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Corso Mondialità 2006

 

 

L'Associazione Tremembè (in collaborazione con Progetto Prijedor e con il sostegno del Servizio Solidarietà Internazionale della P.A.T) ha organizzato il corso di formazione denominato “Globalizzazione, squilibri e nuovi stili di vita” rivolto agli adulti.
Era rivolto agli adulti, con età superiore ai 45 anni, interessati ad un primo approccio verso le tematiche della cooperazione internazionale, dello sviluppo sostenibile e della solidarietà.
Hanno partecipato 17 corsisti che a parere della commissione erano adatti al tipo di percorso proposto.
Il percorso mirava a fornire gli strumenti base per comprendere criticamente i temi dello sviluppo “equo e sostenibile” e favorire cambiamenti nel proprio stile di vita, all'interno dell'attuale contesto economico-sociale.

Gli argomenti trattati hanno spaziato dalla comprensione dei meccanismi base dell'informazione al racconto diretto di esperienze di immigrazione a Trento, dalla possibilità di sviluppo sostenibile all'alternativa del turismo responsabile.

Ha avuto una durata di 35 ore e si è articolato in 11 incontri sulle seguenti tematiche. Di seguito il dettaglio delle tematiche affrontate:

  • Verso lo sviluppo sostenibile: acqua, impronta ecologica e molto altro” (Maddalena Di Tolla)
  • L'informazione per una cultura della pace e della solidarietà” (Raffaele Crocco)
  • Globalizzazione: opportunità o minaccia?” (Francesco Terreri)
  • Energia: tra pace, guerra, sviluppo sostenibile e responsabilità individuali” (Mirco Elena)
  • Gestire il conflitto per valorizzare la nostra e l’altrui diversità” (Fabrizio Bettini)
  • La cooperazione comunitaria, una strada necessaria per stare al mondo” (Michele Nardelli)
  • L'incontro con gli altri, tra diversità culturali e fenomeni migratori” (A. Azim A. Koko, Xuemei)
  • Turisti ma non per caso: potenzialità e confini del viaggio sostenibile” (Chiara Ghetta)
  • Il turismo nelle Alpi” incontro pubblico con M. Di Tolla - Legambiente T.- e F. Giacomoni S.A.T.


La parte teorica è iniziata mercoledì 20 settembre 2006 con la presentazione e il contratto formativo presso la sala Polivalente di Cognola. Il corso si è svolto presso la sala dell’asilo nido di Cognola


Le persone sottoindicate hanno progettato il percorso e ricoperto i seguenti incarichi:


tutor d’aula Chiara Santamaria e Martino Pedrini
segreteria Martino Pedrini
viaggi Balcani Mirko Montibeller
viaggi Brasile Chiara Santamaria
contabilità Ivo Maccani
corsi lingua Maria Celva
coordinamento generale Armando Stefani

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CORSO ADULTI MONDIALITA’ 2006-07

 
 
B. Cristina
 
M. Fulvio
 
C. Orietta
 
M. Alessandra
B. Justyna
V. Elena
 
B. Enza
Z. Elzbieta
B. Irma
F. Sonia
B. Orietta
V. Orlando
C. Fernando
A. Laura
F. Lina
 
P. Martino
G. Paola
S. Chiara
 
L. Paolo
C. Maria
M. Ivo
 
S. Armando

Di seguito si allegano alcune delle più significative riflessioni elaborate dai corsisti. Due riguardano il viaggio in Brasile, quattro l’esperienza complessiva del percorso formativo, una si riferisce ad un particolare incontro del corso.

RACCONTO DEL VIAGGIO IN BRASILE 21 GENNAIO – 12 FEBBRAIO 2007

Dopo aver frequentato un corso su “Globalizzazione, squilibri e nuovi stili di vita”, organizzato dall’Associazione Tremembè di Trento, è stato proposto, alla sua conclusione, un viaggio della durata di tre settimane, da effettuarsi, previo corso di portoghese, in Brasile.

Ho accolto con entusiasmo tale proposta, perché questo Paese, per la sua vastità, la sua storia, le sue contraddizioni, il clima e tutto ciò che si può ricavare dalla sua letteratura più nota, aveva sicuramente sollecitato il mio immaginario.

Il viaggio, dunque, si sarebbe svolto nell’ottica di un turismo sostenibile, quindi fuori dai soliti circuiti e ridotto nella zona intorno a Fortaleza e ai comuni di Aracatì e Icapuì.

Sono tornata e sono ancora frastornata dalle mille emozioni quotidiane che hanno assorbito la mia mente, tanto da non permetterle altra evasione se non la realtà che stava vivendo con tutti i sensi.

Sono stata infatti abbracciata da un mare, in questo caso oceano, di suoni, colori, immagini, sapori, dovuti agli incontri con luoghi e persone in questo pezzetto di Brasile, che fa parte del Cearà, uno Stato che si trova nel Nordeste del Paese, dove vive il 30% della popolazione totale, che è di circa 170 milioni di abitanti e dove vive la metà della popolazione più povera.

Sono arrivata, quindi, con altri quattro compagni di viaggio (Chiara, Lina, Fulvio, Orietta, Fernando, e Nadia) a Fortaleza, che ne è la capitale ed essa, con il suo clima, ci ha subito ricordato la superfluità dei nostri abiti invernali, di cui ci siamo allegramente sbarazzati per far posto a tenute più leggere e colorate.

Dopo aver trascorso la notte in una pousada vicina alla stazione, siamo stati accompagnati in una favela della città, chiamata Conjunto Palmera, costituita da una comunità originata dagli antichi abitanti dei quartieri di Fortaleza, che dopo aver ottenuto dal Comune un pezzo di terra per costruire le loro case, hanno cercato, nonostante le condizioni disagiate, di creare delle associazioni per migliorare il loro stato e per produrre lo sviluppo sociale del quartiere. Qui sono stata ospitata, con Chiara e Lina, da donna Vangì, una signora settantenne, che vive da sola e, saltuariamente, con un nipote. Ho così potuto dormire in una stanza, il cui soffitto era privo di cemento, in un letto dotato di zanzariera rosa, che, anche se non necessaria, ho voluto sperimentare.
Pur con un portoghese molto carente, almeno il mio, la voglia di comunicare ha superato l’ostacolo, aiutata anche dai nuovi sapori, che un po’ alla volta sarebbero diventati parte dell’esperienza, assieme al caldo, al sole e alla notte con i suoi colori, al canto dell’oceano e allo stormire delle palme al vento.

Gli incontri sono stati brevi, ma intensi. Dall’incontro con padre Passerini, un comboniano di Sondrio, che segue dei progetti in Brasile, alla visita al “Centro per la Crianza” a Fortaleza, una struttura che cerca di aiutare i bambini di strada, fenomeno purtroppo molto diffuso in tutto il Brasile; dalla visita alla riserva indigena di Santo Antonio del Pitaguary, a quella degli ambulatori del Conjunto e al rito dell’apposizione della conchiglia nel padiglione costruito dagli abitanti del quartiere, a simbolo di amicizia e di pace.

Nel centro di Fortaleza, come pure sul lungo mare, siamo stati accompagnati con un topic, fra i migliori del posto, dal logorroico Domingo, convinto che tutti parlassimo e capissimo il brasiliano e dalla dolce Aurì, una ragazza che cercava di precedere i nostri desideri. La città mi è apparsa molto vivace con le evidenti contraddizioni che conosciamo dell’America Latina, dove si riscontrano negozi ben forniti e sulla strada bambini, malati e storpi abbandonati. Vie dissestate e con poche automobili. Il centro pressoché privato delle costruzioni più antiche, come pure il lungomare, dove hanno voluto creare una brutta copia di Miami. Godibile invece il centro culturale, nel cui interno esistono un planetario, una fornita libreria, come pure una cafeteria, dove si è bevuto un ottimo caffè.

Dalla rumorosa e colorata città, dopo circa quattro ore di corriera, con sosta ad Aracatì, attraversando strade dallo scarso traffico, siamo infine giunti a Tremembè, luogo dal nome esotico, la cui lunga spiaggia è l’ingresso trionfale all’omonima pousada. Siamo infatti stati accolti, alla fermata della corriera dal personale e quindi trasportati là.

Che dire di Tremembè? Il posto è incantevole. La pousada credo abbia molte potenzialità sia per la sua collocazione che per l’ampia struttura, il lungo patio sia interno che esterno che la riparano. Appena carente la ricezione alberghiera e la cucina, compensate però dalla sensazione di libertà e sicurezza che si respira, grazie alla presenza sia del personale del luogo sempre gentile e disponibile che dei simpatici turisti, formando così quasi una comunità.


I “rumori” di Tremembè sono quelli delle onde dell’oceano e del vento. La lunga spiaggia ha permesso di passeggiare a lungo indisturbati e accompagnati solo dal rumore delle onde e del vento sotto un sole a picco, in mezzo ad un paesaggio non ancora inquinato, mentre la sua calda e movimentata acqua di fare il bagno, circondati da aquiloni marini, avvistando in lontananza le “jangades”, le tipiche imbarcazioni dei pescatori del Cearà.

Dopo un paio di giorni ci siamo trasferiti verso l’interno nella zona del Coquerinho, dove abbiamo trascorso due notti, immersi in un ambiente bucolico, accolti da persone cordiali, che ci hanno fatto visitare la loro campagna, attraversando la strada principale su un carro trainato da un bue, mentre le nostre camere avevano un piccolo patio con annessa amaca, caratteristiche che hanno contraddistinto un altro breve soggiorno a Punta Grossa, altra incredibile spiaggia, questa volta con scorci quasi da paesaggio lunare.

Al Coquerinho, dicevo, il maggior rumore era dato dal chicchirichì di un gallo gigantesco che cantava in diverse ore del giorno e della notte, tanto da diventare un simpatico argomento di conversazione la mattina, al nostro risveglio. Abbiamo gustato dell’ottimo cibo, forse il migliore di tutto il nostro soggiorno. Indimenticabile il pane, cotto giornalmente, somigliante più ad una focaccia, senza dimenticare i meravigliosi succhi tropicali come quello di graviola e acerola e i frutti della papaia e della gojaba, che hanno accompagnato l’ottima gallina caipira e infine, per digerire, la sera veniva servita una profumata tisana, fatta con un’erba prodotta nell’orto biologico.

Al Coquerinho si è respirato serenità e porto con me, come penso i miei compagni di viaggio, il sorriso dei bambini, che ci hanno trascinato in una scatenata quadriglia, guidati dalla moglie di Paolo, il nostro accompagnatore e nel forro, ballo tipico di Fortaleza, a cui noi abbiamo risposto con canti e giochi della nostra terra.

Nella mente, man mano, le immagini si srotolano ed ecco apparire Canoa Quebrada, mitica spiaggia degli anni ’70, il posto forse più turistico, dopo Fortaleza, visitato in quei giorni.
Scoscese dune di sabbia, in certi punti da sembrare Sahara e in fondo ad esse il mare, solcato dalle “jangades”. E ancora il rio Jaguaribe, che abbiamo attraversato con un barcone, sulle cui rive sorgono villaggi, ma anche ville di personaggi importanti e alla cui foce sorge Aracatì, grosso centro, dove ci siamo lanciati all’acquisto soprattutto di amache e affini. Non dimenticando Praina do Canto Verde, altra spiaggia meravigliosa con attraenti pousadas e infine Ponta do Mel, questa volta nello Stato di Rio Grande do Norte, raggiunta dopo aver traghettato e visitato il mercato di Area Blanca.

Tremembè comunque era il luogo dove tornavamo fedeli, la nostra casa in Brasile e così ci accoglieva con la presenza degli ospiti quasi fissi che lasciavamo e ritrovavamo.

Mi rendo conto che i ricordi si accavallano assieme alla sensazione di quasi smarrimento che ancora provo per la perdita di quel tempo ritrovato nella natura ancora quasi incontaminata, nei momenti speciali vissuti in situazioni altrettanto speciali, come l’abbraccio al mare assieme agli ospiti di Tremembè, promosso da padre Lopez, un prete dalla parte dei poveri, l’incontro con il bambino di Fortaleza, in pieno Carnevale, che un panino ha trasformato il suo sorriso in una maschera di delusione e solitudine antiche, così come tanti altri, tanto da poter concludere con il saluto di Aurì: “Nao somente como momentos passados Mas como momentos vividos”

Encia


RACCONTO DEL VIAGGIO IN BRASILE 21 GENNAIO – 12 FEBBRAIO 2007

A conclusione del viaggio in Brasile, nello stato del Ceara, organizzato dall’Ass. Tremembè, in particolare dalla nostra tutor Chiara Santa Maria, a cui vanno i nostri ringraziamenti, per come ci ha guidato, informato e stimolato in questa bella esperienza che abbiamo fatto, riteniamo opportuno dare le nostre impressioni, come sollecitate spesso dalla nostra amata Chiara.
È stato un viaggio che ci resterà nel cuore, abbiamo visitato e ammirato luoghi tra cui Fortaleza, con il suo centro e le sue spiagge; la famosa “Canoa Quebrada”, con la sua spiaggia affollata di turisti di ogni dove e le sue dune di sabbia dorata; “Redonda” e “ Ponta Grossa” con le falesie, rocce dai colori diversi che cambiano in base alla luce del sole, le spiagge che si trasformano con l’arrivo dell’alta o bassa marea.
Oltre ciò abbiamo visitato luoghi e conosciuto persone che ci hanno trasmesso con i loro gesti, sorrisi e storie, il loro modo di essere, la loro voglia di vivere anche all’interno delle favelas, di lottare e di resistere anche di fronte alle pesanti ingiustizie.
I “Sem Tera” di S. Miguel e quelli lungo la strada, gruppi di famiglie che occupano la terra al fine di averla assegnata dallo stato, come prevede una legge dello stesso, ci hanno raccontato la loro storia, le loro lotte. Essi vogliono che queste non siano dimenticate, che i ragazzi e i bambini ricordino e facciano loro, la storia che i genitori e i nonni hanno dovuto affrontare per raggiungere alcuni traguardi e per avere la forza di avanzare ancora, per un futuro migliore, dove avere un pezzo di casa e un po’ di terra da coltivare per vivere.
Al “Cocherinho”, una località nell’entroterra, dove oltre 50 famiglie hanno gia avuto le terre dallo stato, c’è un agritur gestito da più famiglie e la coltivazione degli orti, il cui il raccolto viene portato in città per la vendita. Progetti realizzati con fondi vostri e dello stato brasiliano e perfettamente riusciti e gestiti.
La situazione è più tranquilla in questa località, c’è una bella atmosfera, ci sono tanti bambini, una piccola scuola ma che funziona bene. Una bella comunità, in cui ci siamo trovati subito molto bene. Attorniati da molti animali da cortile, galli, tacchini, galline, oche, maiali, anche due armadilli messi in un bidone, asini, cavalli, buoi. Abbiamo fatto amicizia con bambini e ragazzi che una sera ci hanno fatto una sorpresa e organizzato per noi un bellissimo spettacolo, la quadriglia e altri balli.
Ci hanno trasmesso la voglia di muoverci e di ballare, abbiamo trascorso una serata molto bella e festosa da ricordare..
Dopo quattro giorni ce ne siamo andati con molta tristezza salutando bambini e adulti.
La commozione era generale.
Non scordiamo anche la bella gita sulla barca di Raimondo, un pescatore del luogo che ci porta sul rio “Jaguaribe” e ci offre delle ostriche raccolte sul luogo e aperte al momento.
È un bellissimo paesaggio, dove in lontananza si vedono delle dune bianchissime che ci fanno pensare per un momento alle nostre colline coperte dalla neve...
Durante queste settimane, abbiamo fatto anche numerose visite a delle scuole, come quella di “Fortin”, dove la municipalità ha investito molto sul settore scuola, al centro sociale “Pedregal”, fatto per offrire ai giovani di strada delle opportunità per non entrare nel giro della droga e altro.

Abbiamo visitato la riserva degli “Indios” di “Pitagnuarj”, che ci ha colpito oltre che negli occhi anche nel cuore. La sensibilità e la passione del “capo “nell’esporre le problematiche, la loro storia, le loro sofferenze, le loro battaglie e la speranza per un futuro per le loro generazioni erano da noi condivise ma nello stesso tempo ci sentivamo impotenti ..
Non sappiamo se le future generazioni riusciranno a portare avanti le problematiche, ho paura che i la vita e i cambiamenti di stile incidano su di loro e affievoliscano l’ardore e passione della battaglia.
Mi sembrava stanco il “capo”, anche se pieno di orgoglio e commozione,,lo si vedeva dai suoi occhi lucidi e profondi. Mi auguro che chi dovere ,supportati anche da altre realtà, facciano tutto quello che e’ possibile per non tradire le loro grandi attese. Ho paura che ciò sia difficile come del resto altri casi del genere lo hanno dimostrato. Mi auguro che chi gestisce questo tipo di turismo, sostenibile e responsabile, lasci un impronta forte a sostegno delle loro richieste e che le stesse vengano supportate dal loro mondo politico.
Lo stesso vale per i “senza terra”. Altra profonda esperienza di vita tremenda vissuta da gente che vuole vivere, che vuole una vita diversa e di speranza per i loro figli. Altre battaglie,altre speranze, altre delusioni o vittorie. Quei momenti vissuti con loro ci resteranno dentro anche se la nostra vita quotidiana ci porterà al ritmo intenso dei nostri giorni. Sono sicuro che riusciremo a trovare qualche spazio di ricordo anche per loro.
Non so cosa potremo fare direttamente.. ma il cuore ce lo dirà.

Gli ultimi due giorni gli abbiamo trascorsi di nuovo a Fortaleza, nelle case che ci avevano gia ospitato in precedenza, esse sono parte integrante di un favelas che si chiama “Conjunto palmeiras”.
Ci siamo sentiti subito, come a casa nostra, abbiamo fatto amicizie con le persone frequentanti la casa e la comunità, dove un folto gruppo di donne operavano ad una serie di attività che aiutano e fanno partecipi molte altre persone, giovani e meno giovani. Oltre ciò, all’interno della favelas, è nato anche il “Banco Palmejras” con la sua moneta.
Creato per aiutare piccoli artigiani, negozianti e chi interessato all’avvio di una attività lavorativa. All’interno di questo centro molti laboratori per la formazione di giovani su svariate attività. Una intelligente forma di investimento sui giovani e sul quartiere. Se gestita bene e se sentita dalla gente sarà un primo passo verso un nuovo futuro.
Questi sono i progetti che nascono dal basso ,dalla base e questi vanno sostenuti ,perché sentiti dalla popolazione. E non c’è cosa migliore che questa, per iniziare il cambiamento di vita.

La Pousada Tremembè è sempre stato il nostro punto di riferimento, punto di appoggio dopo ogni spostamento di due o più giorni.
Perfetta l’organizzazione, encomiabile il programma che ci portava dalla vita contadina, ai loro problemi, alla loro felicità, alla loro gioia,ai momenti di svago e conoscenza di luoghi incantevoli, di ambienti meravigliosi, dandoci continuamente una emozione dietro l’altra.
Questo ci e’ piaciuto particolarmente. Questo ha avuto un effetto fortemente positivo .Questa e’ professionalità conoscitiva ed organizzativa, è sapere colpire al cuore chi ha voluto fare questo tipo di esperienza.
La bravura, la capacità e disponibilità di Chiara ci ha lasciati di stucco
Un doveroso ringraziamento perché ha fatto in modo che tutto andasse per il meglio.
E così e’ stato. Non ci sono a parer nostro stati buchi o difficoltà. Tutto e’ stato perfettamente seguito.

Se volete qualche spunto per qualche miglioria alla “pousada” , direi che cambiare il responsabile, assumere qualche collaboratore che abbia più passione per capire anche i problemi di vario tipo, come lavoretti vari alla struttura, rendere le camerette più “vivaci” con colori diversi tra loro, mettere una tenda a protezione della doccia, qualche quadretto piacevole nelle camere e altri locali, curare un po’ la gestione della cucina per altro gia discreta, (vedi quella del cocherino….) ,qualche bicicletta che funzioni e qualche tecnologia che avanza (pannelli solari e foto voltaici..) avrete raggiunto un ottimo livello

Con affetto Fulvio e Nadia.


RACCONTO DEL PERCORSO SVOLTO CON L’ASS. TREMEMBE’

In questi ultimi anni, tra un esame e l’altro alla facoltà di lingue e culture straniere, mi sono chiesta molte volte se quello che stavo studiando mi sarebbe mai servito a qualcosa e se le lingue che stavo imparando mi avrebbero effettivamente permesso di entrare in contatto con “altre culture”; in realtà una risposta precisa non l’ho ancora trovata, ma grazie a questo corso ho capito che la mia voglia di conoscere realtà diverse da quella in cui vivo è molta.
Alcuni dei temi affrontati erano per me del tutto nuovi e non nascondo di aver avuto, a volte, qualche difficoltà nel comprendere a fondo alcuni argomenti, come nel caso dell’intervento di Terreri: anche se so che l’economia mondiale è sorretta da forti interessi politici, mi risulta estremamente difficile capire perché i “paesi ricchi” non riescano ad attivare politiche di cooperazione in grado di risolvere, almeno parzialmente, i gravissimi problemi che affliggono i “paesi impoveriti”. Perché le risorse dei paesi in via di sviluppo vengono sfruttate esclusivamente appannaggio di paesi industrializzati? Perché nonostante la nascita negli ultimi anni di grandi progetti di cooperazione allo sviluppo la situazione in molte parti del mondo rimane catastrofica? Le mie saranno sicuramente domande ingenue, ma l’impressione disarmante è quella che ‘si lotti contro i mulini a vento ’ dato che politica ed economia sono due facce della stessa medaglia.
Ho trovato molto interessante l’intervento di Nardelli sulla nascita, lo sviluppo e la crisi della cooperazione internazionale: secondo la sua analisi molti progetti di cooperazione sono entrati in crisi per la loro inefficacia, per il loro modo invasivo di accostarsi ad altri gruppi umani e per l’importazione di modelli non sostenibili dalle popolazioni a cui sono diretti. Mi è sembrato innovativo ed estremamente interessante il suo modo di pensare alla cooperazione come “comunitaria”: la prossimità ovvero conoscenza della realtà che si vuole aiutare, richiede molto tempo e molta pazienza. Questo lento processo di apprendimento arriva alla reciprocità solo quando entrambe le parti trovano una strada comune, un punto di incontro negoziabile e solo allora si può cominciare a lavorare insieme a un progetto che potrà essere portato avanti dalle popolazioni locali senza più bisogno di interventi esterni. L’idea di una cooperazione decentrata in grado di sfruttare le risorse disponibili, senza ricorrere a modelli importati, sarà probabilmente di difficile attuazione in tempi brevi, ma degna di grande considerazione. Probabilmente l’errore di molte persone, operanti nel campo della cooperazione, è quello di porsi nei confronti delle popolazioni disagiate in modo “etnocentrico”, ci si convince che il proprio modo di vedere il mondo e le cose sia ‘sicuramente’ quello giusto, quello che risolve i problemi ma non è sempre così. L’incontro con persone che vivono in un ambiente diverso e in modo diverso dal nostro, presuppone quasi sempre anche una diversa visione del mondo: qual è quella giusta? Forse entrambe o forse nessuna!
L’intervento di Crocco sul processo di divulgazione delle notizie giornalistiche è stato istruttivo: ha analizzato il percorso della notizia partendo dalla fonte fino al momento della stampa effettiva; è emersa l’impossibilità dell’esistenza di una notizia oggettiva e ‘sopra le parti’. Ogni giornalista affronta la notizia dal suo punto di vista e seguendo la linea politica dell’editoriale; spesso l’articolo arriva alla stampa dopo aver subito notevoli rimaneggiamenti. Vorrei capire meglio perché di certe parti del mondo non si sente mai parlare? L’Africa è devastata da guerre e conflitti etnici eppure sembra che lì uno degli unici motivi per cui si muore sia la fame; lo Sri Lanka ultimamente è giornalmente teatro di attentati ma nessuno ne parla. Non scrivo questo per essere polemica, ma solo perché credo sia giusto che le persone si rendano conto di quello che succede in tutto il mondo e non solo la dove interessi economici e politici sono prioritari.
Durante il corso ho spesso notato le connessioni dei vari interventi ed è aumentata in me la voglia di approfondire alcuni degli argomenti trattati; ho scoperto molte cose che non sapevo grazie a Mirco Elena: il petrolio è una risorsa che si esaurirà e allora perché invece di ‘seminare morti’ non si trova una fonte di energia alternativa? A quanto pare le fonti di energia alternativa esistono già e sono parecchie, peccato che anche in questo caso gli interessi economici siano più forti! Il nostro pianeta ha a disposizione fonti di energia rinnovabili diffuse ovunque, meno inquinanti, in grado di offrire occupazione e meno soggette ad attacchi terroristici, ma se nessuno investe in queste energie risulta impossibile sviluppare le tecnologie per utilizzarle. Certo anche noi che ce ne stiamo belli comodi nei nostri appartamenti caldi d’inverno e freschissimi l’estate potremmo farne di cose intelligenti! Beh prima di tutto parlo per me e faccio un attento esame delle svariate azioni quotidiane sbagliate: docce interminabili, luci accese anche quando e dove non serve, uso di elettrodomestici in orari in cui la richiesta energetica è molto alta, finestre spesso aperte in pieno inverno per il fumo della sigaretta e così via (povero diagramma di carico!). Ho trovato molto utili anche le informazioni sulla progettazione e la gestione della casa per il risparmio energetico.
Ho provato profonda stima e ammirazione per Bettini; non conoscevo l’Operazione Colomba e pensare che ci sono persone che decidono di lasciare il proprio quotidiano per inserirsi come tramite durante i conflitti, mi ha fatto riflettere molto: entrare in contatto con persone che vedono la morte ogni giorno e cercare di creare ponti di comunicazione credo sia un compito estremamente difficile che solo poche persone riescono a prendersi la responsabilità di adempiere, rischiando, anche loro, la vita in prima persona.
Mi ha colpito particolarmente l’incontro con Azim e Xuemei. Azim parlandoci delle sue difficoltà di integrazione ha attirato molto la mia attenzione quando ha detto che uno dei primi ostacoli, oltre a tutti gli altri molto grandi da superare, è stato quello della comunicazione. Andare in un paese senza conoscerne la lingua, almeno che non ci si vada in vacanza, è una prova veramente difficile. Qualche giorno fa ho partecipato a una lezione di ebraico per principianti: l’insegnante è entrata parlando in ebraico e ha continuato così per due ore, ha coinvolto tutti senza mai usare una parola in italiano. Il suo scopo era quello di farci capire cosa prova una persona che deve comunicare ma non ha gli strumenti per farlo; ci siamo sentiti tutti molto insicuri, e quando venivamo interpellati dovevamo rispondere utilizzando le poche parole imparate in quei minuti. E’ stata un’esperienza molto particolare perché quando vuoi dire qualche cosa e non ci riesci ti senti escluso. Questa lezione di ebraico mi ha fatto pensare a come si devono essere sentiti a disagio Azim e Xuemei arrivati nel nostro paese e come deve essere stato difficile per loro sentirsi parte di un mondo così diverso sotto molti aspetti.
Da qualche anno vivo a Roma nel quartiere “Esquilino”famoso non solo per essere un quartiere ‘internazionale’, ma anche perché è popolato da una grande comunità cinese; mi sono sempre chiesta quali fossero le loro usanze, i loro modi di vivere, le loro preferenze e in quattro anni non ho mai scoperto assolutamente nulla, se non una grande chiusura nei confronti degli occidentali. L’intervento di Xuemei mi ha però permesso di entrare un po’ di più nel ‘loro’ modo di pensare: alla fine del suo intervento mi sono avvicinata a lei per chiederle se conoscesse Piazza Vittorio (la piazza in cui vivo) perché ero sicura che mi avrebbe risposto di si ed effettivamente così è stato. Allora ho preso coraggio e le ho detto che molte volte avevo provato a conversare con ‘loro’ e che nessuno aveva mai proseguito la conversazione più dello stretto necessario; la sua risposta mi ha quasi sbalordito: “Lo so, i cinesi non parlano o parlano poco perché a volte si sentono anche inferiori nei confronti degli occidentali!” Non ero sicura di aver capito bene e le ho chiesto di ripetere, la risposta è stata la stessa…e pensare che ho sempre creduto fosse il contrario!
Prima di conoscere l’associazione Tremembé sapevo poco anche sul turismo responsabile; personalmente ho sempre vissuto il viaggio come occasione di svago, divertimento, vacanza, riposo e osservazione distratta di ciò che mi circondava. Solo negli ultimi anni ho cominciato a concepire i viaggi come momento di conoscenza di altre culture e di altri modi di vivere perché mi sono resa conto che mi aiutavano a capire un po’ anche me stessa. Poche volte avevo riflettuto su quanto il turismo potesse avere un impatto ambientale, sociale ed economico negativo specie nei paesi non industrializzati. L’ultimo incontro incentrato sul turismo responsabile mi ha dato l’impressione di essere come un cerchio che si chiude accogliendo al suo interno un po’ tutte le tematiche affrontate. Grazie alle foto di coloro che sono stati in Brasile e in Bosnia gli anni passati ho capito che molte cose si possono fare mantenendo il rispetto per le persone e l’ambiente che le circonda.

Alessandra


RACCONTO DEL PERCORSO SVOLTO CON L’ASS. TREMEMBE’


Ciao !
Ecco i miei pensieri:
E stato importante per me incontrarci. Ho sentito delle cose nuove e delle conferme, da parte di "specialisti" di quello che gia pensavo.
E' importante condividere le proprie esperienze con gli altri, essere consapevoli che pensiamo in maniera simile e così sentirsi uniti.
Forse questa è una mia piccola speranza: che insieme si possa reagire più in maniera più forte alle ingiustizie, contro i mali del mondo.
Tuttavia, a parte alcuni dati e alcune informazioni che più o meno già si sapevano, forse mi aspettavo di avere qualche risposta n più, qualche consiglio su come fare, come reagire all'egoismo di pochi che "possiedono" il mondo e non fanno altro che sfruttarlo.
Spesso mi sento incapace e impotente. Mi piacerebbe che qualcuno dicesse in maniera più chiara che cosa fare, come unirsi per cambiare qualcosa.

Elzbieta



RACCONTO DEL PERCORSO SVOLTO CON L’ASS. TREMEMBE’

Piccole considerazioni:
per quanto concerne la ripartizione delle ricchezze è l’eterno problema,me lo pongo da quando ho cominciato a guardarmi attorno. Una rivista che io amo molto è Nigrizia. Leggo e seguo Padre Zanotelli, il loro grido verso questo scandalo è continuo e alto. Come affrontarlo nel quotidiano??? Banca etica, attenzione al prossimo, limitare il superfluo…il messaggio evangelico lo propone da ben 2000 anni. Ma anche partecipare, arrabbiarsi, sognare e sperare, anche se è molto difficile.

Da questo il mio coinvolgimento nell’Associazione Tremembé e in altre iniziative.

Per quanto concerne il corso mi sono stati ampliati e ribaditi concetti che già abbracciavo. Quello che maggiormente mi ha intrigato è stato l’entusiasmo, il coinvolgimento dei vari relatori.

Lavorando è stato un po’ faticoso, forse si potrebbe rendere più lieve con gruppi di lavoro che darebbero così la possibilità di conoscersi e di mettere meglio a confronto le proprie considerazioni.

Irma



RACCONTO DEL PERCORSO SVOLTO CON L’ASS. TREMEMBE’

“Chiare fresche e dolci acque………”
Il primo incontro della programmazione del corso “Globalizzazione, squilibri e nuovi stili di vita”, sul tema dell’acqua, proposto dall’Associazione Tremembè, sostenuto con passione e competenza dalla Signora Di Tolla e svoltosi a Cognola il 26 settembre 2006 mi ha sorpreso e coinvolto, come non avrei mai immaginato.
Infatti, l’acqua, per me, abitante della cosiddetta parte ricca della Terra, è un elemento, oltre che uno strumento per dissetarmi e usato per l’igiene in generale, che mi viene offerto in maniera quasi gratuita dalla società in cui vivo, che è quella dei cosiddetti ricchi.
La stessa acqua che forma gli oceani, i fiumi, i laghi.
Sapevo di come queste acque influenzino gli equilibri della nostra vita e di come, nel corso dei secoli, l’uomo abbia, in nome del progresso, manipolato e forzato la loro residenza abituale.
La Signora Di Tolla ha cercato, nel breve tempo a lei concesso, di farci intendere come il deviare il corso di un fiume, possa nel tempo, avere riflessi disastrosi sulla vita del nostro pianeta o come un lago, una montagna possano letteralmente essere feriti o uccisi dall’intervento umano, dietro al quale, il più delle volte, oltre che all’ignoranza, si nasconde la voglia di un tornaconto economico di pochi, spacciato per equivalente progresso, impoverendo coloro i quali dovrebbero essere i reali fruitori di questo prezioso elemento.
Ha fatto intravedere quale meraviglioso sistema di equilibri esista in natura, quanto però questi siano anche delicati e quanti la volontà di profitto di pochi stia portando gradatamente alla distruzione degli stessi
Infine mi ha colpito sentire come la nostra cultura privilegi quella classica a quella scientifica, che ha fatto sì che non ci si renda conto di come la scienza possa darci risposte concrete riguardo ai disagi, oltre che ai disastri che hanno martoriato la Terra nel corso del tempo e a come oggi, in questa cosiddetta società evoluta, stiano tornando antichi flagelli, che hanno sterminato intere generazioni, per i virus, annidati nelle ossa dei morti, conservati dal freddo e tornati vivi a causa del riscaldamento del nostro pianeta.
Ho pensato allora, non senza una certa inquietudine, che, un po’ alla volta, l’ignoranza e la mancanza di interesse su taluni argomenti, possano, come il deviare il corso di un fiume, allontanarci dall’essere consapevoli della nostra realtà e che il cosiddetto progresso possa rendere la poesia del Petrarca un qualcosa di mai esistito.

Enza


L’esperienza in Brasile – relazione della tutor Chiara Santamaria

Il viaggio in Brasile si è svolto dal 21 gennaio al 12 febbraio ed è stato preceduto da una adeguata preparazione del piccolo gruppo coinvolto (tre corsisti più la moglie di uno di questi). Si è infatti provveduto ad istruire preventivamente e diffusamente i partecipanti su tutti gli aspetti del viaggio, sulle condizioni sociali e ambientali del luogo di destinazione e sulle comunità che ci avrebbero accolti. Sono stati suggeriti alcuni libri e alcune pellicole da visionare, esortando i partecipanti a cercare da soli spunti e notizie utili a rendere più interessante e variegata l’esperienza. Lo scopo degli incontri preventivi è stato anche quello di far emergere paure, aspettative, richieste e timori e di rendere consapevoli i viaggiatori che la riuscita dell’esperienza era nelle mani di ciascuno e non del solo tutor. E’ stato infatti più volte sottolineato che, oltre alla responsabilità organizzativa, il ha principalmente il compito di facilitare l’esperienza e fare da mediatore con le persone e le realtà locali, gestendo in modo fluido le dinamiche di gruppo.
I partecipanti hanno dimostrato di aver ben recepito il messaggio, tanto che il viaggio si è rivelato proficuo e piacevole. Si sono incontrate alcune comunità locali con le quali esiste ormai un rapporto consolidato: Tremembè, Coquerinho, Palmera, Redonda, Sem Terra di Sao Miguel e i Sem Terra “Olga Benario”, insediamento con il quale si sono stretti rapporti solo di recente, ma la cui visita è stata molto significativa perché le condizioni di indigenza e precarietà in cui versa la comunità hanno profondamente toccato e fatto riflettere i viaggiatori. Non sono mancanti comunque momenti di svago e divertimento con i quali si inframmezzavano gli incontri con le comunità e le visite, davvero numerose, a centri sociali e cooperative di vario genere. L’aspetto culturale non è stato trascurato, dato che, specialmente a Fortaleza, si sono visitati musei e luoghi significativi per comprendere la storia e la cultura del nord-est brasiliano. Durante i giorni passati insieme le persone si sono ulteriormente avvicinate e coese, tanto che comprensione e appoggio reciproco non sono mai mancati. Spesso si sfruttavano i lunghi trasferimenti con gli autobus locali per mettere in comune idee, impressioni e riflessioni.
La positività dell’esperienza è stata inoltre ribadita in alcuni incontri successivi, con i quali si è voluto idealmente prolungare la bella esperienza condivisa, scambiandosi ulteriori idee e rivedendo insieme le tante immagini scattate.

Chiara Santamaria

 

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