Ottobre 2007

"Vai in Brasile? A cosa ti serve saper parlare il Brasiliano!" Questo mia zia, politicizzata, impegnata e di sinistra. Mia madre: "hai due accompagnatrici brasiliane? Te la spassi, eh!". Per non parlare dei commenti, maschili e femminili, che vedono il Brasile come terra bellissima e di "conquista" sessuale ed economica. Sull'aereo da Milano facce ambigue, signore inanellate, ragazzotti palestrati con chinelos alla moda. Mi sento in imbarazzo e in colpa ancora prima di arrivare. L'aereo, economico, è in forte ritardo, e il contatto di Gabriella, di Trento dell'Associazione Tremembè, è lì, che mi aspetta con la moglie da ore nella notte.
Ci abbracciamo, è il primo abbraccio in Brasile, e partiamo, senza vedere Fortaleza, per Icapuì, paese di comunità di pescatori a 200 chilometri dalla città.
Corsa in macchina con poche parole, non conosco una parola di brasiliano e penso a quello che ha detto mia zia, all'arrivo il taxista mi dirà che dopo un mese avrei saputo parlare muito bem. In viaggio vedo i dintorni di Fortaleza e all'alba una realtà che mi colpisce allo stomaco. Mi chiedo cosa faccio qui, e sento il desiderio di tornarmene a casa. Case basse e povere, malridotte, con gente seduta di fronte e lo sguardo nel vuoto. Vegetazione secca e polverosa, distanze chilometriche con strade dritte e piene di buche. A lato povera gente a piedi con grandi carichi sulla schiena, bambini seminudi, biciclette, moto con tre persone sopra e, primo contrasto, macchine lussuose a 4 ruote motrici. La pousada è sul mare, la cui battigia è percorribile in macchina, e ricevo subito accoglienza affettuosa. Il costo della corsa è irrisorio, rispetto al servizio e alla distanza, ma capisco subito che un turista è prezioso e quello che può dare và distribuito un pò a tutti. Quello che pensavo fosse una sfortuna, cioè essere il solo italiano in questo periodo di Settembre, si rivela invece un'occasione unica per conoscere meglio persone e luoghi, accompagnato da Fernando, una guida e un gestore perfetto. Visito progetti comunitari e insieme faccio una vacanza tipica dei mari del sud: bevute di acqua di cocco, corse col dune buggy sulla spiaggia, mangiate di aragosta, ecc. . Amici di Bologna che erano andati precedentemente in Brasile e perfino in Mozambico si erano trovati tanto male con l'alimentazione da rovinarsi il viaggio, io invece, mi adatto e vengo trattato e servito come un re, tanto da avere anche il pane con le pietanze. Prendo il sole, bruciandomi, perchè è inverno ma siamo all'equatore, e facendo lunghe passeggiate sulla riva. C'è sempre un vento oceanico forte e correnti che rendono difficoltoso il bagno ma la vista è paradisiaca. Parto dopo 8 giorni, un mese è lungo e me lo permette, per Fortaleza, stavolta in onibus. Non so quello che mi aspetta ma voglio visitare le famose favelas e, se capita entrare nella vita brasiliana della musica e del ballo. Mi aspetta il solito taxista e sperimento la pazienza, cordialità e funzionalità della rete naturale dei brasiliani che ti trattano come un loro familiare. E ancora non ho visto niente di quello che mi sta per accadere. La periferia di Fortaleza è tanto grande, povera e sterminata che sento di nuovo quella voce che mi chiede dove sono capitato e la voglia di tornarmene almeno alla pousada. Sbaglia strada perchè il barrio dove mi aspetta la famiglia che mi ospiterà, il progetto dell'Associazione è appunto di turismo famigliare alternativo, si trova in una zona "pericolosa" , pericoloso è il refrain che tutti fanno del Brasile, ma arriviamo rompendo il fondo della macchina sulle buche spaventose e mi fa pagare la metà vergognandosi di avermi fatto perdere del tempo. Conosco Laura dell'Associazione, è una volontaria, lavora sei mesi in Brasile con quello che guadagna gli altri sei mesi in Italia, è dolce e ospitale e mi accoglie nella famiglia dove anche lei vive, incontro le mie "accompagnatrici" aspiranti guide turistiche alternative e andiamo nella casa famiglia che mi accoglierà. Comincia la vera avventura brasiliana, fatta di corse in onibus interminabili e pericolose, camminate interminabili in centro e nei barrios, incursioni nelle favelas che appaiono improvvisamente accanto ai grattacieli più moderni, colazioni pranzi e cene in famiglia iniziando a parlare brasiliano e vedendo crescere la confidenza e simpatia delle persone, inizialmente un pò fredda a causa forse di quello che gli italiani e non vanno a fare da loro, feste private e balli nordestini.
Spendo ogni giorno molto meno dei turisti che vanno in Hotel e che si fanno rapinare dai ristoranti, dai negozi delle zone ricche e dai "malandros" ,che sono in ogni grande città. Sono protetto dalle mie accompagnatrici che stanno attente persino in autobus al mio comportamento disattento.
Sono accolto dalla comunità che mi fa sentire come un loro famigliare e io mi lascio trasportare da queste emozioni facendo cose che non mi sarei mai aspettato: pregare, assistere a cerimonie rituali, partecipare a riunioni sui progetti, fare cene di cucina italiana e venire acclamato con gratitudine, ecc..
E scopro la forza incredibile di questa gente meravigliosa che vive la propria condizione di povertà pensando con altruismo alla soluzione dei problemi di chi invece vive la miseria, la loro gentilezza e ospitalità mi fanno pensare a come eravamo noi italiani. L'Associazione ha anche il progetto di pensare ai bambini poveri e abbandonati e ad una alternativa alla scuola pubblica, che non funziona, insieme a una rete di progetti famigliari in altre città del Brasile per permettere di fare queste esperienze visitando altre località. Sosteniamola.

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