Settembre 2007

Fabio Sacco ha svolto uno stage di tre mesi per seguire un progetto di turismo sostenibile per conto di tsm e dell'Associazione Tremembè. Lo stage rientrava in un progetto di destination management di turismo sostenibile nello stato nord-orientale del Cearà; queste pagine sono il racconto che Fabio fa quasi in tempo reale ai colleghi del master e a tsm, tramite email e chat.
un tranquillo weekend brasiliano
"La mattina, in viaggio verso Pacotì, solo una ventina di chilometri. Il paesaggio si fa sempre più verde e brillante, e la cittadina si rivela una piccola perla. Un inusuale cura di strade e camminamenti, la macchia della sierra come cornice e – addirittura – una bella mostra di fotografie sulle bellezze della regione. Bello, vorremmo fermarci di più, ma la strada del rientro è lunga. Monica fa ancora un giro per botteghe e negozietti, io chiedo informazioni. L’idea è di proseguire verso Canindé, nel sertao, la regione semiarida, e da lì fare rotta verso casa a Majorlandia. Un camionista mi propone di tornare a Fortaleza (140 km nella direzione opposta), e da lì andare a Canindé. Gli rispondo che non ha senso. Lui ribatte, tranquillo, che lui è di Fortaleza e conosce solo la strada per arrivare a Fortaleza. Ineccepibile. Un ragazzo, a prima vista più affidabile, mi dice che la strada più breve è scendere dalla sierra verso la BR 020, e da lì proseguire verso Canindé. Bene. A questo punto mi chiede che macchina abbiamo. Lì per lì non capisco e gli rispondo: una Gol (non è un errore di battitura, la nostra auto d’ordinanza è una Volkswagen Gol, la sorella brasiliana della nostra Golf). Mi dice ok, è abbastanza alta. E mi spiega la strada. Non do peso a questa strana osservazione, e ci avviamo verso Campos Belos, dove dovremmo incrociare la BR. Dopo alcuni chilometri asfaltati, la strada diventa “bianca”. Intuiamo il senso della domanda. Scendiamo, su una mulattiera che è quasi un sentiero di montagna, per interminabili chilometri, a passo d’uomo. Il paesaggio cambia, ancora una volta, all’improvviso, lasciando spazio ad uno scenario post-atomico. La vegetazione lussureggiante della sierra è solo un ricordo, il semiarido avanza impietoso. I colori cambiano, dal verde si passa al rosso fuoco. Incrociamo un tizio a cavallo, con un sigaro in bocca, che sale in direzione opposta. Potrebbe essere un miraggio, ma risponde al nostro saluto. Quanto manca a Campos Belos? È bem pertinho (è vicino). La Gol avanza temeraria, lasciandosi alle spalle pietre e polvere. Il concetto di vicinanza, in Brasile, è davvero relativo. D’altronde, in un paese che è quasi un continente, non potrebbe essere altrimenti. Supponiamo che il tizio a cavallo arrivasse da Rio de Janeiro, perché, di Campos Belos, per ora, nessuna traccia. Proseguiamo, incontrando sulla nostra strada alcune casupole, dalle quali i pochi oriundi ci osservano curiosi. Probabilmente di auto se ne vedono poche, da queste parti. Con dentro stranieri arrostiti, poi, pochissime. Ancora mezzora e la strada spiana, siamo scesi dalla sierra. Campos Belos è davvero un nome di fantasia: quattro case attraversate da una lingua d’asfalto. Il caldo è insopportabile. D’altronde, siamo nel sertao. Ancora quaranta chilometri sulla BR, dove la Gol si sfoga un po’, e giungiamo a Canindé. La città è una sorta di Assisi brasiliana, con il santuario francescano più importante delle americhe. È meta di pellegrinaggi da tutto il Brasile e oltre, e la sua tradizione è tanto radicata da queste parti che non pochi cearensi affermano serenamente che S.Francesco è nato a Canindé. Visitiamo la basilica, ma i nostri occhi europei proprio non riescono a coglierne la bellezza. La statua di San Francesco enorme, coloratissima, che domina la città, poi, è un pugno negli occhi. Per il rientro, ci affidiamo ancora a Mr Google. Tre ore di auto, circa. Al primo benzinaio chiediamo conferma, ma il tizio ci dice che la strada che vorremmo fare non è asfaltata. No, grazie. Mr Google, per piacere, si aggiorni. Arriviamo ad Aracatì che è già buio, Monica messa alla prova, durate l’ultima ora di viaggio, dai fari abbaglianti dei camion che marciavano in direzione opposta. Ci dicono che viaggiare di notte sulla BR non è il massimo. Ringrazio San Francesco da Canindé. Per chiudere in bellezza, un piatto di riso e batapà (sugo di gamberetti e non so che altro), da Sebastiao e Angela. Non c’è niente di meglio, vi assicuro."

Rete Tucum Logo

finestra-donazione

Proposta di soggiorno