Alcune
foto dell'esperienza a Martin Brod (Bosnia)
Il gruppo lavoro "Arte"
A pranzo dopo il "duro" lavoro

Pulizie lungo il fiume
Gli artisti al lavoro

La mappa del paese rimarrà ai posteri

C'è molta professionalità

Lo staff di Martin Brod
Di seguito alcune loro riflessioni sull'esperienza fatta
in Brasile
Chi scrive è Elena, la ragazza che ha partecipato
al corso alla Mondialità ed è stata in brasile
col primo gruppo... sono tornata l'altro giorno, tornata
per metà perché ho lasciato lì il cuore
e buona parte della testa! E' stata un'esperienza incredibile,
mi ha scossa e trasformata e arricchita... ma una mail non è la
sede adatta per esprimere emozioni di una simile intensità.
Ho scritto un diario di viaggio che magari potrebbe piacerti
leggere, alla prima occasione... e vorrei anche dirti un
po' la mia impressione sulla Pousada. Oggi ho incontrato
le ragazze che partono per il Brasile mercoledì, ho
dato dettagli tecnici, alcuni regalini che gentilmente portano
da parte mia e... una carica dell'entusiasmo che questo viaggio
mi ha lasciato e che credo non mi abbandonerà più!
Prima di salutarti voglio ringraziare tantissimo te e tutta
l'associazione per avermi dato l'opportunità di fare
un simile viaggio, una simile esperienza... è stata
indimenticabile e so già che ha lasciato una traccia
profonda nella mia vita. Elena Maculan
Sfreccia veloce il furgone …una domanda mi passa per
la testa: “ Chi avrà dato la patente all’autista?” Si
fa slalom fra moto, macchine, biciclette e carri. I grattacieli
di Fortaleza sembrano spostarsi per far passare l’intrepido
conducente. Spesso la strada è interrotta da cumuli
di sabbia, l’autista non si spaventa, li dribbla facendo
dei pezzi in contromano, strombazzando. Serena afferma: “ ma
questo l’è matt !” ridendo si stempera
la tensione.Ci viene incontro un mondo di grandi spazi, il
cielo è un’enorme cupola turchina dove le nuvole
bianche si sfilano, lunghe e sfrangiate dal vento. Quanti
colori! Il verde chiaro, delle palme da cocco e dei banani,
si mescola al rosso - arancione della terra, il magenta delle
buganvillee con il marrone scuro dei rami, contorti, del
kajù e il verde intenso delle sue foglie. L’autista
si rilassa sembra aver capito il nostro desiderio…osservare,
incantate, il paesaggio. Eva, molto carina e gentile, risponde
alle nostre curiosità.Le case sì fan via, via
più basse, alcune sono fatte d’argilla, altre
di mattoni con la facciata dipinta di bianco, con grandi
scritte e numeri. Attorno a queste un brulicar di bambini
che giocano, alcuni ci salutano e sorridono in mutande e
ciabatte infradito. Si vedono molte chiese di varie religioni
e spesso, sulle case e sui negozietti si legge: “ Deus è bom ”.
Si sta facendo sera, il paesaggio cambia, ci stiamo avvicinando
al mare. I colori dei palmeti e della cacinga sfumano in
tutte le tinte fino al nero, tra gli arancione e i rossi
del tramonto. Sono le sei ed è quasi notte, la strada è buia.
Attraversiamo la cittadina d’Icapuì con difficoltà,
c’è una festa in piazza. Musica a tutto volume
e un sacco di gente per strada, tanti giovani cantano e ballano
sventolando bandiere rosse con scritto PT. Eva dice: “Siamo
in campagna elettorale questa è la manifestazione
per il candidato Neto.” Penso: “ quando mai,
da noi, la politica attira tanta gente in piazza?” Notte
buia, buia… lasciamo la strada asfaltata. Una debole
luce illumina una freccia indicante Tremembè. Le ruote
del pulmino ora scivolano sulla sabbia. Ad un tratto qualcuno
dice: “ stiamo viaggiando su una spiaggia! ” Guardo
dal finestrino, la schiuma bianca del mare sfiora il furgone.
Ancora una piccola salita sulla duna di sabbia ed ecco la “ Pousada
Tremembè ” Il cielo sembra scoppiare di stelle.
Un’aria frizzante, salmastra, solletica i nasi e scompiglia
i capelli. Eva apre il portone, incontro sorrisi. Quante
emozioni! … Erano solo le prime! Mi passa per la testa
una frase… “ La vita non si misura da quanti
respiri facciamo, ma dai momenti che ci tolgono il respiro.”
Maria
Celva
Ciao Armando e Federica, preferisco considerare questo ritorno
una nuova partenza. Innanzitutto perché con esperienze
simili si inizia veramente a vedere il mondo con occhi diversi...e
non solo perchè la luna è orizzontale! Poi
essendo convinto che il ritorno sia una parte essenziale
e fondamentale del turismo responsabile ho già iniziato
a raccontare ad amici e conoscenti quello che ho vissuto,
le storie delle persone incontrate, le bellezze dei luoghi
e della gente... a fare come "media Franca" insomma.
Questo il soprannome che abbiamo dato alla nostra mitica
accompagnatrice che assumeva spesso le vesti dell'ufficio
mobile di relazioni pubbliche per la pousada e l'associazione
Tremembè: infaticabile! Con lei io ed Elena ci siamo
trovati proprio bene: ha saputo farci accostare piano piano
ad una realtà così diversa dalla nostra; ha
saputo rispettare sia i nostri tempi che quelli dei brasiliani
(insomma non si andava certo di fretta...)...e poi siamo
riusciti sempre a tenere il buon umore, a ridere e divertirci
e al momento opportuno a fare alcune riflessioni su quanto
visto e vissuto durante la giornata. Il nostro avvicinamento
alla cultura brasiliana è stato poi facilitato dal
fatto che appena arrivati a Tremembè è iniziato
l'acampamento latino americano da juventude...conferenze
su meio ambiente, politiche pubbliche sull'educazione, laboratori
di vario genere (io ho preso parte a quello sul teatro dell'oppresso)...tanti
giovani sorridenti ed impegnati...(perchè non organizzarlo
anche a TN?). Abbiamo così iniziato a stringere le
prime amicizie con la gente del posto, in particolare con
l'associazione giovanile Caatinga di Crateus che alloggiava
nelle amache della nostra pousada. Finito l'accampamento
siamo entrati in contatto anche con i giovani di Tremembè grazie
ad una giornata di attività educative-ricreative organizzate
da noi e alla presentazione della comunità da parte
loro (abbiamo anche dato la vernice alle colonne della pousada).
Dopo aver visitato varie comunità, progetti e accampamenti-assentamenti
dei Sem Terra siamo andati un paio di giorni a Recife-Olinda
dove il VOSEF (associazione del mio paese)appoggia il progetto
meninas-mulheres e propone turismo responsabile in famiglia...molti
spunti interessanti e perchè no?..alcune critiche.
Tornati a Tremembè abbiamo passato un altro paio di
giorni a Redonda ospitati dal gruppo di teatro Flor du Sol;
abbiamo visitato il progetto Novo Olhar, fatto un bellissimo
giro in barca, visto il tramonto dalle dune desertiche sul
mare, partecipato ad un laboratorio di teatro de rua fatto
dagli stessi flor du sol con in quali si è anche iniziato
a ragionare sulla possibilità per loro di venire a
Trento (si potrebbe organizzare uno scambio internazionale
multilaterale sul teatro di strada...io potrei trovare altri
gruppi in giro per l'europa interessati alla cosa...insomma
se ne può parlare, le motivazioni non mancano!). Aspettando
l'aereo ho poi passato una giornata a Fortaleza in compagnia
della madre e del fratello di Marta, gentili ed ospitali
come tanti brasiliani che hanno poco, ma che danno tutto.
A tal proposito mi fa piacere riportarvi qualcosa che ho
scritto in brasile durante una visita a Morro Pintado: "Il
viso di quel vecchio mi colpisce immediatamente. Sputa energia
e felicità su tutti i passanti. Osserva le sue palme
di cocco e l'uomo che libera i frutti dalla loro coperta.
Al nostro passaggio ci fa sedere sotto alla tettoia della
sua casetta/capanna per ripararci dal sole. Il suo brasiliano è molto
stretto e capisco poco. Tutto quello che comunica con la
sua persona è però molto di più di quello
che dicono le sue parole. La sua pelle dorata parla di sole,
di lavoro, le sue rughe raccontano storie infinite; i suoi
occhi augurano sorte e felicità; la stretta della
sua mano e il suo abbraccio danno forza. Una volta allontanatomi
suo figlio mi rincorre e mi porta un sacco pieno di piccoli
limoni: da parte di mio padre, dice. Riattraverso la strada
pensando a questo vecchio che con rapidissimi movimenti infila
i limoni nel sacchetto per me. Vado a ringraziarlo e me ne
torno invece con un regalo in più tra le mani, una
bottiglia di miele da due litri. Come si fa a ringraziare
qui? Forse, come mi suggerisce la mia compagna di viaggio
Elena, basta dire...GRAZIE! Ecco vi mando un grazie e un
sorriso brasiliano! A presto
Giorgio de Gobbi
Di seguito alcune loro riflessioni sull'esperienza fatta
in Bosnia
Piergiorgio Magnano (adulto)
Il campo di conoscenza e ripristino ambientale è stato
realizzato a Martin Brod, villaggio non lontano dalle sorgenti
della Una, il fiume degli smeraldi, La spedizione era composta
da 18 studenti trentini, 7 giovani di Prijedor (Bosnia) e
5 adulti accompagnatori. Martin Brod è un luogo di
grande bellezza che un tempo viveva grazie al lavoro di macinazione
delle granaglie, in quanto le case si trovano in prossimità dei
ruscelli creati dal fiume, lungo il suo corso, estremamente
vario, intercalato da cascate e vasche (brod) d'acqua. I
mulini un tempo erano più di cento, quasi uno per
ogni casa, ma ora sono abbandonati, se non distrutti. La
zona, abitata da una minoranza serba, si trova al confine
con la Croazia e nel 1993 è stata occupata dai croati,
provenienti dalla vicina Krajina, fino al 1995. Oltre alle
distruzioni materiali, la guerra ha provocato la fuga degli
abitanti che erano circa 250, mentre ora ne sono tornati
solo 130, per lo più anziani, mentre gli altri sono
emigrati. Gli obiettivi dell'intervento erano di due tipi:
praticare direttamente la solidarietà e la convivenza
fra culture diverse e dare un contributo alla valorizzazione
di questo territorio. I partecipanti sono stati ospitati
nelle case private per la notte e la prima colazione, mentre
i pasti, preparati da gente del posto, si sono consumati
collettivamente in un edificio della Comunità, mai
utilizzato dall'inizio della guerra. In tal modo è stato
possibile conoscere direttamente gli abitanti ed intrattenere
con loro dei rapporti personali. I lavori veri e propri si
sono articolati in due fasi: nella prima settimana sono stati
sistemati due sentieri lungo le sponde dell'Una e del suo
affluente Unac, mentre nella seconda ci si è concentrati
all'interno del villaggio. La prima parte del lavoro è stata
piuttosto pesante, perché si trattava di pulire i
tracciati dalle sterpaglie e dalle immondizie e mettere in
sicurezza gli stessi, creando muretti a secco, scalette e
protezioni in legno. La seconda invece è consistita
nella ripulitura della parte centrale del paese, dove ci
sono delle grotte in travertino create dalle cascate del
fiume, che ora ha cambiato percorso, e nella realizzazione
della segnaletica turistica, prima inesistente. Particolarmente
significativa è stata la mappatura del luogo, allo
scopo di creare un pannello illustrativo da porre su un'apposita
bacheca nel centro del paese. Questa attività di gruppo
ha comportato il rilievo topografico degli elementi principali
quali case, strade, ponti, rivi, mulini, punti caratteristici,
sorgenti, che ha avuto come ricaduta la conoscenza in dettaglio
del territorio da parte di tutti i partecipanti. Non solo,
ma nel corso dell'esplorazione si dovevano naturalmente chiedere
informazioni agli abitanti e ciò ha favorito il dialogo
ed i rapporti con la gente del luogo. Si è trattato
quindi di un'attività di recupero ambientale, di falegnameria
e di decorazione artigianale che ha dato dei risultati francamente
superiori alle migliori aspettative, ma anche di un'occasione
di dialogo, di scambio e di collaborazione. Il lavoro ha
comunque lasciato il tempo per momenti di svago e di discussione,
che hanno favorito anche la conoscenza reciproca dei partecipanti
e la riflessione sull'esperienza. Un giorno particolarmente
significativo è stato quello del viaggio a Prijedor,
a 150 km di distanza e 3 ore di tempo in pullman, per visitare
la città e i Progetti realizzati con il contributo
della Comunità Trentina nel campo dell'agricoltura,
l'assistenza sociale, la sanità. E' stata un'esperienza
alquanto faticosa, ma estremamente interessante da tutti
i punti di vista: il proposito è ora quello di darle
un seguito in un prossimo futuro, come auspicato dagli stessi
abitanti di Martin Brod.
Alberto Larcher (adulto)
Credo che il gruppone trentino abbia lasciato agli abitanti
di Martin Brod un buon ricordo. Ricordo ancora i visi emozionati
nel vedere la mappa del proprio paese riprodotta all’interno
di una bacheca costruita nel cuore del villaggio. Quello
stesso villaggio che voleva essere cancellato dalle mappe
da una guerra folle, riappariva con forza e nuovo vigore
forse anche nella loro coscienza. Altri ridevano nel vedere
segnata la “Fonte Butarin” che tanti maschi ha
dato al paese. Altri sorridevano fieri nel vedere che il
proprio mulino era stato contrassegnato dal logo di una pala.
A molti frequentando il bar mancherà quel chiasso
scomposto e a volte fastidioso che solo i giovani sanno creare.
Incontravo tutti i giorni un signore anziano che abitava
vicino alle cascate. Ricordo che la prima volta, ambedue,
nelle rispettive lingue, ci siamo salutati, stupiti di quel
suono diverso nell’esprimere lo stesso augurio. Prima
di partire gli ho stretto la mano e raccogliendo tutto il
poco che potevo ricordare ho detto; “do vigenza”,
lui ha risposto sorridendo “arrivederci”. Questo è stato
il momento più bello.
Sirio Depero (studente ISA)
Troppi giorni, ma troppo pochi per tutto ciò che è successo.
Non si può parlare di tutto, ma forse si può imprimere
tutto in una sola sensazione, in un solo momento, in un attimo.
Un attimo solo mio senza nessun altro, senza nient’ altro,
quasi senza contesto, solo con me stesso.
Non ho voglia di scrivere di ciò che abbiamo fatto
o di perché lo abbiamo fatto, dell’ economia
bosniaca, la gente, lo stato.
Ma solo di quel momento accanto alle cascate, uno dei panorami
più belli che abbia mai visto, una delle sensazioni
più belle della mia vita.
Come forse lo è stato la poesia per Neruda o l’ infinito
per Leopardi. Così anche per me.
L’ acqua cadendo sulla roccia o nel lago, dall’alto
o da più in basso, appariva così padrona di
se stessa dei centinaia di suoni che produceva.
Stava cantando, e cantava di una terra distrutta dalla malvagità degli
uomini, che ostinatamente combattono per una terra che ancora,
come sempre sarà, appartiene a quelle cascate che
io ho così tanto amato in così poco tempo.
Una sinfonia che parlava di dolore senza però provarlo.
Quella musica mi è entrata nella testa; mi ha insegnato
che cos’è il dolore di un popolo, la sofferenza,
l’ indifferenza.
Mi chiedete se ciò che ho fatto, che abbiamo fatto è servito
a qualcosa, oppure se è stato solo un lavoro inutile?
Non so, non so dirvi se ora quella gente ha qualcosa di più,
se abbiamo portato qualcosa di utile. Ma posso dire che di
certo è servito a me. E quelle cascate ora me le porto
dentro. Questo è ciò che di buono la ho trovato.
Marco Mossolin (studente ISA)
Martin Brod...ancora adesso, quando la gente mi chiede cosa
sono andato a fare in Bosnia, non so definire esattamente
di cosa si è trattato: una vacanza? un campo di lavoro?
Turismo responsabile? un ritiro spirituale?...E' stata un'esperienza
forte, rispondo. Una di quelle esperienze che ti accrescono
umanamente, che ti portano a contatto con realtà a
noi semisconosciute, nonostante la vicinanza al nostro Paese,
che ti mettono a confronto con altri ragazzi come te, ma
con storie radicalmente diverse alle spalle e che ti rendono
utile realmente, svolgendo lavori concreti, nel nostro caso
il ripristino di alcuni sentieri e la realizzazione di una
mappa del luogo e della segnaletica stradale. La diffidenza
iniziale della gente del luogo si è presto sciolta,
spinta dalla curiosità di vedere cosa stavamo facendo
e dall'entusiasmo del nostro gruppo sempre molto affiatato
che ha finito per coinvolgere nei lavori anche gli abitanti
del posto e persino il Pope! Il dormire ospitati in case
private ci ha permesso di capire e di vivere ancora più a
fondo le condizioni e gli stili di vita del luogo, anche
se questo ha procurato qualche piccolo problema di adattamento,
specialmente alimentare, ma anche questo fa parte dell'avventura.
Un altro elemento fondamentale, che ha reso ancora più indimenticabile
quest'esperienza, è la natura che circonda, o meglio
che avvolge Martin Brod; una natura spettacolare che mostra
tutta la sua bellezza nei due torrenti che tagliano il paese;
un'acqua limpidissima che si insinua in un canion caratteristico,
uno costellato di tantissime cascate da cartolina che regalano
ad ogni metro stupendi paesaggi. Insomma, la natura, l'ospitalità della
gente, la gioia e l'entusiasmo del gruppo e la consapevolezza
di essere un ponte tra due popoli e quindi di contribuire
realmente a cambiare il mondo, hanno reso questi quindci
giorni un segno indelebile della mia crescita personale.
Tante volte mi scopro ad aver nostalgia di Martin Brod e
dell'aria serena e tranquilla che si respirava li. Penso
che se avrò l'opportunità ripeterò quest'esperienza,
ma penso che sia ancora più importante far conoscere
alla gente queste realtà, visto la chiusura mentale
e la diffidenza verso il diverso che ancora c'è nel
nostro "occidente civile".
Francesco Sassaro (studente ISA)
Vorrei sottolineare il grande cambiamento che ho notato
nei rapporti tra le persone locali e noi trentini da una
settimana all'altra, ciò ha ovviamente facilitato
il proseguimento dei lavori e la possibilità di portarli
a termine; penso infatti che il merito della riuscita dei
lavori spetti anche ad una maggior apertura dei locali nei
nostri confronti e all’aiuto materiale che hanno fornito.
Un avvio di riflessione riguarda (molto importante sia nei
Balcani che altrove) la religione. Penso infatti che sarebbe
interessante ,e forse ancora più costruttivo di ciò che
abbiamo fatto, fare un esperienza di turismo responsabile
in una zona Musulmana della Bosnia. Spero prossimamente di
articolare maggiormente le mie riflessioni anche se, ripeto,
si avvicinano molto a quelle che avete sviluppato nel vostro
incontro. A breve comincio, guarda caso, un corso di laurea
di cooperazione allo sviluppo. Saluti e auguri per le tue
tante iniziative, Francesco
Stefania Micheletti (giovane)
Sopra ogni cosa ho incontrato delle bellissime persone con
degli ideali e molto spirito di adattamento. Mi è rimasta
impressa la serata con i tre “boss” del villaggio
venuti per raccontarci un po’ la storia di quello che
una volta era il famoso Martinbrod. C’era una gran
confusione nella stanza e la luce delle candele la nascondeva
bene, poi c’erano le voci dei traduttori e quelle di
chi si beveva un bicchierino. Man mano che si andava avanti
si sono creati tanti piccoli gruppi che dibattevano su argomenti
diversi e si è rimasti in tre attorno all’ex
sindaco: i problemi d’isolamento, le condizioni della
strada, la sfiducia dei suoi abitanti, la diversità etno-culturale,
il disinteresse politico, le potenzialità (vergini)
di Martin Brod e la loro pericolosità..... Ho pensato
a quanto c’è da fare per quelle persone e quanto
la situazione necessiti di una presa di responsabilità da
parte di qualcuno (un gruppo di riferimento sicuro). Sicuramente
per prendere a cuore un problema è necessario “darci
la vita”, essere presenti. Questa scelta è veramente
il gesto d’amore più grande che si possa fare.
Ma chi è disposto a dare tutto ? Poi il giorno dopo
mi sono alzata per fare colazione e il paese era ancora li’ come
nulla fosse successo. La faccia annoiata della barista d’estate
mi ha fatto immaginare quella invernale. Sicuramente ci vuole
molta costanza e pazienza per lavorare ad un progetto a M.B.
Ho parlato con i ragazzi di Banjaluka. Abbiamo animato quel
posto assieme a loro ma il giorno dopo erano loro a rimanere
. L’esperienza è stata importante e responsabilizzante.
All’inizio a causa di alcuni disguidi pensavo sarebbe
risultata un po’ disorganizzata invece si è assaggiato
di tutto, il bello e il brutto. Grazie Stefania