Gennaio 2004
dal diario di Lucia Iungo

....Il mattino dopo ci siamo recati in taxi alla stazione dei pulman, e, in circa tre ore abbiamo raggiunto questo villaggio di pescatori indios ove risiedono circa 70 famiglie. Una corriera non è il massimo della comodità, ma ti permette di vedere l’ambiente, i villaggi, le cittadine che attraversa. A Ibiquitaba terminava la strada asfaltata, gli ultimi due chilometri li abbiamo percorsi in macchina con Eva responsabile della Pousada (la pensione) che ci era venuta a prendere. La lingua parlata è il portoghese, con tanta buona volontà è possibile capire le cose più importanti. La Pousada Tremembè promuove un turismo attento alla cultura locale, facilitando incontri con la gente del posto; è gestita dalla associazione Caicara (ONG brasiliana) alla quale l’associazione italiana Tremembè ha dato in comodato d’uso la struttura, gli introiti restano in loco. La Pousada è affacciata sull’Oceano, davanti a lunghe e deserte spiagge, è arredata in modo semplice, le camere sono tutte con bagno. Siamo arrivati di domenica, Bernardina, la giovane signora che si occupa della cucina ci ha preparato il primo pasto: pesce arrosto, insalate varie, riso, succo di frutta tropicale e haimè anche spaghetti! A parte questi ultimi tutto era molto buono. Siamo stati a Tremembè sei giorni, trascorsi da soli e in compagnia di molte persone del luogo. Siamo stati un’intero giorno con il simpatico Antonio, che rimasto senza lavoro ci ha fatto da guida, e, a bordo del suo buggy, una macchina sportiva capace di camminare ovunque: sulle pietre, sulla sabbia del mare e delle strade (non c’è terra) ci ha portati in un posto incantevole chiamato “Ponta Grossa”. E’ una altura (morro) che si affaccia sul mare dal colore rosso, sulla quale la forza del vento ha modellato alcune dune di sabbia dal colore rosa (sabbia rossa e sabbia bianca insieme). Siamo stati col buggy sulla duna più alta, siamo arrivati a piedi nel punto in cui si ferma la sabbia portata dal vento e...scende nello sprofondo. Un paesaggio da favola! In una mistura di colori: quelli del cielo, del mare e della sabbia che il vento continua a staccare dal “morro”. La comunità (gli abitanti) di Ponta Grossa, sostenuta dalla Giunta Comunale e dalla Chiesa locale, si è opposta alla costruzione di un grande albergo che avrebbe distrutto in breve tempo il paesaggio con un turismo di massa. Il posto ha un clima eccezionale: assolutamente privo di zanzare o altri insetti. all’ora di pranzo siamo stati in un ristorante (sono gestiti tutti dalla gente del posto) per mangiare l’aragosta. Tutti i pescatori sono specializzati in questa pesca che viene effettuata mediante speciali cesti calati in mare, nei quali le aragoste rimangono imprigionate. E’ una pesca molto faticosa, il marito di Bernardina è stato fuori con la barca per quattro notti. E’ la risorsa principale della gente, ma si deve lottare contro chi non vuole rispettare certe regole basilari che mettono a rischio la riproduzione della specie. Abbiamo mangiato aragosta abbondantemente in tre, accompagnata da riso, insalate e bevande.......il conto: 25 Reali, circa 8 euro. Lo spazio limitato mi impone di fermare quì il racconto, aggiungo solo che nei sei giorni passati a Tremembè abbiamo conosciuto piacevolmente tanta gente del posto, non ci siamo annoiati nè fermati un minuto, fino al sabato successivo quando siamo partiti per l’isola di Fernando De Noronha di cui vi parlerò nel prossimo numero.

Sempre dal diario di Lucia Iungo (gennaio 2004)

(Continua)......Ci sono voluti due voli per raggiungere l'isola Fernando de Noronha che dista dalla costa del Brasile più di 500 Km. E' formata dalla punta di un vulcano la cui base si trova a 4000 metri di profondità nell'Oceano Atlantico; il clima è tropicale, ma con una temperatura media di 24° per cui sono totalmente assenti zanzare ed altri insetti. E' una riserva naturale ancora incontaminata, piena di uccelli, pesci tropicali, delfini, tartarughe,e, credo che tale resterà vista l'attenzione delle Istituzioni che permettono solo un turismo sostenibile e rispettoso. Non vi sono grandi alberghi che “sfornano” turisti a getto continuo, ma i turisti che arrivano sono ospitati in piccole “posade”(pensioni) di tre o quattro camere gestite da alcune famiglie che abitano l’isola, in tutto circa 1700 abitanti, mentre altre si dedicano o alla ristorazione o alla pesca, per cui tutte le risorse dell’isola vengono “sfruttate” dalla gente del posto. Lo Stato del Pernambuco, (il Brasile è una Federazione di Stati) da cui l’isola dipende, vigila su tutto questo. Anche lo smaltimento dei rifiuti avviene direttamente nell’isola. Appena scesi dall’aereo tutti siamo stati obbligati a pagare una tassa di soggiorno che, ci è stato detto, sarebbe stata utilizzata per la raccolta, la separazione e il riciclaggio dei rifiuti (che anche noi avremmo prodotto). Ho potuto poi vedere un’infinità di piccoli contenitori sparsi ovunque e diversi per colore, che permettevano di separare i rifiuti subito. E, ci è capitato anche di passare davanti alla “discarica”, se così si può chiamare, visto che non aveva l’aspetto “disumano” delle nostre discariche: montagne di rifiuti, uccellacci che volano sopra, puzzo insopportabile. Lì un certo cattivo odore proveniva solo dai piccoli cumuli di “compost” prodotto dai rifiuti organici e destinato all’agricoltura.

Per poter visitare l'isola, abbiamo noleggiato (sempre da una famiglia del posto) una delle tipiche ed uniche auto disponibili: il "bughi", capace di viaggiare su strade sterrate piene di sassi e sabbia. Per sei giorni ci ha condotti in ogni angolo dell'isola. Armati di cartina, l'indomani abbiamo iniziato l'esplorazione delle splendide spiagge che si vedevano dall'alto dell'unica strada asfaltata, quella che percorreva l'isola nella sua lunghezza, mentre per raggiungere ogni altro posto bisognava percorrere strade sterrate e sassose, ma,…la polvere, .....la strada impervia, erano altamente ripagate dallo spettacolo che ci si mostrava ai nostri occhi: lunghe spiagge bianche, quasi deserte, interrotte da rocce che si tuffano nel mare. L’acqua cristallina assumeva gradualmente un colore sempre più intenso: dal verde smeraldo all’azzurro intenso; nella parte interna di alcune spiagge si alternavano pennellate di verde intenso, quello delle palme di cocco, ad altre di nero, rosso o grigio intenso a seconda delle rocce vulcaniche presenti. Che dire poi delle splendide creature marine che incontravamo durante le nostre nuotate? In alcune spiagge c’erano soprattutto pesci tropicali dai colori smaglianti, in altre, un pò più al largo era possibile vedere pesci molto grandi e, solo in “due particolari spiagge” e ad una certa ora propizia, abbiamo incontrato in acqua alcune tartarughe di diverse dimensioni. Abbiamo nuotato con loro! Nell’isola dichiarata Parco Nazionale Marino si effettua un monitoraggio particolare sulle tartarughe, considerate una specie in pericolo di estinzione. In queste due spiagge,(sono le più impervie da raggiungere) i maschi si disputano le femmine per l’accoppiamento, che da novembre a maggio depositano le loro uova; dopo cinquanta giorni esse si dischiudono e le tartarughine si tuffano nell’Oceano. Le due spiagge sono: la Baìa Do Sancho che si raggiunge o calandosi attraverso una scala di ferro incastrata nella spaccatura della roccia, alta cinquanta metri e, continuando a scendere gli scalini rocciosi fino alla spiaggia, oppure, arrampicandosi durante la bassa marea sulle rocce che dividono la spiaggia da quella attigua. E......La Praia Do Leào che si raggiunge solo attraverso un sentiero che degrada a picco fino al mare. Salire e scandere sotto il sole cocente è una bella impresa, non tutti lo fanno, molti si accontentano di gustare solo dall’alto il panorama. In queste due spiagge dunque, proprio perchè più inaccessibili, si rifugiano pesci, tartarughe ed uccelli. Mi sono decisa a scendere nella spaccatura della roccia solo nell’ultimo giorno.....soffro terribilmente di vertigini.......ne valeva proprio la pena! Anche le gite in barca attorno all’isola erano regolamentate dalle Istituzioni locali, le imbarcazioni erano molto poche, a parte quelle dei pescatori, delle gite e quelle utilizzate dagli istruttori dei sommozzatori, infatti ai turisti venivano offerti anche corsi sub, gite in canoa al largo e passeggiate a cavallo. La maggior parte dei turisti erano giovani brasiliani. Nella gita in barca attorno all’isola siamo rimasti affascinati alla vista dei numerosi delfini che danzavano attorno all’imbarcazione. Erano tantissimi!!!!!! Come le tartarughe anche loro sono protetti e seguiti da progetti di studio ambientale, progetti che vengono finanziati anche tramite l’acquisto di prodotti locali in due negozi dell’isola. Termino pensando che: è possibile salvare dal degrado ambientale “pezzi di paradiso incontaminati” solo unendo gli sforzi della “società civile”(cioè quelli della gente comune) con quelli delle Istituzioni, che hanno una grande, grande responsabilità. Siamo tornati dal viaggio stanchissimi ma contenti e pronti a ripartire.

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