Agosto ’99

Seduti sul ciglio dell’asfalto attendiamo un combi per Tremembè. Quando passa?
Passa.
Ogni tanto ne passa uno.

Qui in Brasile, soprattutto fuori dalle grosse vie di comunicazione, è così, non bisogna avere fretta. Ormai ci siamo adeguati ai ritmi brasiliani, alle volte l’attesa è anche piacevole perché ti permette di  incontrare persone, di conoscere gli uomini e le donne di qui, gente calda, anche curiosa, che ti racconta di sé e che scambia volentieri due chiacchiere con uno straniero.Conosciamo Sebastiao, un ragazzo di un paese vicino che sta andando a Icapuí. Sono le 9,30 del mattino e il sole picchia sulle nostre teste. Il combi non arriva, fermo quello che credo essere un combi e chiamo Sebastiao e gli altri. E’ un tecnico dei telefoni, ci carica lo stesso sul furgoncino. Ci accomodiamo in 4, tra fili, prese e cornette.Ci fermiamo ad aggiustare qualche telefono lungo la strada. Parliamo del Brasile, dell’Italia, dei telefoni, degli stipendi di chi lavora nella telefonia.Ci lascia in piazza a Icapuì, non vuole nulla, ci augura una buona permanenza. Davanti alla chiesa di Icapuì mi chiedo ad alta voce se quella sia la chiesa di Padre Lopez, il padre che sta seguendo il progetto della casa di Tremembè. Sebastiao stupito mi chiede se lo conosco, lui lo conosce bene, dice che è il suo padrino e che lui suona in chiesa. Ci dà una mano a cercare un mezzo di trasporto per arrivare alla casa. Scegliamo due moto-taxi con rispettivi conducenti e saliamo con i nostri grossi zaini. L’arrivo alla pousada Tremembé è quindi piuttosto insolito, ma affascinante.Ci godiamo lo stupendo paesaggio che porta al paese di Tremembé attraverso una strada sterrata sabbiosa: chilometri di palme di cocco sull’oceano all’orizzonte, case isolate, bambini che vanno a scuola …La guida sulla sabbia mi fa stare con il fiato sospeso, con il peso dello zaino temo di far perdere l’equilibrio al bravo motociclista.Alla pousada ci arriviamo dalla spiaggia, nessuna strada arriva qui. E’ bellissimo.Qui troviamo Armando e Cesar ad aspettarci. Cesar ci mostra la nostra stanza e mentre ci rinfreschiamo un po’ ci prepara del pesce.L’ha comprato dai pescatori del paese stamattina, la pesca è l’attività più comune in questa zona.Si pesca a bordo delle "jangadas", zattere di legno munite di un albero a vela molto alto. Cesar è gentile e premuroso. Armando ci racconta un po’ la storia di questa casa. Scopriamo di essere, assieme ad Ettore di Trento, i primi turisti italiani.L’atmosfera è familiare, ci sentiamo subito a nostro agio. Cesar è molto simpatico, ci ricorda un po’ Massimo Troisi.Dimentichiamo in fretta la tensione che si vive nelle grandi città, sempre attenti a tutto e a tutti; la precarietà e la vita sulla strada generano furti e violenza a cui il viaggiatore difficilmente rimane estraneo. A Tremembé ci possiamo godere un Brasile diverso, fatto di mare, sole, spiagge, passeggiate a cavallo, tartarughe marine che rimangono incagliate al mattino con la bassa marea e di chiacchierate con la gente, incontri, scambi, giochi con i bambini…Pochi giorni bastano perché la gente ci saluti per la strada. Partecipiamo persino all’assemblea di programmazione per l’anno 2000 della comunità di Tremembè alla quale sono presenti il sindaco e alcuni assessori del paese.Veniamo coinvolti anche negli incontri che riguardano la pousada. E’ un esperienza interessante, ci entusiasmiamo per la riuscita di questo progetto e con Armando e Cesar ci lasciamo coinvolgere in idee e progetti futuri. Facciamo amicizia con Fabiana, i suoi figli, con il vecchio Luis, con la piccola Deborah e con Laurinha, "Quando arriva lei inizia il teatro" dice Armando, che nei fine settimana riempie la casa della sua allegria.. L’ultima sera è un po’ triste, non sappiamo se ritorneremo a Tremembè, davanti ad una tovaglia a quadri rossi e bianchi, mentre insieme sorseggiamo la nostra ultima caipirinha, scattiamo l’ultima foto ricordo.Al mattino ci salutiamo con il sole che sorge sull’oceano, una bandiera rossa dovrebbe indicare all’autista del combi di suonare il clacson e fermarsi.E’ un idea di Armando che sta cercando di introdurre piccoli frammenti di razionalità tra tanta spensieratezza e casualità. Laura quasi tutti i lunedì attende a volte anche per un’ora l’arrivo di questo furgoncino che la conduce con la bimba ad Icapuí, la fermata è prevista per le 6.00.Scopriamo che l’esperimento "bandiera rossa" inizia con noi questa mattina e questa cosa non ci fa stare molto tranquilli, tanto che alle 6,20 ci ritroviamo tutti fuori sulla spiaggia ad aspettare il combi che… "puntualmente" arriva alle 6,45. Elena

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