..Saudade,
Tremembè..
(di Elena Adami)
Tremembè è profumo di libertà, è una
finestra sull’oceano, è il rumore delle palme
agitate dal vento, è un luogo che ti accoglie, è un
modo di essere, forse solo di viaggiare, è davvero
unico perchè permette di mescolarsi con il popolo
brasiliano.. con leggerezza, con emozione..
Tremembè sono le amache agitate dal vento sul “soppalco” con
vista sull’oceano, sono le voci e le canzoni di Ines,
le notti a guardare le stelle.. a cercare la croce del sud,
sono le albe di mattinate limpide e calde.. sono le chiacchierate
infinite con Ivonne, le passeggiate “riflessive” con
Laura.. le risate con Ilaria, ragazze che non conoscevo..
compagne, anzi amiche di viaggio..
È trovare nuovi compagni di viaggio, come Juri e
Manola, che hanno voglia di condividere il loro percorso
(e il loro portoghese..)..
Tremembè è un incontro,
tra generazioni.. che non hanno paura del confronto.. che
a volte si scontrano,
ma in maniera positiva e costruttiva..
È la pazienza di Bruna, l’allegria di Giovanna,
i caffè di Nara, la dolcezza di Anna, le risate con
Luciano e Renzo, il confronto con Armando.
Tremembè è un luogo speciale, davvero..
Il Brasile che ho condiviso con tutti voi è anche
il mio Brasile.. porto dentro di me così tante emozioni
e ricordi..
forse meglio definirle immagini e fatico davvero a trasformare
il tutto in parole, quasi non volessi per paura di perderle..
Dentro me, nel mio cuore ho immagini preziose..
L’arrivo a Fortaleza, dove tutti voi eravate li..
per l’arrivo di noi quattro ragazze..,
la bicicletta che passava sulla strada trafficata del ristorante
dove abbiamo mangiato la prima sera,
l’arrivo alla pousada dalla spiaggia.. e la bandiera
della pace appesa, all’entrata.
..e ancora..
la prima passeggiata sulla spiaggia.. e lo stupore dei nostri
occhi,
la ragazza alle sbarre di un cancello a Recife che urlava
la sua fame.. forse solo il suo dolore,
il bagno al rio,
l’ inconfondibile risata di Anì,
il viaggio in pullman con Ines e i suoi quattro figli,
Aurì nella sua casa,
il carnevale di Aracatì..
le notti in amaca,
l’ultima alba a Tremembè..
l’accoglienza di Magela e Fathinia..
il salutare Ilaria ad Aracatì..
il salutare il Brasile con Ivonne all’aeroporto di
Natal,
il salutare Laura, Ivonne e Armando a Rovereto..
sono solo pezzi, frangenti.. non ce la faccio a dare di
più per il momento.. è tutto ancora così vivo
in me, anche ad un mese dal mio ritorno.. mi chiedo per quanto
tempo ancora sarà possibile avere questa percezione
del viaggio..
tutto doveva essere così, in una cornice così speciale,
con persone speciali.. che davvero porterò per sempre
nel mio cuore.. penso di provare la famosa “saudade
brasiliana”..
Saudade.. è un modo di stare, è più della
nostalgia.. è davvero sentire un qualcosa dentro che
ti manca, ripensando ai giorni trascorsi laggiù..
Tutto ora scorre più veloce, ma allo stesso tempo
più lento.
Sono sensazioni, sono cose che senti però vive, vere.. “nella
pancia”.. come non mai..
come se non volessi chiudere con quest’ inverno brasiliano..
che mi ha regalato, inaspettatamente un’estate speciale..
Saudade Brasiliana (di Laura Adami)
Sfoglio l’album con le fotografie appena sviluppate,
rileggo alcune pagine del diario, ascolto la “Companhia
do Calipso”, colonna sonora di tante avventure… i
ricordi sono ancora vivi, la saudade è forte, intensa
come le esperienze e le emozioni che abbiamo vissuto.
Saudade di Tremembè, della pousada (ormai una seconda
casa), dell’oceano (con i bagni, le chiacchierate in “portoghitaliano”,
le confidenze più serie), del rumore del vento tra
le palme, della luce del sole, accecante di giorno, dolce
e avvolgente al tramonto... Saudade dell’immensità,
della spiaggia, del cielo, delle stelle… Saudade della
sensazione di pace, benessere profondo, di autentica sintonia
con la natura durante le mie “solitarie” passeggiate
al tramonto.
Saudade di Fortaleza, Recife, Olinda, Natal, Aracatì,
Pedregal, luoghi diversi, a volte contraddittori, luoghi
in cui sono stata bene (Pedregal), luoghi che mi hanno fatto
riflettere profondamente (Recife), luoghi in cui ho riso
e pianto (Fortaleza), luoghi in cui mi sono sentita a disagio
(Natal).
Saudade soprattutto degli amici, italiani e brasiliani.
Saudade di Elena, Ilaria, Ivonne, non delle semplici compagne
di viaggio, ma delle amiche con cui ho condiviso un intero
mese della mia vita, con cui ho scherzato, riso, cantato,
giocato, ma anche parlato, riflettuto, pianto, “smussato”.
Saudade (e un pizzico di invidia) per Manola e Juri, ancora
in viaggio, per Armando, Anna, Giovanna, Bruna, Nara, Renzo,
Luciano, il cosiddetto “gruppo adulti”. Saudade
per Ines (cuoca, ma soprattutto affettuosa e premurosa amica
della pousada), Auri (per la sua dolcezza, dignità e
speranza… nonostante tutto), Carmelo (per il coraggio
di cambiare vita), Fatinha e Magela (per l’attenzione,
la disponibilità, l’amicizia, l’affetto… la
loro vita che sanno donare alle persone).
Saudade per tutte le altre (moltissime) persone che ho avuto
la fortuna di incontrare in questo lungo viaggio, persone
aperte e disponibili, con cui c’è stato autentico
incontro per la volontà reciproca di conoscersi, confrontarsi
e condividere.
E’ proprio questo incontro/scambio con l’Altro
che ha reso quest’esperienza così profondamente
significativa, una tappa fondamentale nel cammino verso la
costruzione della propria identità.
Armando dice bene, il Brasile è un paese “da
cui non puoi più tornare come sei partito”…
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