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Sono stata alla Pousada Tremembè dal 10 al 30 agosto del 2019, un periodo di tempo purtroppo non tanto lungo che mi ha però dato l'opportunità di scoprire una realtà molto diversa eppure simbolicamente molto vicina alla mia. Al di là delle cose che ho fatto e dei luoghi che ho visitato, ciò che rimane è l'esperienza della gioia e della gratitudine. Tremembè, con i suoi silenzi pieni di vento e le sue lunghe ore assolate e solitarie, permette che il cuore di chi si prende del tempo per conoscerla in qualche modo vi metta radici.

Stare a Tremembè vuol dire avere l'occasione di fare turismo comunitario, vivere i luoghi attraverso lo sguardo di chi ci abita, per cercare di capire le contraddizioni senza giudicarle, per fermarsi ad apprezzare le differenze. Grazie a Fatinha e Magela, Aparecida e Padre Lopes ho avuto modo di visitare Aracati, il Centro Pedregal, il Coquerinho e alcune realtà associative locali che si occupano di tutela dell'ambiente e di progetti educativi con i bambini. Sono entrata nelle case di queste persone, ho visto di cosa si occupano e quanto fanno ogni giorno, con silenziosa dedizione, per la costruzione di una società più giusta, operando in territori segnati da profonda deprivazione materiale e culturale e tanto ricchi di umanità.

Tornata dal Brasile, un conoscente che lì ha vissuto mi ha detto questa frase: "il Brasile ti mette davanti alla tua incapacità di accettare un dono". Credo sia una incapacità tipicamente europea, frutto di una mentalità basata sul do ut des, che stride, e anche molto fortemente, con quella apertura e con quella fiducia verso il prossimo che si sperimentano non appena si mette piede in Brasile. La mia esperienza brasiliana, che definirei dunque di "accettazione del dono", non sarebbe stata possibile senza gli allora due gestori della Pousada, Ailton e Leon, e senza Lucilene e Adriano, una madre e suo figlio, che si occupavano della pulizia e della manutenzione della struttura, con i quali ho condiviso le mie giornate. Con queste persone, che non avevo mai visto prima, si è creata sin dal primo momento una sintonia molto forte. E' stato fondamentalmente grazie a loro se io, come tutti i turisti che in quei giorni sono passati da Tremembè, sono riuscita a sentirmi a casa, in famiglia.

Alla Pousada le giornate trascorrevano molto lentamente, facevamo colazione, pranzavamo e cenavamo tutti insieme. Abbiamo condiviso la quotidianità e questo ci ha dato la possibilità di dedicarci reciprocamente del tempo, per conoscerci, per parlare (nonostante il mio portoghese traballante), per ascoltarci. Tantissime volte, stando insieme, abbiamo letto l'uno nel volto dell'altro lo stupore nel constatare che le nostre vite apparentemente agli antipodi non lo erano poi così tanto, e che le nostre gioie e i nostri dolori erano in fondo gli stessi. Ed è stato esattamente questo a fare la differenza e a rendere il mio viaggio diverso da tutti gli altri modi in cui avrei potuto scoprire il Brasile. Affetto, attenzione e cura che generano gratitudine e apertura al prossimo. Tremembè è stata per me tutto questo e spero di cuore possa esserlo per chiunque decida di andarci.

Claudia, 30/08/19

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