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Corso Mondialità GIOVANI

 

 

Edizione 2003-2004

Il Corso di formazione è co-progettato con Ass. Prijedor e ATAS Onlus e realizzato con il sostegno finanziario della Fondazione Trentina per il Volontariato Sociale.

Responsabile del coordinamento è

Federica Detassis. 0461-933852

tremembe.onlus@gmail.com

Tutors del corso: Federica Detassis, Valentina Benuzzi ed Erika Concer


 

Il corso si è svolto a Trento

Si sono iscritti 52 giovani.
Sono stati scelti i 25 giovani (a parere della commissione)
più adatti al tipo di percorso proposto

Sala Circoscrizionale di Martignano

 

ELENCO CORSISTI "MONDIALITA' 2004
Durante una pausa dell'ultimo incontro

1 Alexandra Tomaselli - 2 Andrea Garbari - 3 Anna Odorizzi
4 Barbara Telch - 5 Chiara Tamanini - 6 Daniele Antolini
7 Donata Barella - 8 Elena Maculan - 9 Elisa Degasperi
10 Emanuela Rossini - 11 Erica Della Rossa
12 Franca Franceschini - 13 Giorgio De Gobbi
14 Hisham Hussein - 15 Marco Oberosler
16 Maria Celva - 17 Marinella Seidita
18 Michele Bancher - 19 Riccardo Vencato
20 Sara Vivaldelli - 21 Serena Abeille
22 Silvia Dal Sant - 23 Silvia Xodo
24 Simone Abram - 25 Stefania Micheletti



Alcuni corsisti, durante una registrazione radiofonica su RAI2,
illustrano le caratteristiche e le aspettative del corso Mondialità 2004

 

Nell'estate 2004 i seguenti quattro corsisti hanno partecipato per
due settimane al campo estivo di Martin Brod (Bosnia).

1

Alessandra Tomaselli Campo estivo a Martin Brod
2 Anna Odorizzi Campo estivo a Martin Brod
3 Stefania Micheletti Campo estivo a Martin Brod
4 Hisham Hussein Campo estivo a Martin Brod

Sempre nell'estate 2004 i seguenti otto corsisti sono invece andati
a Tremembè (Brasile) per tre settimane

1 Barbara  Telch Brasile
2 Elena  Maculan  Brasile
3 Franca  Franceschini (tutor)  Brasile
4 Giorgio  De Gobbi  Brasile
5 Maria  Celva   Brasile
6 Marinella  Seidita  Brasile
7 Serena  Abeille  Brasile
8 Simone  Abram  Brasile

 

Alcune foto dell'esperienza a Martin Brod (Bosnia)

Il gruppo lavoro "Arte"



A pranzo dopo il "duro" lavoro


Pulizie lungo il fiume


Gli artisti al lavoro


La mappa del paese rimarrà ai posteri


C'è molta professionalità




Lo staff di Martin Brod

Di seguito alcune loro riflessioni sull'esperienza fatta in Brasile

Chi scrive è Elena, la ragazza che ha partecipato al corso alla Mondialità ed è stata in brasile col primo gruppo... sono tornata l'altro giorno, tornata per metà perché ho lasciato lì il cuore e buona parte della testa! E' stata un'esperienza incredibile, mi ha scossa e trasformata e arricchita... ma una mail non è la sede adatta per esprimere emozioni di una simile intensità. Ho scritto un diario di viaggio che magari potrebbe piacerti leggere, alla prima occasione... e vorrei anche dirti un po' la mia impressione sulla Pousada. Oggi ho incontrato le ragazze che partono per il Brasile mercoledì, ho dato dettagli tecnici, alcuni regalini che gentilmente portano da parte mia e... una carica dell'entusiasmo che questo viaggio mi ha lasciato e che credo non mi abbandonerà più! Prima di salutarti voglio ringraziare tantissimo te e tutta l'associazione per avermi dato l'opportunità di fare un simile viaggio, una simile esperienza... è stata indimenticabile e so già che ha lasciato una traccia profonda nella mia vita. Elena Maculan

Sfreccia veloce il furgone …una domanda mi passa per la testa: “ Chi avrà dato la patente all’autista?” Si fa slalom fra moto, macchine, biciclette e carri. I grattacieli di Fortaleza sembrano spostarsi per far passare l’intrepido conducente. Spesso la strada è interrotta da cumuli di sabbia, l’autista non si spaventa, li dribbla facendo dei pezzi in contromano, strombazzando. Serena afferma: “ ma questo l’è matt !” ridendo si stempera la tensione.Ci viene incontro un mondo di grandi spazi, il cielo è un’enorme cupola turchina dove le nuvole bianche si sfilano, lunghe e sfrangiate dal vento. Quanti colori! Il verde chiaro, delle palme da cocco e dei banani, si mescola al rosso - arancione della terra, il magenta delle buganvillee con il marrone scuro dei rami, contorti, del kajù e il verde intenso delle sue foglie. L’autista si rilassa sembra aver capito il nostro desiderio…osservare, incantate, il paesaggio. Eva, molto carina e gentile, risponde alle nostre curiosità.Le case sì fan via, via più basse, alcune sono fatte d’argilla, altre di mattoni con la facciata dipinta di bianco, con grandi scritte e numeri. Attorno a queste un brulicar di bambini che giocano, alcuni ci salutano e sorridono in mutande e ciabatte infradito. Si vedono molte chiese di varie religioni e spesso, sulle case e sui negozietti si legge: “ Deus è bom ”. Si sta facendo sera, il paesaggio cambia, ci stiamo avvicinando al mare. I colori dei palmeti e della cacinga sfumano in tutte le tinte fino al nero, tra gli arancione e i rossi del tramonto. Sono le sei ed è quasi notte, la strada è buia. Attraversiamo la cittadina d’Icapuì con difficoltà, c’è una festa in piazza. Musica a tutto volume e un sacco di gente per strada, tanti giovani cantano e ballano sventolando bandiere rosse con scritto PT. Eva dice: “Siamo in campagna elettorale questa è la manifestazione per il candidato Neto.” Penso: “ quando mai, da noi, la politica attira tanta gente in piazza?” Notte buia, buia… lasciamo la strada asfaltata. Una debole luce illumina una freccia indicante Tremembè. Le ruote del pulmino ora scivolano sulla sabbia. Ad un tratto qualcuno dice: “ stiamo viaggiando su una spiaggia! ” Guardo dal finestrino, la schiuma bianca del mare sfiora il furgone. Ancora una piccola salita sulla duna di sabbia ed ecco la “ Pousada Tremembè ” Il cielo sembra scoppiare di stelle. Un’aria frizzante, salmastra, solletica i nasi e scompiglia i capelli. Eva apre il portone, incontro sorrisi. Quante emozioni! … Erano solo le prime! Mi passa per la testa una frase… “ La vita non si misura da quanti respiri facciamo, ma dai momenti che ci tolgono il respiro.”
Maria Celva


Ciao Armando e Federica, preferisco considerare questo ritorno una nuova partenza. Innanzitutto perché con esperienze simili si inizia veramente a vedere il mondo con occhi diversi...e non solo perchè la luna è orizzontale! Poi essendo convinto che il ritorno sia una parte essenziale e fondamentale del turismo responsabile ho già iniziato a raccontare ad amici e conoscenti quello che ho vissuto, le storie delle persone incontrate, le bellezze dei luoghi e della gente... a fare come "media Franca" insomma. Questo il soprannome che abbiamo dato alla nostra mitica accompagnatrice che assumeva spesso le vesti dell'ufficio mobile di relazioni pubbliche per la pousada e l'associazione Tremembè: infaticabile! Con lei io ed Elena ci siamo trovati proprio bene: ha saputo farci accostare piano piano ad una realtà così diversa dalla nostra; ha saputo rispettare sia i nostri tempi che quelli dei brasiliani (insomma non si andava certo di fretta...)...e poi siamo riusciti sempre a tenere il buon umore, a ridere e divertirci e al momento opportuno a fare alcune riflessioni su quanto visto e vissuto durante la giornata. Il nostro avvicinamento alla cultura brasiliana è stato poi facilitato dal fatto che appena arrivati a Tremembè è iniziato l'acampamento latino americano da juventude...conferenze su meio ambiente, politiche pubbliche sull'educazione, laboratori di vario genere (io ho preso parte a quello sul teatro dell'oppresso)...tanti giovani sorridenti ed impegnati...(perchè non organizzarlo anche a TN?). Abbiamo così iniziato a stringere le prime amicizie con la gente del posto, in particolare con l'associazione giovanile Caatinga di Crateus che alloggiava nelle amache della nostra pousada. Finito l'accampamento siamo entrati in contatto anche con i giovani di Tremembè grazie ad una giornata di attività educative-ricreative organizzate da noi e alla presentazione della comunità da parte loro (abbiamo anche dato la vernice alle colonne della pousada). Dopo aver visitato varie comunità, progetti e accampamenti-assentamenti dei Sem Terra siamo andati un paio di giorni a Recife-Olinda dove il VOSEF (associazione del mio paese)appoggia il progetto meninas-mulheres e propone turismo responsabile in famiglia...molti spunti interessanti e perchè no?..alcune critiche. Tornati a Tremembè abbiamo passato un altro paio di giorni a Redonda ospitati dal gruppo di teatro Flor du Sol; abbiamo visitato il progetto Novo Olhar, fatto un bellissimo giro in barca, visto il tramonto dalle dune desertiche sul mare, partecipato ad un laboratorio di teatro de rua fatto dagli stessi flor du sol con in quali si è anche iniziato a ragionare sulla possibilità per loro di venire a Trento (si potrebbe organizzare uno scambio internazionale multilaterale sul teatro di strada...io potrei trovare altri gruppi in giro per l'europa interessati alla cosa...insomma se ne può parlare, le motivazioni non mancano!). Aspettando l'aereo ho poi passato una giornata a Fortaleza in compagnia della madre e del fratello di Marta, gentili ed ospitali come tanti brasiliani che hanno poco, ma che danno tutto. A tal proposito mi fa piacere riportarvi qualcosa che ho scritto in brasile durante una visita a Morro Pintado: "Il viso di quel vecchio mi colpisce immediatamente. Sputa energia e felicità su tutti i passanti. Osserva le sue palme di cocco e l'uomo che libera i frutti dalla loro coperta. Al nostro passaggio ci fa sedere sotto alla tettoia della sua casetta/capanna per ripararci dal sole. Il suo brasiliano è molto stretto e capisco poco. Tutto quello che comunica con la sua persona è però molto di più di quello che dicono le sue parole. La sua pelle dorata parla di sole, di lavoro, le sue rughe raccontano storie infinite; i suoi occhi augurano sorte e felicità; la stretta della sua mano e il suo abbraccio danno forza. Una volta allontanatomi suo figlio mi rincorre e mi porta un sacco pieno di piccoli limoni: da parte di mio padre, dice. Riattraverso la strada pensando a questo vecchio che con rapidissimi movimenti infila i limoni nel sacchetto per me. Vado a ringraziarlo e me ne torno invece con un regalo in più tra le mani, una bottiglia di miele da due litri. Come si fa a ringraziare qui? Forse, come mi suggerisce la mia compagna di viaggio Elena, basta dire...GRAZIE! Ecco vi mando un grazie e un sorriso brasiliano! A presto
Giorgio de Gobbi


Di seguito alcune loro riflessioni sull'esperienza fatta in Bosnia

Piergiorgio Magnano (adulto)

Il campo di conoscenza e ripristino ambientale è stato realizzato a Martin Brod, villaggio non lontano dalle sorgenti della Una, il fiume degli smeraldi, La spedizione era composta da 18 studenti trentini, 7 giovani di Prijedor (Bosnia) e 5 adulti accompagnatori. Martin Brod è un luogo di grande bellezza che un tempo viveva grazie al lavoro di macinazione delle granaglie, in quanto le case si trovano in prossimità dei ruscelli creati dal fiume, lungo il suo corso, estremamente vario, intercalato da cascate e vasche (brod) d'acqua. I mulini un tempo erano più di cento, quasi uno per ogni casa, ma ora sono abbandonati, se non distrutti. La zona, abitata da una minoranza serba, si trova al confine con la Croazia e nel 1993 è stata occupata dai croati, provenienti dalla vicina Krajina, fino al 1995. Oltre alle distruzioni materiali, la guerra ha provocato la fuga degli abitanti che erano circa 250, mentre ora ne sono tornati solo 130, per lo più anziani, mentre gli altri sono emigrati. Gli obiettivi dell'intervento erano di due tipi: praticare direttamente la solidarietà e la convivenza fra culture diverse e dare un contributo alla valorizzazione di questo territorio. I partecipanti sono stati ospitati nelle case private per la notte e la prima colazione, mentre i pasti, preparati da gente del posto, si sono consumati collettivamente in un edificio della Comunità, mai utilizzato dall'inizio della guerra. In tal modo è stato possibile conoscere direttamente gli abitanti ed intrattenere con loro dei rapporti personali. I lavori veri e propri si sono articolati in due fasi: nella prima settimana sono stati sistemati due sentieri lungo le sponde dell'Una e del suo affluente Unac, mentre nella seconda ci si è concentrati all'interno del villaggio. La prima parte del lavoro è stata piuttosto pesante, perché si trattava di pulire i tracciati dalle sterpaglie e dalle immondizie e mettere in sicurezza gli stessi, creando muretti a secco, scalette e protezioni in legno. La seconda invece è consistita nella ripulitura della parte centrale del paese, dove ci sono delle grotte in travertino create dalle cascate del fiume, che ora ha cambiato percorso, e nella realizzazione della segnaletica turistica, prima inesistente. Particolarmente significativa è stata la mappatura del luogo, allo scopo di creare un pannello illustrativo da porre su un'apposita bacheca nel centro del paese. Questa attività di gruppo ha comportato il rilievo topografico degli elementi principali quali case, strade, ponti, rivi, mulini, punti caratteristici, sorgenti, che ha avuto come ricaduta la conoscenza in dettaglio del territorio da parte di tutti i partecipanti. Non solo, ma nel corso dell'esplorazione si dovevano naturalmente chiedere informazioni agli abitanti e ciò ha favorito il dialogo ed i rapporti con la gente del luogo. Si è trattato quindi di un'attività di recupero ambientale, di falegnameria e di decorazione artigianale che ha dato dei risultati francamente superiori alle migliori aspettative, ma anche di un'occasione di dialogo, di scambio e di collaborazione. Il lavoro ha comunque lasciato il tempo per momenti di svago e di discussione, che hanno favorito anche la conoscenza reciproca dei partecipanti e la riflessione sull'esperienza. Un giorno particolarmente significativo è stato quello del viaggio a Prijedor, a 150 km di distanza e 3 ore di tempo in pullman, per visitare la città e i Progetti realizzati con il contributo della Comunità Trentina nel campo dell'agricoltura, l'assistenza sociale, la sanità. E' stata un'esperienza alquanto faticosa, ma estremamente interessante da tutti i punti di vista: il proposito è ora quello di darle un seguito in un prossimo futuro, come auspicato dagli stessi abitanti di Martin Brod.

Alberto Larcher (adulto)

Credo che il gruppone trentino abbia lasciato agli abitanti di Martin Brod un buon ricordo. Ricordo ancora i visi emozionati nel vedere la mappa del proprio paese riprodotta all’interno di una bacheca costruita nel cuore del villaggio. Quello stesso villaggio che voleva essere cancellato dalle mappe da una guerra folle, riappariva con forza e nuovo vigore forse anche nella loro coscienza. Altri ridevano nel vedere segnata la “Fonte Butarin” che tanti maschi ha dato al paese. Altri sorridevano fieri nel vedere che il proprio mulino era stato contrassegnato dal logo di una pala. A molti frequentando il bar mancherà quel chiasso scomposto e a volte fastidioso che solo i giovani sanno creare. Incontravo tutti i giorni un signore anziano che abitava vicino alle cascate. Ricordo che la prima volta, ambedue, nelle rispettive lingue, ci siamo salutati, stupiti di quel suono diverso nell’esprimere lo stesso augurio. Prima di partire gli ho stretto la mano e raccogliendo tutto il poco che potevo ricordare ho detto; “do vigenza”, lui ha risposto sorridendo “arrivederci”. Questo è stato il momento più bello.

Sirio Depero (studente ISA)

Troppi giorni, ma troppo pochi per tutto ciò che è successo. Non si può parlare di tutto, ma forse si può imprimere tutto in una sola sensazione, in un solo momento, in un attimo. Un attimo solo mio senza nessun altro, senza nient’ altro, quasi senza contesto, solo con me stesso.

Non ho voglia di scrivere di ciò che abbiamo fatto o di perché lo abbiamo fatto, dell’ economia bosniaca, la gente, lo stato.

Ma solo di quel momento accanto alle cascate, uno dei panorami più belli che abbia mai visto, una delle sensazioni più belle della mia vita.

Come forse lo è stato la poesia per Neruda o l’ infinito per Leopardi. Così anche per me.

L’ acqua cadendo sulla roccia o nel lago, dall’alto o da più in basso, appariva così padrona di se stessa dei centinaia di suoni che produceva.

Stava cantando, e cantava di una terra distrutta dalla malvagità degli uomini, che ostinatamente combattono per una terra che ancora, come sempre sarà, appartiene a quelle cascate che io ho così tanto amato in così poco tempo.

Una sinfonia che parlava di dolore senza però provarlo.

Quella musica mi è entrata nella testa; mi ha insegnato che cos’è il dolore di un popolo, la sofferenza, l’ indifferenza.

Mi chiedete se ciò che ho fatto, che abbiamo fatto è servito a qualcosa, oppure se è stato solo un lavoro inutile? Non so, non so dirvi se ora quella gente ha qualcosa di più, se abbiamo portato qualcosa di utile. Ma posso dire che di certo è servito a me. E quelle cascate ora me le porto dentro. Questo è ciò che di buono la ho trovato.

Marco Mossolin (studente ISA)

Martin Brod...ancora adesso, quando la gente mi chiede cosa sono andato a fare in Bosnia, non so definire esattamente di cosa si è trattato: una vacanza? un campo di lavoro? Turismo responsabile? un ritiro spirituale?...E' stata un'esperienza forte, rispondo. Una di quelle esperienze che ti accrescono umanamente, che ti portano a contatto con realtà a noi semisconosciute, nonostante la vicinanza al nostro Paese, che ti mettono a confronto con altri ragazzi come te, ma con storie radicalmente diverse alle spalle e che ti rendono utile realmente, svolgendo lavori concreti, nel nostro caso il ripristino di alcuni sentieri e la realizzazione di una mappa del luogo e della segnaletica stradale. La diffidenza iniziale della gente del luogo si è presto sciolta, spinta dalla curiosità di vedere cosa stavamo facendo e dall'entusiasmo del nostro gruppo sempre molto affiatato che ha finito per coinvolgere nei lavori anche gli abitanti del posto e persino il Pope! Il dormire ospitati in case private ci ha permesso di capire e di vivere ancora più a fondo le condizioni e gli stili di vita del luogo, anche se questo ha procurato qualche piccolo problema di adattamento, specialmente alimentare, ma anche questo fa parte dell'avventura. Un altro elemento fondamentale, che ha reso ancora più indimenticabile quest'esperienza, è la natura che circonda, o meglio che avvolge Martin Brod; una natura spettacolare che mostra tutta la sua bellezza nei due torrenti che tagliano il paese; un'acqua limpidissima che si insinua in un canion caratteristico, uno costellato di tantissime cascate da cartolina che regalano ad ogni metro stupendi paesaggi. Insomma, la natura, l'ospitalità della gente, la gioia e l'entusiasmo del gruppo e la consapevolezza di essere un ponte tra due popoli e quindi di contribuire realmente a cambiare il mondo, hanno reso questi quindci giorni un segno indelebile della mia crescita personale. Tante volte mi scopro ad aver nostalgia di Martin Brod e dell'aria serena e tranquilla che si respirava li. Penso che se avrò l'opportunità ripeterò quest'esperienza, ma penso che sia ancora più importante far conoscere alla gente queste realtà, visto la chiusura mentale e la diffidenza verso il diverso che ancora c'è nel nostro "occidente civile".

Francesco Sassaro (studente ISA)

Vorrei sottolineare il grande cambiamento che ho notato nei rapporti tra le persone locali e noi trentini da una settimana all'altra, ciò ha ovviamente facilitato il proseguimento dei lavori e la possibilità di portarli a termine; penso infatti che il merito della riuscita dei lavori spetti anche ad una maggior apertura dei locali nei nostri confronti e all’aiuto materiale che hanno fornito. Un avvio di riflessione riguarda (molto importante sia nei Balcani che altrove) la religione. Penso infatti che sarebbe interessante ,e forse ancora più costruttivo di ciò che abbiamo fatto, fare un esperienza di turismo responsabile in una zona Musulmana della Bosnia. Spero prossimamente di articolare maggiormente le mie riflessioni anche se, ripeto, si avvicinano molto a quelle che avete sviluppato nel vostro incontro. A breve comincio, guarda caso, un corso di laurea di cooperazione allo sviluppo. Saluti e auguri per le tue tante iniziative, Francesco

Stefania Micheletti (giovane)

Sopra ogni cosa ho incontrato delle bellissime persone con degli ideali e molto spirito di adattamento. Mi è rimasta impressa la serata con i tre “boss” del villaggio venuti per raccontarci un po’ la storia di quello che una volta era il famoso Martinbrod. C’era una gran confusione nella stanza e la luce delle candele la nascondeva bene, poi c’erano le voci dei traduttori e quelle di chi si beveva un bicchierino. Man mano che si andava avanti si sono creati tanti piccoli gruppi che dibattevano su argomenti diversi e si è rimasti in tre attorno all’ex sindaco: i problemi d’isolamento, le condizioni della strada, la sfiducia dei suoi abitanti, la diversità etno-culturale, il disinteresse politico, le potenzialità (vergini) di Martin Brod e la loro pericolosità..... Ho pensato a quanto c’è da fare per quelle persone e quanto la situazione necessiti di una presa di responsabilità da parte di qualcuno (un gruppo di riferimento sicuro). Sicuramente per prendere a cuore un problema è necessario “darci la vita”, essere presenti. Questa scelta è veramente il gesto d’amore più grande che si possa fare. Ma chi è disposto a dare tutto ? Poi il giorno dopo mi sono alzata per fare colazione e il paese era ancora li’ come nulla fosse successo. La faccia annoiata della barista d’estate mi ha fatto immaginare quella invernale. Sicuramente ci vuole molta costanza e pazienza per lavorare ad un progetto a M.B. Ho parlato con i ragazzi di Banjaluka. Abbiamo animato quel posto assieme a loro ma il giorno dopo erano loro a rimanere . L’esperienza è stata importante e responsabilizzante. All’inizio a causa di alcuni disguidi pensavo sarebbe risultata un po’ disorganizzata invece si è assaggiato di tutto, il bello e il brutto. Grazie Stefania

 

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