Febbraio 2006

Care donne e cari uomini di Tremembè, sono reduce dal primo, piccolo giro ciclistico dopo i cinque giorni di immersione produttiva successivi al mio ritorno dal mese brasiliano. Mi sento in forma smagliante, non ne potevo più di non lavorare….considerato che, dopo una decina di giorni, avevo esaurito il materiale portato al seguito! Eppoi fuori contesto si lavora male, soprattutto laddove ogni operazione richiede un tempo dilatato rispetto al mio consueto sistema di riferimento. Di viaggi ne ho fatti tanti e li rifarei quasi tutti, soprattutto nell’adolescenza essi sono fondamentali. Dopo una certa età (e io mi avvicino ai 38), credo però si deva partire con uno scopo di lavoro preciso e, ad esso, agganciare l’esplorazione e la scoperta. A meno che non si tratti di un viaggio in bicicletta, il viaggio per eccellenza, nel quale ci si sente e si è quotidianamente protagonisti di un’impresa, ci si fortifica fisicamente e si medita a lungo. Io, in sella, lavoro. In tanti anni di spostamenti ho incontrato diverse persone che viaggiavano da mesi, addirittura da anni. Alcune, le migliori, avevano obiettivi precisi e volevano semplicemente conoscere e capire anziché giudicare. Altre, in crisi, erano sinceramente e costruttivamente alla ricerca di una nuova e solida prospettiva di vita. Molte altre, tipicamente frustrate, bighellonavano di luogo in luogo senza capir nulla dei Paesi che visitavano per il semplice motivo che (magari anche laureate e magari accademici) non avevano mai studiato seriamente. Dunque non basta muoversi, oggi è facile, bisogna studiare per bene e per degli anni. Gli italiani purtroppo studiano sempre di meno e i risultati si vedono come tutti gli indicatori internazionali comprovano. Il peso della Chiesa Cattolica che ha sempre visto l’innovazione e la conoscenza come il fumo negli occhi (vd. Galileo, Darwin etc),  l’eredità Crociano-Gentiliana più le sciagurate politiche scolastiche nazionali, tutte queste cose sommate insieme hanno contribuito a far sì che la massa italiana raggiunga oggi livelli eccelsi di ignoranza scientifica tra i Paesi d’Europa, d’Asia e d’Oceania. Forse le province USA e latinoamericane, in cui prosperano Chiese Cristo-Creazioniste di varia natura, ci eguagliano. (L’Africa ha altri problemi. L’influenza aviaria è arrivata da poco in Nigeria, il Paese più popoloso dell’Africa e situato lungo rotte migratorie fondamentali. Il Togo ha bloccato le importazioni di pollame dalla Nigeria.) Non ci si deve dunque stupire se, in quel di Tremembè, capita di incontrare la turista italiana cinquantenne e disinvolta che ama il vino e il formaggio e che, reduce dal soggiorno in Amazzonia in un centro di turismo sostenibile, propone seriamente nel corso di una chiacchierata serale di placare la sete del sertão ivi convogliando le acque dell’Amazzonia….già i Romani facevano gli acquedotti! E’ l’uovo di Colombo! Accidenti a chi non ci ha pensato prima…che fessi! E’ difficile, quando si scende in società, evitare gli idioti….bisogna fare appello al proprio senso dell’umorismo anche se, a volte, si finisce col rimpiangere queste stupende Crete senesi in cui la densità di popolazione è molto bassa.Comunque è stato un mese intenso e, a Tremembè, ho potuto rendermi conto ancor più dell’anno scorso dell’importanza sociale della vostra pousada e della vostra associazione. Sono tante le ragazze e le persone della zona che vedono nella pousada un riferimento positivo, che partecipano o vorrebbero partecipare ai vostri progetti. Credo che questa sia già una bella soddisfazione per il Presidente e i soci che dedicano una bella parte del proprio tempo a questa impresa. Ho conosciuto una donna cardine dell’associazione, l’ho a volte seguita nei suoi frenetici spostamenti, in un paio di circostanze eccezionali sono riuscito a farla sorridere stirandole con i miei indici le estremità delle labbra nelle due direzioni opposte. Questa signora è conosciuta come “la Brasilera”. Ella raduna le donne di Fortaleza, indi passa ad una riunione fiume in quel di Icapui. Ella parte al mattino alle sei per partecipare ad Aracatì alle sette alla riunione della Caritas. In un’occasione sono riuscito a convincerla a partire alle otto facendole notare che anche i membri della Caritas, alle sette, sono ancora impegnati nei preliminari mattutini. Mi ricorderò del mio tempo a Tremembè per aver scoperto, tra le altre cose, un frutto particolare: il Genipabu, credo si scriva così. Ai più non piace, io l’ho trovato subito molto buono e particolare, oltrechè energetico. Fu Padre Lopes a raccontare, nel corso di una riunione ai massimi livelli, che il Genipabu è molto ricco di ferro e consigliato agli anemici. A quella riunione partecipava anche “la Brasilera” che, come me, ama il Genipabu. L’associazione fu dunque spontanea e immediata: proposi di soprannominarla, per i suoi meriti, la “Thatcher do Cearà” e la proposta fu accolta all’unanimità. Sbocciò dunque tra me e la Brasilera un rapporto intenso.  Un giorno andammo insieme ad Icapui, ci separammo per fare commissioni diverse. Io vidi nella piazza centrale una ragazzina di forse tredici anni che ostentava la sua gravidanza alle amichette fumando spavalda e spensierata. Una delle tante scene misere che si vedono nel mondo. Se avessi parlato la sua lingua le avrei spiegato che in quelle condizioni la nicotina è doppiamente omicida. Cercai Gabriella (senza trovarla) sicuro che avrebbe potuto, come tante altre volte, tradurre per me e forse convincere la bambina a smettere di fumare. Mi dispiace ancora che non ci siamo riusciti.  In Brasile la densità di popolazione è ancora bassa ma già l’impatto umano è sempre più insopportabile. Il governatore del Mato Grosso continua a tagliare foreste e a piantare soia, il suo business. La soia serve soprattutto come mangime per vacche e buoi e così tutti possono ingozzarsi di carne, grigliate, tagliate al sangue e quant’altro. Il Brasile, come l’Italia, è pieno di obesi e i supermercati abbondano di porcherie della Nestle. La verità è che siamo in troppi al mondo e i più non sono autosufficienti nemmeno a casa propria. C’è anche chi in Europa dipende da Gasprom per scaldarsi le ossa e fare una doccia calda. Bisognerebbe partire da lì e darsi dei codici di comportamento e stili di vita individuali. A volte vien spontaneo osservare gli umani e chiedersi chi mai abbia avuto l’idea malsana di collocarli (in quanto tali e in generale) al vertice del creato….e la Chiesa Cattolica ha fondato le sue fortune su questa concezione ridicola e visibilmente falsa.  Bene, a Tremembè sono stato proprio bene. Dopo la metà di Gennaio ho conosciuto un trio di trentini capitanato da una donna che molti chiamano “il generale” ma che a me è parsa mite, sensibile e generosa. Il trio era completato da San Fernando e Bruno, due uomini capaci di vedere e volare lontano. Alle domande fitte e precise del “generale” devo aver risposto al solito con diverse piccole bugie. Spero vi fosse consistenza logica tra queste, ma forse a volte mi sono contraddetto.  Ancora una volta ho apprezzato Ines e le sue colleghe. Ho visto che anche in un paesino di pescatori fino a ieri isolato possono trovarsi persone dinamiche e con orizzonti ampi. I nuovi (ma già ex) gestori della pousada mi hanno gentilmente procurato una bici con cui ho potuto rendermi conto della situazione ambientale (precaria) del territorio comunale. Solo in bicicletta si scoprono veramente i luoghi. In conclusione, spero vivamente che il vostro progetto si consolidi e sviluppi. Anzi, nonostante qualche piccola difficoltà contingente, credo proprio che la pousada sia condannata a prosperare. L’innovazione è sempre necessaria, mantenere solo l’esistente a volte è un suicidio. Buon futuro, Marco

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