Novembre 2001

Poche parole per Tremembè, per il gigante verde che sembra sorgente di tutta l'energia del mondo. Ci sono stato correndo, 15 giorni , lunghi stretti , pochi, giusti. 15 giorni in cui al mattino era il mare con le sue vibrazioni a svegliarti e a farti sentire diverso a farti sentire che il mondo non é in effetti solo quel enorme ammasso di povertà spirituale che pare dalle nostre grigie finestre. Il Brasile, credo come tutta l'america latina, è riuscito a conservare ancora una particolare energia primitiva, che in Europa si é consumata tra lo stress e le giornate di corsa. Il Brasile conserva ancora il tempo lento della nascita del mondo, per cui ogni cosa ha il suo modo di avvenire naturale e non forzato o artificiale. Cosi come nella sua gente, affetta da una mentalità mortale, ma strettamente legata alla vita, cosi spontaneamente vera, gentile accogliente, ma soprattutto inimmaginabile. Inutile cercare di scorgere quel tramonto o quell'immenso mare dalle nostre finestre. Il Brasile Va Visto. Il Brasile fa diventare uomini, prende di forza i nostri ideali e le nostre idee e se le spalma addosso e ci lascia nudi. Cosi nei posti , tra la gente, tutto quello che siamo diventa un silenzioso osservare di quanto il mondo sia sempre stato diverso da come noi l'abbiamo immaginato. In Brasile ho conosciuto saggi rivoluzionari direttori di banche e fedelissimi amici nascosti in timidi cucinieri, bimbi soli maestri di portoghese, uomini coraggiosi solo per fame e voglia di continuare a vivere, e poi donne, tante donne, maliziose e sensuali, accattivanti e spudorate, dolci come il succo di cocco, morbide come la papaia matura, ma sempre sincere e spontanee, vere nelle parole, mai volgari nelle azioni... E con ciò mi sembra di aver scritto all'incirca un granello di sabbia di quella spiaggia da cui sembra sia uscito fuori tutto il cielo. Ah in Brasile ho anche ritrovato me stesso, ma ciò conta cosi poco che merita l'ultimo rigo.Ciao Roberto.

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