed affamano milioni di esseri umani. Come conseguenza delle nostre azioni ed in maniera ancora
forse più significativa delle nostre omissioni ci
rendiamo complici di un sistema di sfruttamento generalizzato
dell’ambiente e delle sue risorse, dell’uomo
e della alienazione delle sue radici socio culturali, e che
ha come unico metro di misura il massimo profitto immediato,
a discapito delle prospettive delle generazioni future. Il concetto di sviluppo inteso come massificazione della
quantità di beni materiali, risorse e disponibilità (accumulo)
di proprietà private, ci sta portando ad una riduzione
della vita sociale alla sola vita privata. Mentre abbiamo
imparato in questo corso che il perno del vero sviluppo non è l’economia,
ovvero anche l’economia in quanto al servizio delle
relazioni sociali e della qualità e dignità della
vita, ma le sincere relazioni sociali che si concretizzano
nell’ascolto e soddisfazione dei veri bisogni dei nostri
simili e delle altre forme di vita in un quadro di cittadinanza
universale, all’opposto degli interessi egoistici degli
stati nazione e privati delle multinazionali e della finanza
speculativa. Abbiamo molto da imparare da quelle culture
di quei paesi che noi chiamiamo sottosviluppati e che nel
nostro falso perbenismo intendiamo aiutare a svilupparsi
portandogli come modello il nostro venale concetto di sviluppo,
contaminandoli coi nostri modelli di consumo e di valori
che ci hanno imposto anche a noi le grosse corporazioni di
imprese e le lobby politiche-intellettuali al loro servizio,
spacciandoci come ricetta di felicità e benessere
il bene-avere ignorando una consapevolezza antica: che si è felici
insieme o non si è felici. Anche con il turismo nei paesi non occidentali imponiamo
il nostro modello culturale materialistico che crea dipendenza
e umilia la cultura e le tradizioni locali minacciando e
avvilendo le radici e l’identità dei locali
senza capire e valorizzare gli aspetti arricchenti che ogni
cultura possiede. Ancora peggio è la nostra considerazione degli immigrati
che rischiando vengono da noi in cerca di un futuro più dignitoso
se non addirittura una speranza di vita: vorremmo che si
integrassero completamente al nostro modello senza tenere
in considerazione delle loro diverse visioni e sensibilità.
Dovremmo invece insieme imparare a conoscerci e rispettarci
in un percorso di evoluzione verso una cultura più ricca
e universale che sia unificata da un comune rispetto dei
diritti universali, civili, umani in particolare nei riguardi
delle donne e nello stesso tempo diversificata e arricchita
dagli apporti delle varie culture. Prima di tutto mi propongo un atteggiamento mentale il più aperto
possibile senza né preconcetti e pregiudizi, un po’ come
di un bambino, quasi vergine e fiducioso, pronto a immedesimarmi
nella nuova realtà con l’umiltà di ascoltare
o quanto meno di osservare e capire il più possibile
della nuova realtà e della sua storia, senza interferire
con la mia presunta esperienza e saggezza frutto dell’età e
sicuramente di molti luoghi comuni, ma nemmeno con la mia
presunta sufficienza di persona “di un paese civile
superiore” che possa affrettare sentenze e conclusioni
di commiserazione o peggio di disapprovazione. Mettere alla prova la mia pazienza e capacità di
tolleranza sarà una delle prove che mi impegneranno
conoscendomi a sufficienza, sperimentare e condividere il
loro modo e ritmo di vita, a questo aggiungerò la
mia disponibilità all’impegno fattivo di collaborazione
sia manuale che intellettuale. Uno degli aspetti propositivi sarà quello di far
capacitare le persone che incontrerò delle positività delle
loro consuetudini e tradizioni in confronto delle nostre
ormai così omologate ed uguali; allo stesso modo,
anche per il loro ambiente naturale, sarà da sottolineare
gli aspetti di integrità e bellezza così ricercati
da noi turisti occidentali, rendendoli consapevoli delle
loro risorse e potenzialità che non dovranno però mai
svendere o sacrificare al mito del benessere (bene-avere)
o dei facili guadagni, ma da preservare e valorizzare anche
per le future generazioni.
* * * * Alcune informazioni utili e qualche spunto, anche nuovo,
per riflettere ancora su argomenti a me piuttosto noti, perché me
ne sono sempre interessata e quindi sono poco a poco diventati
parte integrante della mia “educazione permanente”. Definizioni, progetti, citazioni statistiche, cifre varie,
percentuali, ecc., sono varianti che si aggiornano frequentemente
e che si prestano a molteplici interpretazioni: può anche
andare bene, nel senso che non tutti abbiamo la stessa sensibilità,
gli stessi interessi, lo stesso modo di valutare i fatti. Quello che a me, però, fa paura – ed anche
un poco rabbia – è la constatazione che la base
comune non varia (eventualmente fluttua da un’area
all’altra) e lo zoccolo duro non si scalfisce: con
la paranoica, ossessiva ricerca del Meglio l’uomo (forse
non solo quello occidentale) si è creato il meccanismo
perfetto per l’infelicità. Quando si cerca di evidenziare il pericolo di certi squilibri
creati dagli eccessi contrabbandati come progresso, e si
mette in guardia sul fatto che la Natura ha dei ritmi immutabili
che vanno rispettati e non sono, spesso, in armonia con quelli
dello sviluppo tecnologico, non si fa, come molti sostengono,
del terrorismo psicologico, si tratta di dati di fatto, di
valutazioni più che possibili, scientificamente e
statisticamente provati, malgrado i quali però si
va avanti come prima, più di prima…..Perché? Non entrerò ora nel merito di nessuna tematica trattata,
ma mi sia concesso ricorrere ad un’immagine che mi
pare possa rendere, in sintesi, il mio pensiero/ sensazione. “Le regole di mercato e quelle della politica son
come Scilla e Cariddi - le due ninfe trasformate in mostri
- e si fronteggiano controllando e determinando le condizioni
di navigabilità di uno stretto braccio di mare attraverso
il quale deve passare il “Resto del Mondo”, se
vuole approdare su qualche spiaggia. Qualcuno ogni tanto
parla di costruire un ponte: ci prova anche, magari insiste
e ci arriva vicino; ma Scilla e/o Cariddi si svegliano e
tutto ricomincia! Comunque vale sempre la pena di tentare, e grazie mille
a chi lo sta facendo ancora e ancora…….. Forse su questo viaggio a “Tremembè” son
state date troppo poche informazioni “concrete” (forse
perché se ne parlerà di più la prossima
volta e solo con coloro i quali hanno deciso di andarci)
ed è per questo che io non sono riuscita a farmi un
quadro abbastanza chiaro (per il mio carattere, naturalmente).
Purtroppo io non potrò partecipare, ragione per cui
non ho fatto domande particolari: se ci fossi potuta andare
avrei, comunque, parlato di preparazione, di programmi ed
aspettative, non di esperienza, che per me significa conoscenza,
nozione acquisita: ma non vorrei avere l’aria di essere
una che fa la punta agli spilli……….. Chiedo scusa agli amici che hanno organizzato il tutto e
auguro buon viaggio a chi partirà: sarà bello,
magari, ritrovarsi per sentire narrare le varie esperienze….questa
volta sì.
* * * * La mia prima esperienza inerente al termine “turismo” risale
al 1956, quando facevo il “portatore” al rifugio
Fedaia in Marmolada. Quello era un turismo di alta montagna concepito come una
prova di se stessi nel rapporto con le alte vette. Più tardi, come direttore di albergo, incominciai
a comprendere il significato del termine “turismo” legato
alle persone di estrazione sociale diversa. Fu allora, anni ‘60-’70,
che analizzai sempre di più i bisogni dei “vacanzieri” e,
con altri esperti, demmo il primo input al turismo in Val
di Sole, con una serie di conferenze rivolte alla gente del
luogo in modo che l’offerta rispondesse sempre più ai
bisogni legati alla domanda. Ora in Val di Sole il turismo risulta essere il motore primo
dell’economia, ma la velocità dell’incremento
turistico promosso da speculazioni esterne alla valle ha
portato all’affievolimento della cultura e tradizioni
locali con le relative conseguenze negative. Entrando ora nel merito del corso formativo e ripercorrendo
gli anni della mia vita ed i periodi vissuti come “turista” non
posso che esprimere la mia più completa soddisfazione
per le tematiche trattate, a me in parte sconosciute, per
la esposizione comprensibile, concreta, e soprattutto realizzabile.
Tutti i relatori sono stati coerenti al loro tema: a conferma
di questo ne è stata l’analisi sintetizzata
da ogni corsista in una propria “parola” inerente
al termine Turismo e al termine Responsabile. Il corso ha centrato la globalità di tutte le dinamiche
positive e negative inerenti “MONDIALITA’ e COOPERAZIONE
INTERNAZIONALE” e l dinamiche positive e negative che
intercorrono fra le persone che fanno turismo o che si spostano
per vari motivi dal proprio ambiente verso un altro, e l’ambiente
che le accoglie con tutto il proprio ecosistema. Ritengo che i due termini “responsabile” e “sostenibile” riferiti
alla parola Turismo sono stati da me profondamente interiorizzati
per proiettarmi verso nuovi luoghi con una nuova preparazione. Ritengo inoltre che un corso di questo tipo sarebbe molto
formativo, almeno nelle scuole superiori, perché il
TURISMO RESPONSABILE E SOSTENIBILE rappresenta una fetta
dell’economia attorno alla quale “danzano” le
monete di tutto il mondo. Ho immaginato tutte le sfaccettature delle singole relazioni
come i petali di una margherita dove al centro c’è il
giallo, il sole, il viaggio! Con il mio bagaglio di esperienza decennale nella favella
di Fortaleza come “terapeuta e psicomotricista” nel
progetto “saude” penso di soggiornare a Tremembè come “turista
sostenibile” in modo che le mie conoscenze professionali
possano essere di utilità in loco in una forma osmotica.
* * * * La cosa più bella che mi ha dato il corso di Tremembè è stata
la speranza. Prima di frequentarlo mi sembrava che il mondo
fosse percorso da sciami sempre più beceri, sempre
più distratti, sempre più narcisisti di turisti-cavallette.
Aberrazione tutta moderna e consumistico-popolare dell’antico
viaggiare lento, aristocratico e colto. Ho visto invece, con crescente sollievo, che la piccola
comunità di esploratori di Tremembè è piena
di persone attente, rispettose e curiose. Se, come dice con
rigore scientifico la Statistica, questo piccolo gruppo di
persone è un campione minimale ma rappresentativo
della società, allora si può davvero sperare
che la comunità dei turisti nasconda al suo interno
dei tesori. Ma sono tesori che non fanno notizia, che non
hanno forza dirompente né capacità di audience
perché sono fatti di valori, convinzioni personali
e idee originali e a volte scomode. Idee, questo è certo,
sicuramente invise ai grandi centri economici e di potere
e per questo emarginate, minimizzate, spesso sminuite quando
non esposte al ridicolo. Idee che mettono al centro dell’interesse
l’Uomo nella sua interezza. Non solo l’Uomo Consumatore,
né l’Uomo Indigeno, entrambi da sfruttare, spremere
senza riguardo e poi da sostituire con altri esemplari della
stessa specie, per perpetuare all’infinito la catena
dello sfruttamento programmato. No, al Turista di Tremembè interessa
l’Uomo nella sua essenza, inserito nel suo ambiente,
membro della sua comunità particolare, esponente della
sua peculiare cultura e può essere pescatore o ingegnere,
casalinga o economista, scolaro o contadino ma sarà in
ogni caso un essere unico, da rispettare e conoscere e dal
cui interscambio sarà possibile crescere e migliorare
insieme. E non è casuale che questa consapevolezza,
questa voglia di conoscenza gratuita sia nata nel cuore di
persone mature, alcune anagraficamente quasi vecchie, in
ogni caso con un lungo percorso alle spalle. E queste persone
possono trovare una meta in più per il loro cammino:
essere di esempio ed insegnamento per i giovani. A quei giovani
impegnati nella corsa al potere, ai soldi, alla carriera,
pressati da obblighi di famiglia e di lavoro che non hanno
tempo, né voglia di fermarsi a pensare a cosa gira
intorno al patinato mondo del Villaggio Turistico che loro
frequentano tanto volentieri e con spensieratezza. Persone
normali, profondamente inserite nella loro realtà occidentale,
che si spostano non con vocazione missionaria, ma neppure
con l’unico interesse di esporre i propri corpi al
sole o di osservare esotiche abitudini o lontani esemplari
della razza umana. Ecco allora che il viaggio può tornare
ad essere scoperta, avventura, occasione di crescita, necessità di
rimettersi in gioco; ed è questo ciò che io
mi aspetto da un’eventuale trasferimento in un’altra
realtà. La possibilità di trasferire (e non
semplicemente di viaggiare!) me stessa temporaneamente ma
completamente in un’altra realtà alla quale
cercherò di dare tutto senza estinguermi e dalla quale
cercherò di prendere tutto senza lasciare terra bruciata
alle spalle. Perché credo che tutti noi non vogliamo
depredare né sprecare alcun seme: vogliamo, con tanto
rispetto e senza fretta, dare ai luoghi e a chi li abita
- e in questo modo anche a noi stessi - l’occasione
per fiorire di più e meglio. Per informazioni:
Franca 0461-980858 oppure scrivere all'indirizzo
tremembe.onlus@gmail.com
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