Settembre 2007

In Brasile uno stage sostenibile: come coniugare valori e impegno con una maggiore professionalità. "Ripensavo – recentemente – al primo colloquio, diversi mesi fa, che ha aperto la strada a questa esperienza. Ripensavo ai dubbi, alle aspettative, ai timori, al peso della responsabilitá che, inevitabilmente, una scelta del genere porta con sé. C’é del romanticismo, in tutto questo. É fuori di ogni dubbio. Ho sempre creduto fondamentale conservare il coraggio dell’utopia, ragionare e sognare una realtà altra, possibile e necessaria. E poi il sottile ed ancestrale timore per l’ignoto, proprio della partenza. Questo per capire, per dare un’idea di ció che ha mosso i primi passi, delle motivazioni profonde che mi hanno spinto a spendere i mesi di stage in Brasile, collaborando ad un progetto per la realizzazione di una rete di turismo sostenibile, avviato ed oggi coordinato da Monica Bonadiman, anche lei allieva di tsm. Ogni spinta ideale va poi vestita, dotata degli strumenti per confrontarsi con la realtá. Ad un mese esatto dall’arrivo, continuo a stupirmi di come le tematiche e i dibattiti che hanno caratterizzato i mesi di aula, ora, diventino volti e relazioni, confronti serrati e assolutamente (a volte, drammaticamente) reali. Qualche esempio. A lungo si é parlato di destination management, dello spazio incerto e scivoloso fra pubblico e privato, di come, in una DMO, sia necessario muoversi fra interessi divergenti e prospettive a volte conflittuali, senza perdere di vista il senso di quello che si sta facendo, e, soprattutto, gli obiettivi prefissati. Certamente una comunitá costiera dello stato del Ceará é una realtá tipicamente community. E le dinamiche che si instaurano non sono poi tanto differenti da quelle di una APT trentina, anzi. Anche qui, perché un piano di sviluppo turistico abbia successo deve passare attraverso una scelta partecipata e negoziata, ogni decisione deve essere condivisa, ogni passo accompagnato. Si puó arrivare ad affermare che quello che da noi é un percorso che porta da una maggiore efficienza del sistema, qui é l’unica strada percorribile. Realtá vessate da una continua lotta per la terra, da un’economia ai limiti della sussistenza, non possono intraprendere un percorso che non sia sentito e radicato nella comunitá stessa. Anche perché il turismo non è e non deve essere un’attività a se stante, ma, al contrario, si deve inserire in un sistema economico, sociale e politico, diventando parte integrante di un unico percorso di sviluppo ed emancipazione. Questa, dal poco che ho visto finora, una delle difficolta piú grandi, e una delle sfide piú emozionanti. Il ruolo di un team di lavoro che accompagna questo processo é proprio quello di mediare, ascoltare, tracciare possibili soluzioni. Il successo, come sempre, sarà determinato dal coinvolgimento e dall’intraprendenza dei singoli o dei gruppi di lavoro che nel progetto investono tempo ed energie. Ci si rende conto poi, giorno dopo giorno, di come provare a costruire alternative sia davvero un’esigenza, che va al di lá delle scelte etiche o delle motivazioni antropologiche. Lo sviluppo turistico, da queste parti, assume sfumature criminali. Ed é facile, allora, capire la rabbia di questa gente e la loro voglia di scegliere un’altra strada. Mi sto convicendo, ogni giorno di piú, che sia necessario combattere questo modello perverso e degenerato di turismo sul suo stesso terreno, con i suoi stessi strumenti. Da qui l’esigenza di assumersi anche la responsabilità della ricerca, perché il dibattito scientifico su questi temi si consolidi. I progetti di turismo sostenibile nel sud del mondo, ad oggi, sono molto legati a realtà associative, e nascono poggiandosi su episodi, storie, espedienti. Nascono dal cuore, ma sono carenti di competenze, di know-how. L’attenzione a queste tematiche da parte di una scuola che si occupa di formazione manageriale nel turismo è forse un segno che qualcosa, in questo senso, si sta muovendo. Ritorniamo dunque alla decisione di concludere un anno di master con uno stage di questo tipo. Come si diceva, il tutto nasce da una spinta ideale. Occorre poi calarsi nella realtà, adottare un approccio quanto più professionale ed empirico. Senza, però, smettere di sognare".

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